La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha parzialmente riformato la sentenza emessa in primo grado nei confronti dell’imprenditore Luciano Camporesi, imputato nel procedimento nato dall’operazione antimafia “Pollino”.
Al termine della camera di consiglio, i giudici di secondo grado hanno condannato Camporesi a sette anni e un mese di reclusione, riducendo in maniera significativa la pena rispetto ai 22 anni e 9 mesi inflitti dal Tribunale di Locri.
La decisione è arrivata dopo la discussione finale dell’avvocato Gioacchino Genchi, difensore dell’imputato, e ha modificato in modo sostanziale il quadro accusatorio delineato nel primo giudizio.
La Corte ha infatti assolto Camporesi dall’accusa più grave, quella di partecipazione all’associazione per delinquere contestata nell’ambito dell’inchiesta, ridimensionando così la ricostruzione sostenuta dall’accusa.
Nel processo di primo grado, l’imprenditore era stato indicato dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria come presunto “promotore e finanziatore del sodalizio criminale” e ritenuto coinvolto nei “progetti di importazione di cocaina dal Brasile attraverso canali commerciali internazionali e collegamenti con il traffico marittimo transoceanico”.
Con la sentenza d’appello, questa impostazione è stata profondamente rivista, portando all’assoluzione dal reato associativo e a una consistente riduzione della pena.
La decisione riguarda il giudizio di secondo grado e potrà essere oggetto degli eventuali ulteriori sviluppi previsti dall’ordinamento processuale.
