“Quattro giovani uomini sono morti e l’Italia intera dovrebbe interrogarsi su come sia stato possibile arrivare a questo punto. Perché non siamo davanti a una semplice notizia di cronaca. Siamo davanti a una vicenda che scuote le coscienze, ferisce l’immagine del Paese e impone una riflessione profonda sul valore che attribuiamo al lavoro, alla dignità umana e al rispetto dei diritti fondamentali.
Non è il momento della polemica politica. Non è il momento delle divisioni ideologiche. È il momento della responsabilità. L’Italia esce profondamente ferita nell’immagine e nella credibilità. Mai avremmo pensato di assistere a una barbarie di questo genere. Non stiamo parlando soltanto di sfruttamento del lavoro. Stiamo parlando di esseri umani che vivevano in condizioni di estrema precarietà, stipati in appartamenti verso cui si rendono necessari controlli serrati da parte degli organismi preposti, privati della dignità che ogni persona merita. Ed è quanto oggi ho voluto ribadire in Aula nel corso del mio intervento. Non stiamo parlando di lavoratori sottopagati cinque euro all’ora. Qui emerge qualcosa di ancora più grave: persone che, secondo le accuse, non venivano nemmeno retribuite e che sarebbero state colpite per aver rivendicato diritti elementari.
Se queste circostanze saranno confermate dalle indagini e dall’accertamento della magistratura, ci troveremmo davanti a una violenza intollerabile che non appartiene alla cultura del lavoro italiana e che deve essere condannata senza esitazioni. Ma proprio perché siamo davanti a una tragedia così grave, dobbiamo evitare che il dolore venga trasformato in terreno di scontro politico. La risposta deve essere comune. Deve coinvolgere istituzioni, forze sociali, imprese, sindacati e tutti coloro che hanno responsabilità pubbliche.
Il Governo guidato da Giorgia Meloni ha già intrapreso un percorso importante nel contrasto al caporalato e allo sfruttamento della manodopera, rafforzando i controlli e introducendo strumenti che responsabilizzano maggiormente le aziende. È una strada che va perseguita con determinazione. Chi sfrutta il lavoro non può ricevere sostegno pubblico. Chi viola le regole deve essere escluso da ogni beneficio e perseguito con fermezza.
Allo stesso tempo, però, il contrasto al caporalato non può limitarsi alla repressione. Occorre incentivare le assunzioni regolari, sostenere le imprese sane, favorire salari giusti e creare condizioni di lavoro dignitose. Dove esistono occupazione stabile, legalità e sviluppo economico, lo sfruttamento trova meno spazio per prosperare.
La Calabria e il Mezzogiorno hanno bisogno di crescita, investimenti e opportunità. Hanno bisogno di un’economia che premi chi rispetta le regole e che restituisca dignità al lavoro. Questa deve essere la sfida che ci unisce.
Di fronte a quattro vite spezzate non esistono appartenenze politiche che possano venire prima della dignità umana. Oggi più che mai abbiamo il dovere di mettere da parte le contrapposizioni e costruire un percorso comune. È ciò che chiedono le famiglie delle vittime. È ciò che merita il nostro Paese”.
Così in una nota il senatore Ernesto Rapani.
