di Fulvio D’Ascola* – Domenica pomeriggio, il rituale laico appassiona milioni di persone, ci sono i tifosi, chi tentano la fortuna con 1 X 2 segnati su una schedina e c’è chi canta canzoni “Perché, perché, la domenica mi lasci sempre sola a vedere la partita di pallone, perché…”. La partita di pallone cantata da Rita Pavone si diffonde dalla radio e scorrono gli anni con le voci di “Tutto il calcio minuto per minuto” e le immagini televisive di “90’ minuto”, con gli spezzoni di partite ed i vari giornalisti collegati dagli stadi delle squadre di serie A.
Il calcio diventa come la comunicazione rituale di Durkheim, in cui esiste il legame tra la gente che nasce dalla simbologia, dai canti e cori, da bandiere, slogan e ultras nei campionari di serie A, B e C .Anni settanta, il tempo scorre nelle nostre latitudini ed iniziano a stagliarsi figure che adesso appaiono romantiche e lontani anni luce dalla fruizione televisiva cinque giorni su sette.La Reggina della serie B con il presidente Granillo, il portiere Iacoboni record man di imbattibilità con 1088 minuti di porta inviolata. La società italiana cambia, i Moti di Reggio Calabria, gli anni di piombo, le stragi di Stato, gli anni ottanta e l’edonismo reganiano e la frantumazione ideologica dalla piazza allo stadio. Il tramonto dell’ideologia è sostituito dall’ideologia Ultras, dai riti settimanali e dalla coreografia domenicale allo stadio.Attori in scena che scambiano ruoli e scenari.Tutto scorre e lo sport ed il calcio cambiano pelle, arrivano gli stranieri che possono essere ingaggiati dalle squadre, gli stadi sono pieni.Nella nostra storia sportiva la Reggina conquista la serie A ed inizia la lunga era del presidente Foti, del ds Martino, del dott. Iacopino e di altri dirigenti che riescono a compiere il miracolo di mantenere la squadra per tanti anni nella massima serie nazionale. Chiamiamole sinergie, con il gotha del calcio di inizio secolo 2000 , Moggi,Giraudo e Galliani, Juventus e Milan e feste finali nell’ultima partita di campionato per la salvezza raggiunta. Il brand Reggina arriva in Giappone con l’acquisto di Nakamura, la squadra effettua tournee estere e gioca amichevoli di prestigio contro il Real Madrid.
Le penalizzazioni e la risalita, l’epopea Mazzarri e le “strategie” di Foti, ed il calcio che consuma gli ultimi sprazzi di umanità e di imprenditoria locale.Reggio al centro della cronaca nazionale, basket, calcio, pallavolo in serie A, estati di intrattenimento con migliaia di persone all’Arena Ciccio Franco con RTL. La città è indirettamente rappresentata ai vertici del calcio europeo da Gianni Infantino, presidente UEFA, a cui il sindaco dell’epoca Giuseppe Scopelliti conferisce il Sangiorgino d’Oro, quando tale riconoscimento rappresenta un reale valore etico.La tecnologia e le pay tv invadono il campo, il calcio vive una grande crisi economica, latitano i presidenti e gli imprenditori che vogliono investire, soltanto Berlusconi per motivi economico politici riesce a costruire squadre vincenti con il suo Milan.
Iniziano a delinearsi le prime figure border line, Calisto Tanzi ed il crac Parmalat, Cragnotti alla Lazio, Vittorio Cecchi Gori ed in seguito Della Valle a Firenze, Antonio Sibilia ad Avellino arrestato in un maxi blitz contro la Camorra.Sulla riva dello Stretto, un uomo solo al comando viene sconfitto da un calcio cambiato, con i prodromi di una sottile linea di demarcazione tra investimenti e visibilità, che si evidenzia sulla pay tv un nuovo mondo di fruizione.Si sgretola la liturgia dei numeri delle maglie che identificano ruoli e posizione in campo, si allunga l’agenda dei giorni del calendario calcistico, non si gioca solo la domenica, ma per esigenze televisive dal venerdi al lunedi con orari differenti, addirittura alle ore 12 per permettere la visione negli stati asiatici.
Il nuovo secolo ci accoglie con decenni di cambiamenti e management aziendali, progettazioni al limite della legalità negli investimenti nel mondo calcistico, con fatturazioni fittizie nel calcio dilettante e bilanci gonfiati da plusvalenze tra i professionisti. L’economia globale investe e ricicla i denari, inventandosi fondi di investimento, fallimenti pilotati, soltanto gli arabi in Inghilterra creano business ed in Italia labili management creano zone d’ombra finanziaria e sportiva che porta alla ribalta personaggi come Ferrero presidente della Sampdoria od altri attori in scena della peggior specie da avanspettacolo. Ed a Reggio cosa accade?Tutto si risolve con un uomo solo al comando Lillo Foti, memore di vittorie precedenti, quasi come rendite di posizione, memore di grandi operazioni di mercato e plusvalenze notevoli, vedi la vendita di Cirillo all’Inter o di Rolando Bianchi al Manchester City, magie irripetibili che portano al buio di una gestione che crea la discesa dalla serie A fino al fallimento societario.
E’ buio, buio nello sport, buio nella città degli ultimi decenni, dove si perdono posizioni di prestigio, la Viola Basket è in perenne declino ed anche la Pallavolo vive lo stesso destino.La politica locale, impreparata e senza conoscenze reali di programmazione politico sociale, testimonia il baratro del mondo sportivo, impianti chiusi, inaugurazione mediatica ed incompleta del campo di calcio di Ciccarello e lavori in corso nello scempio del Campo Coni di Modena, dove per tanti anni non possono svolgersi allenamenti di Atletica Leggera. Reggio Calabria viene decretata città all’ultimo posto nella classifica di vivibilità de “Il sole 24 ore” e inaugurazioni di playground e spazi sportivi realizzati grazie ai Fondi Europei, sono passerelle mediatiche di un calcio morente.
La Reggina riparte dalla serie D e diventa come un tram su cui salire per acquisire notorietà digitale.Arrivano imprenditori locali, che amano la squadra amaranto, abili nelle pubbliche relazioni e nella retorica comunicativa, ma che non hanno le capacità economiche e manageriali per programmare anni di risalita nelle serie professionistiche.
Tutto cambia sul filo del rasoio dell’ennesimo fallimento ed arriva il “salvatore della patria”, quasi come un bulletto di periferia, esuberanza romanesca , personaggio da serie tv, con scorta di quattro guardie del corpo, attorniato da improbabili donne fashion team manager, culto della personalità con immagine su un pullman ex Acotral – azienda di trasporto pubblico romana- e simbolo della Reggina tatuato sulla pelle. Riesce a creare entusiasmo in città, conferenze ai tempi del Covid con mega crocefisso alle spalle, nella sede della sua società, anelli e bracciali, atteggiamenti guasconi che sono a metà tra il Conte Tacchia e il Marchese del Grillo.
Il sindaco cittadino gli conferisce il Sangiorgino d’Oro, mai rinnegato e finito negli annali delle personalità – lui arrestato – che hanno dato lustro alla città. Nonostante le sue problematiche professionali, conclusesi con arresto per avere distratto fondi Inps, Inail ed Irpef dei lavoratori gestiti dalle sue società di erogazione e consulenza lavoro, riesce ad entrare nel cuore della gente, perché crede nel progetto Reggina per farla arrivare in A e poi rivenderla. Fa arrivare a Reggio calciatori come Menez e cade sulla programmazione la spada del Covid che annulla gli incassi, ma lascia la Reggina in serie B.
Arresto da parte della Guardia di Finanza per autoriciclaggio, la Reggina pero’ è esclusa dalle sue responsabilità penali ed arriva il cambiamento societario. Come una serie Tv, la storia amaranto deve vivere ancora il suo epilogo.Arriva da Lamezia Terme, con sorriso sornione un giovane manager già proprietario della Vigor Lamezia che milita tra i dilettanti in Eccellenza. Il finale della storia è da colossal hollywoodiano, il rampante manager lametino di società quotate in borsa da call center a “Meglio Questo”, usa la testa d’ariete della legalità di un ex prefetto ed arbitro che con entusiasmo accetta la “parte” di paladino per non ripetere gli errori del romano “bordeline” già arrestato.
Rinasce l’entusiasmo, il noleggio di uno yacht e l’ingaggio di Pippo Inzaghi ed un calcio mercato di grande intensità, sembra il preludio di una stagione da sogno. Per qualche mese è tutto bellissimo, squadra ai primi posti in serie B, poi come sempre la storia si ripete, da gennaio problemi societari, richiesta di milioni di debiti rateizzati con il fisco, la squadra fa quadrato su gruppo e allenatore e conquista i play off per la serie A. Non riesce a superarli, ma esplode la bomba titoli di credito fasulli e mancati versamenti per iscrizione campionato.
Buio, fallimento, si riparte.Serie D, dilettanti e nuovi attori in scena, travestiti da vecchi viandanti, giochi politici, Reggio non merita tutto questo e passano due anni ed arriva il terzo tra i dilettanti. La città langue nelle passerelle mediatiche del nulla, il pallone è bucato nel calcio che non c’è più, non amiamo vedere giocatori bolsiti in operazioni nostalgia.Il Mito calcistico è un ideale ed è meglio declamare l’ideologico “Il futuro appartiene a noi” per riprenderci i veri valori dello sport.
*Sociologo