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Tra l’inizio e la fine del mondo: il senso della vita nell’ultima opere di Mauro Vasta. Successo di pubblico e di critica nel Salone del Seminario a Lamezia Terme

E’ stato un successo di pubblico e di critica l’incontro letterario di profondo spessore culturale in occasione della presentazione dell’ultimo  romanzo di Mauro Vasta, intitolato “Istruzioni per la fine del mondo. Le vite degli altri”, edito da Castelvecchi, che si è svolta all’interno di un gremitissimo Salone del Seminario di Lamezia Terme. La serata, arricchita dalle intense letture dell’attore Giancarlo Davoli, ha visto la partecipazione attiva dell’autore insieme alla magistrata ed ex parlamentare Doris Lo Moro e a Pierluigi Tavella, i quali hanno offerto spunti di riflessione su temi universali come la vita, la morte e i legami che sfidano lo scorrere del tempo.

Mauro Vasta, nel discutere del proprio processo creativo, ha sottolineato con fermezza la separazione tra autore e opera, affermando: “Quando si conclude un libro e si consegna all’editore, esso smette di appartenere allo scrittore per divenire patrimonio del lettore; per questo motivo, durante le presentazioni, tendo a non fornire spiegazioni ulteriori o rispondere a curiosità, poiché il significato dell’opera deve risiedere interamente in chi ne fruisce”.

Vasta ha inoltre chiarito il senso profondo del titolo, spiegando che “non si parla di una fine universale, bensì del fatto che, quando una singola esistenza volge al termine, scompare un intero universo fatto di stelle, sogni e pensieri vissuti; le istruzioni servono proprio a gestire questa immanenza, ricordandoci che, tra l’inizio e la fine, esiste il mondo che dobbiamo vivere al meglio”.

A dare ulteriore spessore critico all’incontro, Doris Lo Moro ha definito l’opera come una creazione letteraria seria, capace di trascendere confini geografici e temporali, osservando: “Questo libro esplora sentimenti eterni, come l’amore per la conoscenza e la forza dei legami; non si tratta di un testo di politica o di rivendicazione, ma di un’indagine profonda sull’essenza della vita e della morte, dove persino un amore vissuto alla fine dell’esistenza, o il difficile abbraccio tra un padre e un figlio, diventano testimonianze potenti di come l’amore possa scoccare in un attimo e risultare il sentimento più forte e contaminante di un’intera vita”.

In questo contesto di dialogo corale, Pierluigi Tavella ha arricchito il dibattito aggiungendo che “l’opera di Vasta possiede la rara capacità di scrutare nell’animo umano senza artifici retorici, permettendo al lettore di riconoscere il proprio universo in quello altrui; la riuscita del libro sta proprio nel trasformare vicende personali in un’esperienza collettiva che ci interroga sul senso di ciò che costruiamo durante il nostro cammino”.

Da qui l’invito di Tavella, ribadito in più occasioni nel corso della serata alla numerosa platea: “Questo è un libro da avere e da conservare a casa”.

L’incontro si è concluso in un clima di viva partecipazione, confermando la centralità del messaggio racchiuso sulla copertina del volume: “Ogni volta che qualcuno muore, un universo scompare. Ma tra l’inizio e la fine del mondo c’è comunque il mondo”, un concetto che rimane impresso come un prezioso monito per vivere l’esistenza con autentica consapevolezza.

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