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Blitz a Gioia Tauro, il procuratore Borrelli: “Trovato vero e proprio arsenale: 25 fucili, 17 kalashnikov e 4 pistole mitragliatrici. Verosimile che le armi siano state passate tra varie cosche”

“Si tratta di un vero e proprio arsenale. Come armi da guerra sono stati sequestrati 25 fucili, di cui 17 kalashnikov e 4 pistole mitragliatrici. Come armi comuni da sparo, 8 fucili e 6 pistole. E come armi clandestine 9 fucili, 6 pistole, 70 munizioni, 7 bombe a mano e 600 grammi di tritolo”.

Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, nel corso della conferenza stampa sul blitz della Guardia di finanza che ha portato all’arresto di tre persone, una delle quali ritenuta vicina alla cosca Molé di Gioia Tauro. “Riteniamo verosimile – ha aggiunto Borrelli – che queste armi possano essere state oggetto anche di passaggi tra varie cosche. A prescindere da questa considerazione, è evidente che il numero e la micidialità delle armi rinvenute era tale da costituire un arsenale a disposizione, evidentemente, di enti criminali che potessero essere alleati tra di loro”. Come ha spiegato il colonnello Vincenzo Ciccarelli, comandante del Nucleo Pef, “dall’esame si evince che sono armi di provenienza balcanica e sono state utilizzate nelle guerre della ex Jugoslavia. Questo ci fa pensare a un sistema criminale integrato che vede le organizzazioni criminali locali interloquire e avere rapporti direttamente con organizzazioni criminali balcaniche o dell’est Europa”. Gli elementi dell’indagine, secondo il sostituto procuratore Lucia Spirito, hanno consentito alla Dda di ritenere che “l’arsenale non fosse di proprietà dei tre arrestati, ma che quelle armi fossero detenute nell’interesse e per conto di quella cosca Molé”.

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