«Di fronte ai dati sulle risorse destinate al Sud abbiamo avuto solo la conferma di quello che già sapevamo, ma leggere i numeri dettagliati è un insulto intollerabile per le nostre comunità, la conferma che è in atto una sottrazione programmata di quanto ci spetta». Lo ha dichiarato Filomena Greco, consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva, durante la conferenza stampa nazionale della Rete Civica Meridionale a Bacoli.
All’incontro di ieri a Villa Ferretti hanno preso parte i sindaci Mosè Antonio Troiano di San Paolo Albanese, presidente della Rete, Vito Fusco di Castelpoto, coordinatore della Rete, e Josi Gerardo Della Ragione di Bacoli, insieme ai deputati Marco Sarracino (PD), Alessandro Caramiello (Movimento 5 Stelle) e Francesco Emilio Borrelli (AVS), e agli altri componenti del consiglio direttivo della Rete Stefano Bouché, Rosella Cerra e Daniela Primerano.
Il sodalizio degli amministratori del Sud ha reso noti i risultati della richiesta di accesso agli atti presentata al Garante della trasparenza (RPCT). Pur con le omissioni di gran parte dei ministeri, che negli anni hanno fornito dati parziali, i numeri ufficiali ottenuti dal Governo certificano già il definanziamento territoriale dell’intero Mezzogiorno, che tra il 2016 e il 2023 si è visto assegnare appena il 21,5% della spesa pubblica in conto capitale, contro il 34% previsto dalla clausola originaria, soglia poi elevata al 40% nel 2024. Sul punto, la consigliera Greco ha ricordato la genesi della clausola, nata nel solco della stagione avviata dal governo Renzi nel 2015, quando il Masterplan per il Mezzogiorno diede origine ai Patti per il Sud. A portarla avanti fu Claudio De Vincenti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla coesione territoriale con Renzi, e poi ministro nel governo Gentiloni. Fu in quella fase che la soglia del 34% divenne norma.
L’analisi contabile dettagliata evidenzia che nel settore ferroviario la quota di spesa arrivata al Mezzogiorno si ferma all’1%; nei beni culturali, nel 2023, al 7%. Il dossier documenta inoltre il caso del ministero dell’Ambiente, che ha svincolato oltre un miliardo di euro attraverso la dicitura tecnica di «interventi non finalizzati», con cui tali somme restano escluse dagli obblighi di quota territoriale. Persino il 40% formalmente registrato dall’ANAS si traduce in un sotto-investimento fisiologico, dal momento che il 62% dell’intera rete stradale di sua competenza si trova proprio nelle regioni meridionali. Pesa infine il silenzio istituzionale. Dal 2021 al 2025 la maggioranza dei ministeri ha omesso le comunicazioni finanziarie, e nessun ministro per il Sud ha mai inviato alle Camere la relazione correttiva annuale prevista dalla legge.
«La crudeltà di questi numeri, portati alla luce grazie al lavoro della Rete Civica, mette a nudo chi è andato a Roma soltanto per salvaguardare il proprio orticello elettorale e non ha mai difeso gli interessi del Sud», ha sottolineato Greco. «La nostra terra è stata bistrattata già abbastanza — ha aggiunto — e non solo dalla destra. Io sono innanzitutto una donna del Sud, prima ancora che esponente di un partito, e penso che tutti i rappresentanti del Mezzogiorno debbano, prima di ogni altra cosa, difendere gli interessi della terra in cui sono stati eletti e non seguire diktat che la penalizzano».
«Queste risorse, che in base alla clausola del 34% spettavano al Sud, non sono mai arrivate ai nostri territori e continuano a mancare. Ci dicano per quale ragione. E a questo si aggiungeranno gli effetti dell’autonomia differenziata. Vengo dalla Calabria, una Regione governata dalla destra, il cui Presidente prima, e tutti i parlamentari di centrodestra eletti nella mia regione poi, hanno votato a favore delle pre-intese. Purtroppo, ancora oggi, moltissimi cittadini non ne hanno colto la gravità e non ne conoscono i dettagli tecnici, ma se si continuerà su questa strada tutti ne subiremo gli effetti sui servizi essenziali. In un momento come questo non esistono logiche di partito da preservare: qui bisogna fare fronte comune. Il Sud ha necessità di un governo che abbia come obiettivo la crescita dell’Italia unita, e questa passa necessariamente dallo sviluppo concreto e reale del Mezzogiorno. Uno sviluppo che può esserci solo se i fondi previsti per la sua crescita saranno finalmente trasferiti e non soltanto inseriti nella programmazione», ha proseguito Filomena Greco.
Con l’incontro di ieri a Bacoli, i sindaci della Rete avviano nei fatti una mobilitazione permanente. «Dobbiamo muoverci insieme, a sostegno dell’iniziativa, non solo tra amministratori, ma soprattutto coinvolgendo i cittadini, che devono essere messi nelle condizioni di conoscere e di votare consapevolmente. Perché, se la destra governerà altri cinque anni dopo aver gettato il seme dell’autonomia e dello scippo finanziario, potremo dire definitivamente addio al Mezzogiorno. Dobbiamo unire tutte le forze che hanno l’obiettivo di far vivere il Sud», ha concluso Greco. «Se non fermiamo adesso questa deriva, nel Sud non ci sarà più alcuna comunità da amministrare o da rappresentare».
