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Rubini porta a teatro “I fratelli De Filippo”: “Eduardo oggi racconterebbe il dilemma della verità”

Dopo aver raccontato la loro storia sul grande schermo, Sergio Rubini torna a confrontarsi con l’universo dei fratelli De Filippo, questa volta a teatro. L’attore e regista firma lo spettacolo I fratelli De Filippo, dedicato a Eduardo, Titina e Peppino, che debutterà il 5 e 6 luglio al Teatro Mercadante di Napoli nell’ambito del Campania Teatro Festival, per poi partire in tournée anche con una tappa a Reggio Calabria.

L’opera, ispirata al volume Vita di Eduardo di Maurizio Giammusso, è stata scritta da Rubini insieme a Carla Cavalluzzi e Angelo Pasquini e ripercorre gli anni della formazione artistica dei tre fratelli, soffermandosi sul periodo compreso tra il 1931 e il 1944, quando la Compagnia del Teatro Umoristico conquistò il pubblico italiano.

Intervistato dall’ANSA, Rubini ha immaginato quale sarebbe oggi lo sguardo di Eduardo De Filippo sul mondo contemporaneo. “Eduardo oggi? Racconterebbe il dilemma di un artista, che non sa se può permettersi il pericoloso lusso di dire fino in fondo la verità”.

Il regista spiega di aver voluto mettere al centro il rapporto tra i tre fratelli, raccontandoli come un gruppo artistico unico nel suo genere. “Volevo raccontare il trio, come fossero i Beatles”, afferma, sottolineando il legame umano e creativo che li ha resi protagonisti della storia del teatro italiano.

Nello spettacolo Rubini interpreta anche alcuni personaggi, tra cui un narratore ispirato alla celebre scena del caffè sul balcone di Questi fantasmi. In scena, accanto a lui, Susy Del Giudice, Marianna Fontana, Francesco Del Gaudio, Antonio Orefice, Angela Rosa D’Auria, Simone Borrelli ed Emanuela Saccardi, con le musiche firmate da Nicola Piovani.

“Nella loro storia c’è l’uccisione del padre e della sua poetica, la storia dell’Italia e della ricostruzione. È un grande racconto popolare, di dolore ma anche di speranza: chiamarsi De Filippo, come la madre, era l’elemento più umiliante al tempo. Ma nell’arco di due-tre anni riuscirono ad affermare il loro cognome e a far dimenticare quello del padre. Fino al ‘teatro di Eduardo’, per il quale basta ancora solo il nome”, conclude Rubini.

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