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Reggio Calabria, carta clonata per giocare online. Cassazione annulla condanna per riciclaggio: “Responsabilità diretta non dimostrata”

La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per riciclaggio nei confronti di un uomo di Reggio Calabria, per l’assenza di prove valide e concrete che possano giustificare la totale sussistenza del reato. Come riporta Agipronews, per questo motivo la Suprema Corte ha rinviato il caso a un’altra sezione della Corte d’Appello di Reggio Calabria per un nuovo esame della vicenda. La decisione giunge dopo il giudizio di appello che, a gennaio 2025, aveva confermato la condanna originaria.

La vicenda si riferisce all’utilizzo di un conto su un sito di scommesse online e l’accertamento di operazioni di trasferimento di denaro ritenuto proveniente da reati informatici. Infatti, secondo l’accusa, l’imputato avrebbe ricevuto sul proprio conto 200 euro derivanti dalla clonazione di una carta prepagata intestata a un’altra persona, con l’obiettivo di “ostacolare l’identificazione dei responsabili dei prelievi e dei trasferimenti”.

Il ricorso per Cassazione contesta però la “qualificazione giuridica della condotta come riciclaggio”, sostenendo che non fossero stati adeguatamente valutati gli elementi necessari per configurare il reato, ossia “la presenza di un delitto presupposto commesso dall’autore delle azioni dissimulatorie”. La difesa ha evidenziato che, sebbene fosse certo l’apertura del conto e l’accredito dei 200 euro dalla carta clonata, non risultava chiaro se la clonazione e il prelievo fossero stati eseguiti dall’imputato o da un terzo “senza il suo concorso”, circostanza fondamentale ai fini del reato di riciclaggio.

Accogliendo queste osservazioni, la Cassazione ha ritenuto che la motivazione della Corte d’Appello fosse “carente” e non consentisse di considerare “esaustivamente provata la responsabilità dell’imputato per riciclaggio”. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata e il processo rinviato a un’altra sezione della Corte d’Appello di Reggio Calabria, che dovrà verificare se le prove raccolte siano sufficienti a dimostrare la sussistenza di “un delitto presupposto” del quale l’imputato possa essere ritenuto responsabile.

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