“Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri” - Oscar Wilde
HomeCalabriaReggio CalabriaReggio, Scordino (La Strada): "Ripensare la città non per i giovani ma...

Reggio, Scordino (La Strada): “Ripensare la città non per i giovani ma con i giovani”

“La nostra è una città che perde sempre di più i giovani, ma che ancora propone soluzioni che soluzioni non sono, ma più spesso slogan. La scuola è, ancora, per molti versi e nonostante tutto, l’ultima ancora di salvezza per molti adolescenti. Ma qual è il compito delle amministrazioni locali? Una fra tutte: si continuano a fare proposte e progetti “per” i giovani…senza i giovani. Bisogna passare dalla erogazione di servizi alla co-progettazione. È la “rivoluzione” che con La Strada proponiamo da anni e sulla quale abbiamo fondato il nostro percorso. Un giovane che non partecipa alla decisione non si sentirà mai responsabile del bene comune. Se il Comune non apre tavoli permanenti di ascolto reale (non formale), continuerà a produrre risposte a domande che i ragazzi non hanno mai posto. Chi prende l’impegno di mettersi accanto a loro, ascoltarli, prendersi cura coinvolgendoli, e dunque responsabilizzandoli, nelle decisioni che li riguardano? Da neo-consigliere comunale della mia città, ho provato a domandarmi quali sono le politiche giovanili attuate nel mio Comune. La risposta è stata: gli asili nido (scelta politica di grande valore ma che riguarda la prima infanzia). E poi? Recentemente è stato approvato e promosso il progetto DesTEENazioni che vede come destinatari 60/80 giovani reggini. Pregevolissima iniziativa sulla quale abbiamo grandi aspettative. Vedremo come sarà concretamente attuata e quali spazi offrirà alla coprogettazione e alla corresponsabilità dei giovani. Comunque, per quanto apprezzabile resta un progetto circoscritto e limitato nei numeri. Stessa considerazione per la Valutazione di Impatto Generazionale che il Comune ha adottato sulla carta, ma che, nei fatti non modifica l’esistente: per l’ennesimo anno di fila il prossimo DUP del Comune non ha visto l’ombra di partecipazione -men che meno giovanile- così come il Bilancio: atti burocratici da approvare formalmente, e basta. Ma quali sono gli spazi di aggregazione della nostra città? I luoghi in cui incontrarsi, discutere, fare iniziative culturali, suonare, leggere, vedere film, ascoltare musica, praticare sport, tutto in modo gratuito e, possibilmente, almeno in parte, autogestito? Quali sono gli spazi verdi, i parchi, i luoghi in cui vivere serenamente all’aria aperta, in contesti di grande bellezza quali quelli che potrebbe offrire la nostra città? Quello che già esiste spesso è chiuso o inagibile. I luoghi chiusi o degradati della città sono il simbolo del disinvestimento emotivo della politica verso le nuove generazioni. Quello che funziona è quasi sempre in mano ai privati e dunque non alla portata di tutti. Quello che si progetta di fare è spesso l’ennesima colata di cemento, inutili centri congressi o grattacieli stile Dubai. Se per stare insieme bisogna per forza consumare (al bar, al centro commerciale, nel campetto privato), stiamo dicendo ai giovani che il loro valore è legato alla loro capacità di spesa. Occorre rendere l’autogestione possibile. Dare le chiavi dei luoghi ai giovani, attraverso forme di Regolamento e di usi civici che nel resto d’Italia e d’Europa sono all’ordine del giorno. Nella nostra città, se non ci fosse l’associazionismo strutturato (quasi sempre non considerato, eccetto che in campagna elettorale), gli spazi e le opportunità per i giovani sarebbero davvero molto ridotte. Il rischio, anzi la possibilità più reale, è che Reggio Calabria ignori i giovani. Il nostro non è un posto per loro. Anzi, col tempo, la nostra città è destinata sempre di più a diventare una grande RSA. L’emorragia giovanile è ormai un male conclamato. Prova ne è il totale svuotamento di intere fasce di età nel dato demografico locale. Le recenti proposte portate avanti per la creazione di 1000 posti di lavoro sono solo slogan populistici, demagogici ed elettoralistici. Sembra quasi di trovarsi di fronte al berlusconismo “de noantri” e del famigerato milione di posti di lavoro: emerge chiaramente come si tratterebbe solo di lavoro precario e di brevissima durata.

Per concludere, dare le chiavi di un luogo a un giovane non è un semplice atto amministrativo: è un investimento nell’anima della città. Significa scommettere che tra le crepe di un intonaco scrostato e il disordine vitale di un’aula autogestita possa germogliare qualcosa che nessun bando pubblico potrà mai comprare: il senso di appartenenza.

Dobbiamo avere il coraggio di abitare l’incertezza, di accettare che la democrazia non è il silenzio di un’aula consiliare, ma il rumore fecondo di chi discute, sbaglia e riprova. Se Reggio vuole smettere di essere una terra da cui si fugge, una grande e silenziosa RSA affacciata sullo Stretto, deve tornare a essere il luogo in cui il “non ancora” dei nostri ragazzi trova finalmente un “qui ed ora”. Restituiamo loro la bellezza che abbiamo trascurato”.

Lo afferma il consigliere comunale de “La Strada”, Valentino Scordino.

Articoli Correlati