“La tragedia di Cutro non è stata un incidente, ma l’esito della sovrapposizione di norme becere su un impianto di regole del soccorso che é straordinario. Alcuni eventi diventano inevitabili quando si mettono in moto meccanismi pericolosi”.
É il grido d’allarme lanciato dall’ammiraglio in congedo Vittorio Alessandro, ex comandante generale delle Capitanerie di porto, parlando con i giornalisti a Crotone a margine di un incontro in occasione del secondo anniversario del naufragio del barcone carico di migranti a “Steccato” di Cutro. “Ci sono voluti anni di duro lavoro e tanto sangue – ha aggiunto l’ammiraglio Alessandro – per scrivere le norme internazionali sulle procedure del soccorso in mare. Alcune sono straordinarie, ma basta poco, com’é accaduto due anni fa a Cutro, per bloccare il motore. Prima si usciva sempre e in tutte le condizioni. Ora, invece, il funzionario di turno deve chiedersi se ci sono le condizioni per uscire, se ne vale la pena o se è meglio aspettare. E’ accaduto pochi giorni fa anche nel canale di Sicilia, dove una barca con 24 persone a bordo ha dovuto attendere 14 ore per essere soccorsa perché si trovava in acque maltesi e non italiane. Mettiamo allora insieme i tanti episodi simili a Cutro e poi guardiamoci negli occhi: le persone, a prescindere, vanno salvate o no?”.