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Welfare in Calabria, Osservatorio regionale sulle nuove povertà: “Mai più fondi persi, oltre il Commissariamento serve una riforma strutturale”

La gestione delle politiche sociali in Calabria attraversa una fase cruciale.
Sappiamo da tempo che iesiste il peggior Welfare d’Italia e la sanità è in perenne ambasce, commissariata da 16 anni, anche se migliorano lievemente i dati su povertà e asili nido.
Dopo la denuncia sulla perdita di 82 milioni di euro, nel recente passato, a causa di cronici ritardi amministrativi e difficoltà di rendicontazione degli Ambiti Territoriali (ATS), l’Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà, per voce di Antonio Belmonte, traccia la rotta per evitare che i diritti di disabili, anziani e famiglie fragili vengano calpestati dalla burocrazia.
«​Il commissariamento attivato dall’assessore Pasqualina Straface è una medicina amara ma necessaria per sbloccare l’inerzia dei comuni capofila – dichiara Belmonte -. Tuttavia, non può essere l’unica soluzione. Per trasformare il welfare da spesa burocratica a investimento sociale, servono riforme strutturali e strumenti moderni».
​L’Osservatorio propone un piano d’azione in cinque punti:
1. ​Task Force Regionale: esperti in rendicontazione inviati negli ATS per affiancare e formare il personale locale.
2. ​Piattaforma Digitale con “Alert”: un monitoraggio in tempo reale che faccia scattare controlli automatici dopo 90 giorni di inattività.
3. ​Co-progettazione: rafforzare il legame con il Terzo Settore, le Associazioni e le Cooperative sin dalla fase di pianificazione.
4. ​Premialità di Bilancio: incentivi economici per gli enti virtuosi che spendono bene e nei tempi.
5. ​Anagrafe Regionale Online: uno strumento di trasparenza totale dove ogni cittadino può controllare come vengono impiegati i fondi per la disabilità e il sociale.
​«Noi eserciteremo una pressione sociale sana – conclude, infine, Belmonte -. L’obiettivo è obbligare i politici locali a correre. Non permetteremo più che risorse vitali tornino indietro mentre il territorio soffre. È una sfida di civiltà che non possiamo perdere».
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