Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per il continuo susseguirsi di tragedie che, soprattutto in Calabria, continuano a trasformare le strade in luoghi di dolore e di perdita. Ogni vittima della strada rappresenta una sconfitta non soltanto personale o familiare, ma collettiva, perché una società che non riesce a proteggere i propri giovani vede incrinarsi il patto educativo e civile sul quale fonda il proprio futuro.
I dati ufficiali ISTAT-ACI relativi al 2024 delineano un quadro che impone una seria riflessione. In Calabria si sono registrati 3.107 incidenti stradali, con 96 persone decedute e 4.716 feriti, mentre lungo la Strada Statale 106 si contano 228 incidenti, 23 vittime e 406 feriti, confermando la persistente criticità di un’arteria che da troppo tempo rappresenta il simbolo di un divario infrastrutturale ancora irrisolto. Sul piano nazionale, la fascia di età compresa tra i 20 e i 24 anni registra il maggior numero di vittime della strada; particolarmente allarmante è anche l’incremento della mortalità tra gli adolescenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni, passati da 51 a 80 decessi in un solo anno. Numeri che non descrivono soltanto un fenomeno statistico, ma raccontano una vera emergenza educativa e sociale che coinvolge direttamente il mondo della scuola.
Ridurre questi eventi alla categoria dell’incidente significa, troppo spesso, sottrarli alla loro reale dimensione culturale. Molte di queste morti non sono imprevedibili: sono il risultato di comportamenti che si costruiscono nel tempo, alimentati da modelli sociali nei quali il rischio viene banalizzato, la velocità è percepita come affermazione di sé, la trasgressione come prova di autonomia e il limite come un ostacolo da superare anziché una forma di tutela della propria libertà e di quella altrui. Quando un giovane sceglie di guidare distratto dallo smartphone, dopo aver assunto alcol o sostanze stupefacenti, o affrontando la strada con eccessiva velocità, quella scelta non nasce improvvisamente: è il punto di arrivo di una cultura che troppo spesso privilegia l’immediatezza, l’impulso e la ricerca dell’emozione rispetto al senso della responsabilità.
Allo stesso tempo, sarebbe profondamente ingiusto attribuire ogni responsabilità esclusivamente ai comportamenti individuali. La Calabria continua a pagare il prezzo di decenni di ritardi infrastrutturali. Strade dissestate, segnaletica insufficiente, manutenzioni discontinue, illuminazione carente e cantieri interminabili rendono il diritto alla mobilità sicura ancora oggi un diritto incompiuto. La Strada Statale 106 rappresenta emblematicamente questa contraddizione: un’arteria essenziale per migliaia di cittadini che continua a essere teatro di incidenti gravissimi e mortali. Quando lo Stato non riesce a garantire infrastrutture adeguate, la tutela del diritto alla vita risulta inevitabilmente indebolita.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la sicurezza stradale debba essere riconosciuta a pieno titolo come una questione di diritti umani. Il diritto alla vita, sancito dalla Costituzione italiana e dalle principali Carte internazionali, non può essere garantito soltanto attraverso norme e controlli; esso richiede un investimento costante nella formazione della coscienza civica. Nessuna legge, per quanto severa, potrà sostituire una cultura fondata sul rispetto dell’altro, sulla consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e sul valore della responsabilità personale.
Per questa ragione il ruolo della scuola assume un’importanza decisiva. L’educazione alla sicurezza stradale non può limitarsi a incontri occasionali o campagne di sensibilizzazione concentrate in pochi momenti dell’anno scolastico. Deve diventare parte integrante dell’educazione civica e della formazione ai diritti umani, offrendo agli studenti strumenti per comprendere che ogni comportamento individuale produce effetti sull’intera collettività. Guidare responsabilmente significa esercitare una forma concreta di cittadinanza attiva, riconoscendo che la libertà personale trova il proprio limite nel diritto degli altri a vivere in sicurezza.
È necessario costruire una vera alleanza educativa tra scuola, famiglie, istituzioni, enti locali, forze dell’ordine, università e associazioni del territorio. La prevenzione non può essere affidata esclusivamente alla repressione delle condotte illecite, ma deve nascere dalla costruzione di una cultura della legalità che renda il rispetto delle regole una scelta consapevole e non un semplice obbligo imposto dall’esterno. Solo una comunità educante coesa può contrastare quella pericolosa assuefazione che rischia di trasformare ogni nuova tragedia in una notizia destinata a essere rapidamente dimenticata.
Ogni giovane che perde la vita sull’asfalto lascia un banco vuoto nelle scuole, una famiglia privata del proprio futuro e una comunità più fragile. Non possiamo accettare che intere generazioni crescano pensando che morire sulla strada sia un rischio inevitabile della quotidianità. La civiltà di un Paese si misura dalla capacità di proteggere i suoi giovani prima ancora che di piangerli. Educare al valore della vita significa educare al rispetto delle regole, alla cura dell’altro e alla responsabilità delle proprie scelte. Solo quando questi principi diventeranno patrimonio condiviso della coscienza collettiva potremo dire di aver trasformato la sicurezza stradale da semplice obiettivo amministrativo a fondamentale presidio di democrazia, di giustizia sociale e di tutela dei diritti umani.
CNDDU: “Calabria, le morti sulle strade non sono una fatalità: il diritto alla vita impone una nuova alleanza tra scuola, istituzioni e società”
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