Uno sguardo oltre il Mediterraneo, dentro una delle crisi più complesse e stratificate del nostro tempo. Si terrà domenica 29 marzo, alle ore 18:00, presso il Circolo sociale Arci Chicchi di Palmi, l’incontro dal titolo “Dall’altra parte del Mediterraneo: il Libano. Sui conflitti e sulle comunità palestinesi”, promosso dall’Associazione “Per non dimenticare Sabra e Shatila ODV”.
L’iniziativa nasce in un contesto internazionale sempre più instabile. Nelle ultime settimane, l’escalation militare che coinvolge Stati Uniti e Israele ha avuto ripercussioni dirette anche sul Libano, aggravando una situazione già segnata da una crisi economica e politica profonda. I dati restituiscono con chiarezza la portata dell’emergenza: oltre 1,1 milioni di persone risultano sfollate, pari a circa il 25% della popolazione libanese.
In questo scenario si inserisce la condizione delle comunità palestinesi rifugiate in Libano, presenti da decenni e spesso costrette a vivere in campi profughi in condizioni di estrema precarietà. Una realtà che sarà al centro dell’incontro con Enzo Infantino, da anni impegnato nella costruzione di reti di solidarietà internazionale e attivo nei campi palestinesi, dove porta avanti un lavoro diretto di supporto e testimonianza.
L’appuntamento di Palmi si inserisce nel solco di un impegno che l’Associazione “Per non dimenticare Sabra e Shatila” porta avanti da oltre vent’anni. Fondata dal giornalista Stefano Chiarini e da Maurizio Musolino, l’associazione organizza ogni anno una delegazione italiana a Beirut, in occasione dell’anniversario della strage di Sabra e Shatila del settembre 1982, con l’obiettivo di mantenere viva la memoria di quanto accaduto e di sostenere concretamente i rifugiati palestinesi.
Le delegazioni, composte da attivisti, giornalisti e cittadini, incontrano organizzazioni politiche e ONG attive nei campi profughi – come Shatila e Burj el-Barajneh – dove vivono i discendenti dei profughi del 1948 e del 1967. Tra le realtà coinvolte vi è anche l’associazione palestinese Beit Atfal Assomoud, attiva dal 1976 nell’assistenza ai rifugiati nei dodici campi presenti in Libano.
Accanto alla dimensione della memoria, il lavoro dell’associazione si traduce in una presenza concreta: visite nei campi, incontri con sopravvissuti, intellettuali e rappresentanti istituzionali, e momenti simbolici come la deposizione di una corona nel cimitero di Shatila, in ricordo delle vittime e dei martiri, tra cui quelli della cosiddetta “Guerra dei Campi” degli anni Ottanta.
Un impegno che si intreccia con una lettura più ampia della questione palestinese, che – secondo l’associazione – non può essere ridotta agli eventi più recenti, ma affonda le proprie radici nella Nakba del 1948 e nelle successive dinamiche di occupazione e perdita di diritti.
L’incontro di domenica rappresenta dunque un’occasione per approfondire, attraverso testimonianze dirette, una realtà spesso raccontata in modo parziale, mettendo in relazione il passato con le tensioni del presente. Un momento aperto alla cittadinanza, pensato come spazio di informazione, confronto e consapevolezza su ciò che accade dall’altra parte del Mediterraneo, ma che interroga da vicino anche le nostre responsabilità collettive.
