L’archiviazione dell’ultima inchiesta sulle stragi del 1993 riaccende il dibattito politico e giudiziario. A intervenire è Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, che commenta duramente l’esito delle indagini e il lungo percorso giudiziario che ha coinvolto Silvio Berlusconi per anni.
Secondo Occhiuto, la conclusione del procedimento rappresenta la conferma di un problema più ampio legato alla gestione di alcune vicende giudiziarie e al rapporto tra accuse, prove e rappresentazione pubblica dei fatti.
«L’archiviazione dell’ennesima assurda inchiesta sulle stragi del 1993 conferma ciò che per troppi anni è stato ignorato: non si possono sostituire le prove con i sospetti, né la verità con i teoremi. Per decenni Silvio Berlusconi è stato sottoposto ad accuse gravissime, accompagnate da una campagna di fango mediatico senza precedenti. Ancora una volta, dopo anni di indagini e ricostruzioni fantasiose, si arriva a un nulla di fatto. Resta però il prezzo umano pagato da chi è stato messo alla gogna, prezzo che inevitabilmente hanno pagato anche i familiari», ha dichiarato.
Il presidente calabrese ha poi richiamato le parole dei figli dell’ex premier, interpretandole come testimonianza del dolore accumulato nel corso degli anni.
«Ho letto le parole dei figli del presidente Berlusconi, e vi ho colto il dolore profondo di chi ha dovuto assistere per anni a un accanimento continuo nei confronti del padre. Un dolore composto, dignitoso, ma che lascia emergere le ferite provocate da decenni di insinuazioni, sospetti e accuse infamanti», ha proseguito Occhiuto.
Nel suo intervento, il governatore ha anche posto l’attenzione sulle conseguenze che le lunghe esposizioni giudiziarie e mediatiche possono avere sulla vita delle persone coinvolte, al di là degli esiti processuali.
«Quando un’inchiesta si conclude con l’archiviazione, sarebbe necessario interrogarsi anche sulle conseguenze che anni di ingiusta esposizione mediatica e di accuse infondate producono sulla vita delle persone. C’è ancora tanto da fare per avere nel nostro Paese un sistema giudiziario davvero civile. Il pensiero va oggi a Silvio Berlusconi, alla sua memoria, alla sua famiglia, e anche a Marcello Dell’Utri», ha aggiunto.
Occhiuto ha infine concluso il suo intervento con una riflessione sul rapporto tra giustizia, politica e opinione pubblica, sottolineando il peso umano delle vicende giudiziarie prolungate.
«Perché nessuno potrà restituire loro il tempo e la serenità che troppo spesso vengono sacrificati sull’altare dello scontro politico e del pregiudizio», ha concluso.
