Avrebbe preso parte a molti summit, in cui si incontravano gli esponenti delle tre mafie in Lombardia, Gioacchino Amico, il presunto boss del “sistema mafioso lombardo” che ha deciso di pentirsi, come altri imputati dell’inchiesta “Hydra” della Dda di Milano. Una nuova collaborazione nel maxi procedimento che è venuta a galla oggi nella prima udienza del processo del filone ordinario sulla presunta alleanza tra i clan, all’ombra, come ricostruito dalle indagini, degli affari di Matteo Messina Denaro, il capo dei capi di Cosa Nostra morto nel 2023.
In particolare, Amico – secondo la ricostruzione nell’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo e del procuratore Marcello Viola con i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane – sarebbe stato al vertice del “gruppo Senese”, ossia collegato alla “omonima famiglia” attiva a Roma con a capo Michele Senese (non imputato a Milano), legata alla camorra napoletana. Amico, 40 anni, come emerso sempre dalla prima udienza, ha cambiato avvocato di recente, proprio per la collaborazione iniziata col primo verbale del 3 febbraio, e ora è assistito dall’avvocata Adriana Fiormonti, che difende altri noti pentiti, come ad esempio l’ex capo ultrà interista Andrea Beretta.
Tra l’altro, anche un’altra imputata nel maxi processo, Federica Buccafusca, ha cambiato legale ed è difesa ora da Manfredo Fiormonti e pare che anche lei, compagna di Amico, sia entrata nel programma di protezione. Nel procedimento hanno già collaborato con gli inquirenti anche William Alfonso Cerbo, detto “Scarface”, che è stato “collettore economico a Milano del clan Mazzei di Catania”.
E poi Saverio Pintaudi della cosca della ‘ndrangheta Iamonte e Francesco Bellusci, 38 anni, parte di uno dei clan del cosiddetto “consorzio”, ossia la “locale di Legnano-Lonate Pozzolo”, tra Milano e Varese.
