La tragedia di Amendolara continua ad alimentare il confronto politico sul tema dello sfruttamento lavorativo e del caporalato. A intervenire è stato il leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni, che in un post pubblicato sui social ha puntato il dito contro il Governo per quello che considera un grave silenzio istituzionale.
“Sono morti 4 lavoratori in Calabria, bruciati vivi: perché chiedevano diritti, un giusto contratto e una giusta retribuzione. In una parola, dignità. Fa inorridire il silenzio della Ministra del Lavoro (inesistente come sempre) e ancora di più quello della Presidente del Consiglio, che ha tempo di parlare di qualunque cosa, ma su queste vicende tace. Perché così non se ne parla”, ha scritto Fratoianni su Facebook.
Nel suo intervento, il segretario di Avs ha sostenuto che la vicenda non possa essere considerata marginale o distante dalla realtà italiana, respingendo qualsiasi distinzione legata alla nazionalità delle vittime. “Forse dalle parti di Palazzo Chigi pensano che siccome i lavoratori non sono di nazionalità italiana la vicenda non ci riguardi? Non mi stupirebbe se lo pensassero. Ma in realtà la strage di Amendolara ci riguarda eccome”.
Secondo Fratoianni, le responsabilità del sistema di sfruttamento coinvolgerebbero direttamente il tessuto economico nazionale. “E non solo perché tutto questo accade su suolo italiano. Ma anche perché i padroni che sfruttano e si avvantaggiano del caporalato e della schiavitù sono italiani. Stanno in Calabria, come in Friuli, in Piemonte, come nel Lazio e nelle altre regioni del nostro Paese”.
Il leader rossoverde ha inoltre ampliato il ragionamento oltre il comparto agricolo, evidenziando come, a suo giudizio, forme di sfruttamento siano presenti in numerosi settori produttivi. “E il sistema di sfruttamento non riguarda solo l’agricoltura. Sta nella logistica, nel settore della moda, nel food delivery, nel turismo, nei servizi, nell’edilizia. Ci sono milioni di persone in Italia che mandano avanti il Paese e non hanno dignità. E la responsabilità è anche di chi governa e non interviene”.
Nel mirino dell’esponente politico finiscono anche le attuali politiche migratorie e gli strumenti normativi adottati per regolare l’ingresso dei lavoratori stranieri. “Non interviene sulle politiche di ingresso con i decreti flussi che non funzionano. Non interviene su una pessima legge come la Bossi Fini, principale ostacolo all’immigrazione regolare e che di fatto alimenta lavoro nero, sfruttamento e clandestinità”.
Infine, Fratoianni ha chiesto un rafforzamento delle misure di contrasto al caporalato e una verifica concreta degli strumenti già esistenti. “Non interviene per rendere più efficace la legge contro il caporalato, perché ad esempio vorremo sapere quanti sono in Italia i tavoli presso le prefetture per il contrasto al caporalato che funzionano per davvero. Evitino dunque indifferenza ed ipocrisia, servono fatti. Ora”, ha concluso.
Le dichiarazioni si inseriscono nel crescente dibattito politico e sindacale seguito alla strage di Amendolara, che ha riacceso l’attenzione sulle condizioni di lavoro dei braccianti e sulle misure necessarie per contrastare sfruttamento e lavoro irregolare.
