Ieri sera sabato 30 maggio 2026 alle ore 18,45 presso la Casa della Musica con la prima dello spettacolo Urlo di Giobbe con testo di Testo di Elvira Scorsa e musiche del maestro Ferruccio Messinese si è conclusa l’edizione 2026 di Primavera in Musica rassegna che si è articolata in 8 appuntamenti che hanno registrato una significativa partecipazione di pubblico. L’iniziativa, realizzata da AMA Calabria con la collaborazione della locale amministrazione comunale e dell’Associazione Paolo Ragone e il sostegno del Ministero della Cultura Direzione Generale Spettacolo, dell’assessorato Regionale alla Cultura e della città metropolitana di Reggio Calabria. Assai significativa la scelta di concludere con uno spettacolo multidisciplinare superbamente interpretato da Elvira Scorza, Pierpaolo Bonaccurso e Ferruccio Messinese.
C’è un uomo che urla, nel deserto di una vita che ha perduto il senso che la governava, e questo Urlo attraversa i secoli e le letterature: è la domanda sul perché il male che rompe le orecchie di chi nella fede cerca di trovare tutte le risposte, scavando le coscienze di secoli e secoli di studi biblici che, pur nella restituzione della complessità di Giobbe, lasciano aperta la piaga del dolore innocente. Ma questo Urlo partito da Giobbe non si è spento; questa domanda sul perché il male colpisca l’innocente ha attraversato la letteratura mondiale; la ritroviamo nel prologo del Faust di Goethe, nella melliflua presenza del dubbio che insidia la monolitica certezza di Dio Padre e della sua alleanza con il servo Giobbe; risuona nelle domande crude e nella perdita di fiducia nell’armonia celeste che Ivan Karamazov rivolge al giovane Alëša; rimbomba nel rifiuto del castigo e nella ferita del mistero che attraversa la fede di Padre Paneloux nella Peste di Camus – peste, malattia che corrompe e porta a una morte lenta e dolorosa, come la pelle scarnificata dal prurito che Giobbe soffre nel suo martirio – lo stesso Urlo conduce l’Amleto di Laforgue a confrontarsi con l’insensatezza della vita, si frantuma nelle invettive delle donne raccolte nelle Benedizioni di Baudelaire e porta alla dannazione la lotta impari di Achab affannato nel possedere quel Leviatano inafferrabile, inumano, incombente e possente come la Parola di Dio. La figura di Giobbe attraversa queste opere come l’archetipo dell’uomo che, travolto dal male ingiustificato, non accetta spiegazioni preconfezionate e sfida il silenzio di Dio o dell’Universo; arriva a noi con la stessa forza assordante l’assurdità del male a cui assistiamo, portandoci a reiterare quell’Urlo solenne e divino del Figlio perduto al Padre Eterno: “Eloi, Eloi, lemà sabactàni” (Mc 15,34). Durante lo spettacolo i testi sono letti da Pierpaolo Bonaccurso ed Elvira Scorza con il commento sonoro al pianoforte di Ferruccio Messinese. Un dialogo composito, correlato, sincretico, olistico: un apparato testuale e musicale che vuole essere una goccia da distillare senza attese sulla frenesia della nostra quotidianità. Una risonanza quasi ancestrale per riportare lo spettatore a esperire la potenza di questo Urlo che ci abita da sempre e che, nel suo cercare risposta, ci ha regalato pagine di letteratura memorabili e preziose. Dopo questa bella serata che han concluso nel migliore dei modi una settimana dedicata all’arte, AMA Calabria e Associazione Ragone sono già impegnate nella programmazione di prossimi eventi.
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La prima dell’Urlo di Giobbe conclude con successo l’edizione 2026 di Primavera in musica a Laureana di Borrello
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