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Secondo gli scienziati la faglia siculo-calabrese si solleva più quanto stimato

La Calabria meridionale starebbe sperimentando un sollevamento del territorio a ritmi decisamente più rapidi rispetto a quelli ipotizzati finora dalla comunità scientifica. Le nuove stime indicano infatti una velocità da cinque a dieci volte superiore rispetto alle valutazioni precedenti. È quanto emerge da una ricerca realizzata da un gruppo di studiosi dell’Università dell’Oregon e pubblicata sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment.

Lo studio, coordinato dalla ricercatrice Becky Dorsey, ha preso in esame alcune formazioni geologiche dell’area calabrese, concentrandosi in particolare sui depositi sabbiosi associati alle antiche terrazze marine. Gli scienziati hanno raccolto campioni a quote che raggiungono i mille metri sul livello del mare, riuscendo ad applicare la tecnica della datazione a luminescenza, considerata fino a oggi poco praticabile in contesti situati a queste altitudini.

Il punto di partenza dell’indagine è stato il sospetto che le terrazze marine presenti nelle zone più elevate fossero molto più recenti rispetto alla datazione convenzionale, che le collocava a circa un milione di anni fa. Le analisi hanno confermato questa ipotesi, restituendo un quadro temporale sensibilmente diverso da quello precedentemente accreditato.

Le evidenze raccolte suggeriscono, in particolare, che il rapido innalzamento della Calabria meridionale possa essere collegato a un processo di lacerazione della placca ionica in profondità, proprio al di sotto del territorio regionale. Una conclusione che mette in discussione le interpretazioni geologiche finora prevalenti per spiegare l’evoluzione delle terrazze marine e il progressivo sollevamento della regione.

Le implicazioni della scoperta non riguardano soltanto la ricostruzione della storia geologica del Mediterraneo. Una conoscenza più approfondita dei meccanismi attraverso i quali la placca ionica si sta staccando potrebbe infatti contribuire a rendere più accurati i modelli utilizzati per valutare la pericolosità sismica. Gli effetti della ricerca potrebbero estendersi anche ad altre aree del mondo caratterizzate da intensa attività tettonica, tra cui la zona di subduzione di Cascadia, lungo la costa pacifica nord-occidentale del continente americano.

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