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Crea: “Ultima campagna olearia in netta ripresa (+30%) ma urge investire in irrigazione di precisione”. Puglia, Sicilia e Calabria sul podio per produzione

I dati di produzione dell’olio d’oliva italiano mostrano una situazione di netta ripresa (+30%) per la campagna 2025-2026 con una produzione nazionale attesa intorno alle 300.000 tonnellate di “oro verde”, dopo un’annata, quella del 2024, che ha segnato un calo significativo a causa delle condizioni climatiche con un volume produttivo tra le 200.000 e le 210.000 tonnellate, segnando una flessione del 32%/36% rispetto all’anno precedente. Lo evidenzia il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell’economia agraria) alla vigilia di Sol Expo 2026, la manifestazione dedicata alla filiera dell’olio extravergine di oliva e degli oli vegetali made in Italy, in programma a Veronafiere dall’1 al 3 marzo.

“La ripresa nel 2025 – si legge nell’analisi Crea – è dovuta a un clima più favorevole, in grado di migliorare le rese, sebbene il settore continui a dover affrontare la sfida della siccità e la necessità di investimenti per l’irrigazione di precisione”. La Puglia si conferma la prima regione italiana per produzione di olio d’oliva, coprendo oltre il 45% del totale nazionale, seguita da Sicilia e Calabria.

“L’olio – afferma il presidente Crea, Andrea Rocchi – è il condimento principe della cucina italiana, patrimonio immateriale Unesco e riflette, attraverso una straordinaria biodiversità olivicola, unica al mondo, con 737 varietà di olivo registrate, la ricchezza e la molteplicità dei nostri territori. Il Crea in tal senso dà un contributo fondamentale perché custodisce una tra le collezioni di biodiversità olivicola più ampie del mondo ed è impegnato a diffondere la cultura dell’olio e l’educazione alla sua qualità a grandi e piccoli. Sul fronte della ricerca – fa sapere Rocchi – intendiamo sostenere l’olivicoltura italiana nelle numerose e complesse sfide che deve affrontare, dal cambiamento climatico al miglioramento genetico, dalla difesa fitosanitaria dell’olivo alla qualità salutistica dell’olio, fino alla valorizzazione dei prodotti secondari dell’industria olearia”.

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