“E ormai un’epidemia cronica. Prima Sara, oggi Ilaria, due vite spezzate da una morte assurda, violenta, proprio da parte di chi diceva di amarle. Il mondo maschile si dovrebbe fermare e riflettere. Non si tratta più del delitto d’onore annullato tra l’altro nel 1981, una legge che per l’appunto considerava ancora la donna proprietà dell’uomo, priva di qualsiasi volontà e libertà di scelta. Oggi è cosa ben diversa. E l’esito di un vuoto educativo e relazionale dove nessuno insegna più a reggere una frustrazione senza esplodere. Cosa serve? Non possiamo continuare a puntare il dito su una sola parte. I genitori sono spesso lasciati soli e, spesso sono i genitori a non accorgersi della rabbia, della aggressività, della provocazione dei propri figli. E, la scuola ha mille responsabilità, ma pochi strumenti. Serve una rete, una comunità educante. E la politica non può, non attivarsi. Serve riportare al centro l’educazione emotiva. Perché un ragazzo che impara a dare un nome alle sue emozioni, è un ragazzo che non ha bisogno di colpire per farsi ascoltare, di ammazzare per poi confessare, di violentare e poi fuggire. Quel coltello, non è solo un’arma, è un simbolo. E’ ciò che impugna chi non ha altre risorse per affrontare un rifiuto, per far valere la propria voce.
E, se non interveniamo prima, rischiamo solo di rincorrere l’emergenza”.
Così in una nota Maria Josè Caligiuri, Segretaria Regionale Azzurro Donna Calabria e
Responsabile per le Politiche del SUD.