Prosegue il dibattito sulle nuove indicazioni nazionali per il curricolo dei licei, al centro di un acceso confronto. Alcuni docenti dell’università di Bologna hanno lanciato una petizione per promuovere una discussione collettiva sulle linee guida del ministro Valditara riguardanti i programmi di filosofia. Gli autori della petizione definiscono temeraria l’esclusione di pensatori classici della tradizione razionalista e materialista, ritenuti invece fondamentali per lo studio critico del XX secolo e del mondo contemporaneo.
Proprio mentre si innescava la polemica sull’esclusione di Marx dallo studio della filosofia, per una straordinaria coincidenza, venivano alla luce le riflessioni filosofiche di Paolino Mongiardo, saggista calabrese scomparso nel 2024, che nel suo saggio postumo fa una rivalutazione critica della figura di Marx.
La rivalutazione critica di Karl Marx proposta dal saggista calabrese Paolino Mongiardo (1933–2024) riscopre Marx come filosofo puro, superando le ideologie del ‘900 per focalizzarsi sull’individuo concreto e sulla difesa della centralità dell’essere umano nella comunità.
La lettura di Mongiardo si articola su tre punti cardine. L’individuo nella socialità reale: Mongiardo rifiuta l’idea di un individuo subordinato a una “Idea” dialettica assoluta della storia. “Un individuo – scrive il dirigente scolastico Ferdinando Rotolo nella prefazione del libro postumo di Paolino Mongiardo “Riflessioni filosofiche”- che è ben ancorato nella socialità della vita reale, nelle dinamiche della comunità e non è, né guidato da una Idea che lo riduce ad uno strumento della dialettica della storia, né immerso in una sorta di libertà assoluta, che assomiglia più ad un mare aperto in cui egli, avendo smarrito la rotta, non sa quale direzione prendere”; il valore della filosofia marxiana: Mongiardo evidenzia come Marx non sia solo un sociologo o un economista, ma un vero filosofo che ha saputo indagare la realtà materiale; la difesa dalle critiche sulle classi sociali: Mongiardo respinge l’accusa rivolta a Marx di aver ignorato o sottostimato le classi intermedie. Nel pensiero di Marx, i ceti medi e il sottoproletariato assumono una precisa e necessaria funzione all’interno della struttura sociale.
Questa analisi filosofica e sociologica mira a restituire dignità e spessore al pensiero marxiano, dimostrando l’inconsistenza di alcune letture riduttive contemporanee.
Paolino Mongiardo, con riflessioni di sorprendente attualità, si adopera a dimostrare che nel marxismo, “l’individuo, come soggetto spirituale che agisce e che pensa- scrive Rotolo- trova la sua espressione autentica e non viene ridotto a ‘cosa’, come invece avviene nella società capitalistica (e tardo-capitalistica), in cui ogni individuo è, potenzialmente, declassato al rango di merce o di cosa e in cui sempre minori appaiono gli spazi dell’esistenza umana che risultino ancora preservati dalle ferree logiche del mercato globale. E parallelamente, il prof. Mongiardo si adopera, in modo lodevole, a dimostrare che Marx non fu solo un sociologo o un economista, ma un vero e proprio filosofo integrale, che non intendeva limitarsi a descrivere uno stato di cose, ma intendeva fornire ai posteri gli strumenti per agire su di esso e modificarlo”.
Negli anni 60, alla Sapienza di Roma, Paolino Mongiardo iniziava a interessarsi al pensiero marxista, sotto la guida del suo professore Ugo Spirito, che lo esortava a sviluppare le sue originali intuizioni filosofiche, arrivando a dimostrare come Marx sia stato un vero filosofo con la effe maiuscola, e non un pensatore secondario, prestato all’economia e alle scienze sociali. “Così, l’economista, il sociologo, il politico, per esempio – scrive Mongiardo – se lo sono diviso un po’ per uno, senza chiedersi se non fossero piuttosto i metodi delle loro scienze dei metodi empirici, descrittivi e classificatori e non dei metodi filosofici. Perciò io credo che un pensatore come Marx sia un filosofo integrale e che sia prima di tutto filosofo. Infatti il suo pensiero non aveva per scopo di descrivere semplicemente uno stato reale di cose nel loro necessario svolgersi, ma più propriamente quello di teorizzare una dottrina speculativa atta a modificare quello stato di cose rivendicando l’individuo come soggetto psico-fisico intero e concreto”.
