Il quadro nazionale sulla capacità delle regioni italiane di prevenire e contrastare il maltrattamento ai danni dei minori mostra forti disomogeneità territoriali, con un divario netto tra Nord e Sud. A guidare la classifica è l’Emilia-Romagna, mentre nelle ultime posizioni si collocano Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
È quanto emerge dalla settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, elaborato dalla Fondazione Cesvi e presentato a Roma, che fotografa il sistema italiano attraverso l’analisi di fattori di rischio e qualità dei servizi di prevenzione e assistenza.
Lo studio suddivide le regioni in quattro gruppi – virtuose, stabili, reattive e ad alta criticità – mettendo in evidenza profonde differenze nella capacità di risposta ai bisogni dei minori.
Nel dettaglio delle singole dimensioni analizzate, l’Emilia-Romagna si distingue per la migliore performance nella capacità di cura e accesso alle risorse, mentre il Veneto primeggia nella dimensione legata al lavoro. Il Friuli-Venezia Giulia risulta invece in testa per quanto riguarda la capacità di acquisire conoscenza e competenze, la Toscana per la qualità della vita in termini di salute e l’Umbria per la sicurezza.
All’estremo opposto della classifica si collocano Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, che si posizionano tra la nona e la ventesima posizione in tutte le dimensioni considerate, confermando un quadro strutturalmente fragile, pur con alcuni segnali di miglioramento su specifici indicatori.
In particolare, la Campania registra le performance peggiori sia nella capacità lavorativa sia in quella legata alla salute. La Calabria si colloca all’ultimo posto per l’accesso alle risorse, mentre la Sicilia risulta fanalino di coda nella capacità di istruzione e apprendimento. La Puglia, invece, occupa la penultima posizione nella dimensione relativa alla sicurezza.
Per quanto riguarda i fattori di contesto che influenzano il rischio di maltrattamento, le situazioni più favorevoli si registrano in Trentino-Alto Adige, Veneto e Valle d’Aosta, seguite da Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Toscana. Le maggiori criticità emergono ancora una volta in Calabria, Sicilia, Puglia e Campania.
Rispetto alle precedenti rilevazioni, si segnala il miglioramento più significativo della Liguria, che guadagna quattro posizioni. Veneto e Valle d’Aosta crescono entrambe di tre gradini nella graduatoria. In controtendenza, invece, Lombardia ed Emilia-Romagna arretrano rispettivamente di cinque e quattro posizioni.
Sul fronte dei servizi di prevenzione e presa in carico, l’Emilia-Romagna si conferma la regione più strutturata, seguita da Veneto, Umbria, Toscana e Valle d’Aosta. Le situazioni più deboli restano concentrate in Puglia, Sicilia, Calabria e Campania.
Il rapporto evidenzia inoltre che le aree più critiche coincidono con quelle in cui si sommano alti livelli di rischio e carenze nei servizi. In questo gruppo rientrano Campania, Sicilia, Calabria, Puglia, insieme a Molise, Basilicata, Abruzzo e Lazio, dove la fragilità del sistema appare più marcata e complessa da affrontare.
