Questo pomeriggio alle ore 17,30 preso lo Spazio Open (Via Dei Filippini), a Reggio Calabria, il prof. Antonino Romeo, Deputato Deputazione di Storia Patria per la Calabria e componente del Direttivo ICSAIC, terrà una conversazione sul tema “1936: l’Italia, l’opinione pubblica e la febbre dell’impero” dedicata a ricordare, nel 90° anniversario, la Guerra d’Etiopia e la proclamazione dell’Impero (9 maggio 1936). L’evento, promosso dall’Associazione Culturale Anassilaos, congiuntamente con Spazio Open e con il Patrocinio dell’ICSAIC (Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea) e della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, il cui presidente prof. Giuseppe Caridi prenderà parte all’incontro, si inserisce nel ciclo di manifestazioni che Anassilaos dedica ormai da qualche anno alla percezione del tempo tra Antico, Moderno e Contemporaneità. La Guerra d’Etiopia, fortemente voluta e promossa da regime fascista, iniziata il 3 ottobre del 1935, cade in un momento storico di particolari tensioni in Europa dove si affermano sempre più stati totalitari, dalla Germania di Hitler alla Unione Sovietica di Stalin. L’Etiopia è una nazione che fa parte a pieno titolo della Società delle Nazioni, quell’organismo internazionale nato all’indomani della Grande Guerra per impedire il ripetersi di conflitti tra le nazioni, di cui è parte anche l’Italia che viene riconosciuta come stato aggressore e nei cui confronti vengono applicate sanzioni economiche e finanziarie. Il timore che l’Italia fascista possa stringersi in un abbraccio, esiziale per le democrazie europee, alla Germania nazista induce sia la Gran Bretagna che la Francia ad adottare una certa prudenza, non priva di ambiguità, nel far fronte alla crisi politica e militare provocata dal conflitto abissino anche se gli spazi di manovra politici e diplomatici sono esigui. Il problema, ieri come oggi, è che le democrazie devono rendere conto della propria politica alle rispettive opinioni pubbliche, cosa che non avviene per le dittature, per cui era arduo per esse accettare il fatto compiuto e accontentare il dittatore italiano. Da qui l’adozione di sanzioni nonostante tutto, poco efficaci a impedire le iniziative militari italiane che vengono comunque sfruttate dal regime per avviare una campagna propagandistica che coinvolge gli italiani di ogni ceto sociale e credo politico, uomini e donne (e sarebbe importante analizzare la partecipazione delle donne soprattutto nel dono delle fedi nuziali) che si stringono spontaneamente intorno al Fascismo.
