Si è costituito, nell’ambito del progetto “Intrecci – Abitiamo il Lametino”, il Comitato delle persone beneficiarie, uno spazio di rappresentanza e partecipazione attiva formato dai cittadini lametini di origine rom residenti a Scordovillo.
La nascita del Comitato rappresenta un passaggio cruciale all’interno di un progetto complesso e strategico, finanziato nell’ambito del PR Calabria FESR FSE+ 2021–2027, che mira a superare definitivamente una condizione di marginalità abitativa e sociale che persiste da oltre quarant’anni.
Non si tratta solo di un organismo di rappresentanza, ma dell’esito di un percorso lungo mesi, costruito attraverso un lavoro costante di coordinamento, accompagnamento e advocacy, portato avanti dai coordinatori Angela Muraca e Fabio Saliceti, insieme a operatori, operatrici e mediatori e mediatrici rom. Un processo che ha reso possibile il passaggio da una condizione di esclusione a una prima forma strutturata di partecipazione.
Il Comitato è stato ricevuto presso il Comune di Lamezia Terme dal sindaco Mario Murone, alla presenza anche di Marina Galati, direttrice del progetto e rappresentante della Comunità Progetto Sud ETS, soggetto capofila dell’intervento.
L’incontro ha rappresentato un momento importante di riconoscimento istituzionale, ma soprattutto di ascolto diretto delle persone coinvolte in un processo di cambiamento che tocca profondamente le loro vite.
Il campo di Scordovillo, attivo dal 1982, è oggi uno dei simboli più evidenti di marginalità urbana: condizioni abitative precarie, assenza di servizi essenziali, esposizione a rischi ambientali e sanitari, isolamento sociale. In questo contesto, il percorso di uscita dal campo non è soltanto una questione logistica, ma un passaggio complesso, carico di paure, incertezze e aspettative.
Il Comitato nasce proprio per dare voce a queste dimensioni: accompagnare il cambiamento, evitare conflitti, costruire condizioni di integrazione reale e sostenibile, ma anche contribuire in modo responsabile alla riuscita del percorso.
Durante l’incontro è stata presentata una Carta dei valori e delle richieste, elaborata collettivamente, che non si limita a indicare bisogni materiali, ma esprime una visione: quella di un futuro fondato su autonomia, dignità e responsabilità.
Nel confronto è emersa con chiarezza una consapevolezza condivisa: perché il percorso di uscita dal campo sia realmente efficace e sostenibile, è necessario che venga costruito su basi solide, comprensibili e accessibili a tutti. Non si tratta semplicemente di individuare nuove abitazioni, ma di garantire condizioni che permettano alle famiglie di inserirsi stabilmente nel tessuto urbano, evitando nuove forme di marginalità.
In questo senso, il tema dei tempi e dell’organizzazione del trasferimento non riguarda solo le persone coinvolte, ma la riuscita complessiva dell’intervento: chiarezza, gradualità accompagnata e coerenza delle azioni sono elementi indispensabili per prevenire criticità e favorire un passaggio ordinato.
Allo stesso modo, l’adeguatezza delle soluzioni abitative, la loro collocazione rispetto ai servizi, la possibilità di mantenere relazioni familiari senza generare concentrazioni, e l’attenzione alle condizioni di maggiore fragilità, emergono non come esigenze particolari, ma come fattori strutturali di qualsiasi politica abitativa orientata all’inclusione.
Un elemento centrale riguarda inoltre il passaggio verso una piena autonomia: vivere in una casa comporta responsabilità nuove, dalla gestione delle utenze alla relazione con il contesto urbano. Per questo, il percorso richiede un accompagnamento sociale continuo, capace di sostenere le famiglie in una fase di cambiamento che è insieme pratica e culturale.
In questa prospettiva, quanto emerso non si configura come un insieme di richieste, ma come un contributo concreto alla costruzione di un modello di intervento più efficace, capace di tenere insieme diritti, sostenibilità e coesione sociale.
Il Comitato ha inoltre espresso la volontà di essere parte attiva e stabile del percorso, chiedendo un’informazione chiara e costante e impegnandosi a contribuire alla costruzione di soluzioni condivise.
La costituzione del Comitato segna così un passaggio fondamentale: da destinatari di interventi a soggetti attivi di un processo di trasformazione, in linea con gli obiettivi del progetto “Intrecci – Abitiamo il Lametino”, che punta non solo al superamento del campo, ma alla costruzione di percorsi reali di inclusione, autonomia e cittadinanza.
