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Collettivi calabresi: “Un altro ciclone affonda la Calabria mentre Governo e Regione si girano dall’altra parte. La Calabria non è sacrificabile”

“Ad ogni ciclone che colpisce la Calabria la conta dei danni cresce e la nostra terra affoga, mentre la politica regionale e nazionale restano a guardare. I disastri dei cicloni Harry e Ulrike, di poche settimane fa, non sono bastati a svegliare una classe politica parassitaria e miope. Oggi, con il passaggio di Jolinda, siamo di fronte all’ennesima cronaca di una catastrofe annunciata.

Mentre il Governo trova miliardi per foraggiare la guerra, il genocidio e la speculazione delle grandi opere inutili, come il Ponte sullo Stretto, per la Calabria non ci sono che briciole. Intere comunità sono isolate da settimane; arterie vitali come la Statale 106 e la Statale 18 sono in ginocchio. Ad un mese dalla drammatica esondazione del Crati, non un solo cantiere di messa in sicurezza è stato aperto. La notte dei calabresi è tornata ad essere fatta di ansia e fango, mentre per l’agenda politica le priorità erano altre.

Il nuovo ciclone, in queste ore, sta colpendo duramente lo Jonio cosentino. Il fiume Trionto e il torrente Fiumarella sono esondati, travolgendo Mirto Crosia, allagando case e costringendo decine di famiglie a un’evacuazione disperata. Una frana imponente è venuta giù nei pressi del centro storico, l’agricoltura è in ginocchio in tutta la Regione e numerose attività ed eventi sono stati devastati dai fenomeni metereologici estremi.

Gravissima anche la situazione nella Vallata dello Stilaro, nel reggino. La fiumara Allaro è straripata isolando parte di Caulonia. A Stilo una frana ha invaso il centro storico, arrivando a ridosso delle case, bloccando le persone e spezzando la viabilità. Interi quartieri restano isolati.

Poteva essere una strage, è solo per un caso che oggi non piangiamo morti.

Non possiamo più accettare che la crisi climatica venga trattata come un’emergenza imprevedibile. È una condizione strutturale del collasso capitalista che divora i territori. I ristori sono solo elemosina, non la soluzione al problema. Lo diciamo chiaramente: non bastano interventi riparatori ex-post, serve un Piano Straordinario di Messa in Sicurezza immediato!

La crisi climatica viene affrontata solo come transizione ecologica. Vogliono trasformare la Calabria in una colonia estrattiva per le rinnovabili, distruggendo il paesaggio per produrre ed esportare energia altrove, lasciando a noi solo il fango e la miseria. Mentre i e le calabresi pagano bollette salatissime e consumano meno energia di quella che viene prodotta nella nostra terra, aziende come la A2A fanno profitti mostruosi grazie a leggi risalenti addirittura a 40 anni fa. Una transizione ecologica del genere non è nell’interesse delle persone che abitano i territori, ma solo nell’interesse di padroni e multinazionali.

Non resteremo a guardare mentre la nostra terra affoga, è arrivato il momento di alzare la testa e lottare per la difesa dei nostri territori e delle nostre comunità!”.

Così in una nota le associazioni:

La Base – Cosenza

No Ponte Calabria

csc Nuvola Rossa – Villa San Giovanni

Colpo – Paola

Addùnati

Equosud

Coordinamento Spontaneo della Locride per la Palestina

Le Lampare Basso Jonio cosentino

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