Collegato dal Cairo, dove sta seguendo un convegno organizzato dalla FIFA, l’avvocato Mattia Grassani si è concesso ai microfoni di Tris Tv. Per approfondire alcune tematiche sui casi recenti di giustizia sportiva, ma non solo. Il massimo esperto di diritto sportivo, all’interno di Diretta Anteprima Calcio, è stato sollecitato dal conduttore Paolo Ficara sulla possibilità di rivedere gli attuali format delle categorie professionistiche.
“Quest’anno, stagione 2025-26, a cinque giornate dalla fine abbiamo i tre gironi della Serie C con sei squadre penalizzate per un totale di 77 punti. E potrebbero non essere finiti, in attesa delle udienze per il Trapani. Tre gironi devastati, come regolarità. Triestina penalizzata di 23 punti. Rimini prima a -16, poi escluso. Girone meridionale con Trapani e Siracusa, ma non dimentichiamoci il Foggia. La classifica, in coda, è sub judice – fa notare Mattia Grassani – Il calcio vede compromessa la propria immagine. Sessanta società in terza serie, sono un’enormità. Il campionato è ipertrofico“.
“Non c’è sostenibilità. Regole di autogoverno, controlli e nuove norme devono scongiurare questa perdita di credibilità. La classifica del girone C è paradossale, sembra un ascensore impazzito. Il Trapani con 20 punti di penalizzazione, il Siracusa a -11. Questo sistema di regole rende urgente una riforma dalle fondamenta, per la terza serie. Probabilmente con l’introduzione di un girone unico. O un girone di élite, più uno di eccellenza inferiore. Con un massimo di 40, se non di 20 squadre – specifica il noto esperto di diritto sportivo – Il punto di non ritorno è stato ampiamente superato. Guardiamo ad esempio al Rimini, che pochi anni fa fermò la Juventus in Serie B. Queste croci piantate su piazze importanti, devono ridursi o sparire. Non sono campionati di scapoli e ammogliati. Ci sono piazze importanti, con tradizione sportiva”.
L’avvocato Grassani ha poi risposto in maniera esaustiva sul caso Igea Virtus, che sconta 5 punti di handicap per avere utilizzato lo squalificato portiere De Falco nei primi cinque turni: “Conosco la passione della piazza di Barcellona Pozzo di Gotto. Nel 2003-04, assistei il calciatore Vincenzo Bevo dell’Acireale in una controversia molto aspra, per divergenze con l’allora direttore Pietro Lo Monaco. All’epoca, Bevo accettò il trasferimento all’Igea Virtus. Lo accompagnai a Barcellona Pozzo di Gotto, toccando con mano competenza, passione e fame di calcio di quella piazza. L’attuale società, sul campo, ha dimostrato di meritare il salto nel professionismo. Essere raggiunti da un provvedimento del Tfn a poche giornate dalla fine, fa male al calcio. Ma le regole vanno rispettate”.
“Il caso del portiere De Falco è quasi scolastico. Nell’ultima gara del playoff Primavera, con la maglia della Reggiana, viene espulso e sanzionato con tre turni di squalifica. Avrebbe dovuto scontare lo stop con la nuova società. De Falco gioca le prime sei partite, compresa la Coppa Italia. E a quel punto, dopo una segnalazione, la Procura Federale apre un procedimento nel momento in cui emergono le notizie. Nel merito, credo non ci sia disputa – specifica Grassani a Tris TV – Difficilmente può essere scardinata la sentenza del Tfn, nel suo fondamento. Quel portiere non avrebbe dovuto essere impiegato. Si tratta di un errore ingenuo. Le responsabilità di società e calciatore, non possono passare indenni. Su cinque gare di campionato, infliggere cinque punti di penalizzazione è frutto di un esercizio matematico. Questo potrebbe non essere confermato in secondo grado. Senza voler illudere nessuno, potrebbe verificarsi la riduzione di uno o al massimo due punti. L’Igea Virtus dista 8 punti dalla testa della classifica, non modificherebbe granché. Piange il cuore, ma l’errore è grossolano. Sarebbe stato sufficiente consultare i comunicati ufficiali della stagione precedente”.
Infine, trovandosi ad un evento della FIFA, l’avvocato Grassani è immancabilmente sollecitato dal conduttore Paolo Ficara sul presidente Gianni Infantino, indegnamente fischiato lo scorso settembre a Reggio Calabria: “Conosco bene la vicenda. Situazione a dir poco imbarazzante, non degna di una tifoseria e di una città culturalmente così evoluta. Ma concordo circa il fatto che Gianni Infantino, con quella disapprovazione, non c’entrava nulla. Allo stesso tempo, concordo sul considerare stretta la categoria della Serie D per la Reggina. La città e la tifoseria meritano palcoscenici superiori”.
