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A Villa San Giovanni confronto pubblico sulla riforma della giustizia con il magistrato Liprino

A ridosso della consultazione referendaria sulla giustizia, destinata a incidere su alcuni profili particolarmente delicati dell’ordinamento giudiziario e a suscitare un acceso confronto nel dibattito pubblico nazionale, la città di Villa San Giovanni ha ospitato un incontro di approfondimento e confronto civico dedicato alle prospettive della riforma costituzionale e al tema dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.

L’iniziativa si è tenuta presso il salone del Centro sociale Baden Powell dove è stato presentato il volume “La giustizia non si divide: i rischi di una riforma della Costituzione”, opera del magistrato Alessandro Liprino, attualmente consigliere presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria. L’evento, promosso con il patrocinio del Comune di Villa San Giovanni, ha costituito un’importante occasione di confronto pubblico e di analisi critica su una riforma che, per la sua portata, è destinata a incidere in modo rilevante sull’assetto istituzionale della Repubblica e sui delicati equilibri che regolano i rapporti tra i poteri dello Stato.

Il volume, edito da Città del Sole Edizioni e arricchito dalla prefazione del magistrato Antonino Laganà, componente togato del Consiglio Superiore della Magistratura e della relativa sezione disciplinare, si propone quale autorevole strumento di orientamento rivolto ai cittadini chiamati a esprimersi su una riforma che investe direttamente il delicato equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato.

L’opera nasce con l’obiettivo di offrire al lettore una chiave di lettura ampia e ponderata, capace di superare le contrapposizioni ideologiche e le semplificazioni spesso presenti nel dibattito mediatico, favorendo una partecipazione al processo democratico informata, consapevole e criticamente fondata. Attraverso uno stile espositivo chiaro ma al contempo rigoroso sul piano giuridico, il saggio esamina tanto le argomentazioni dei sostenitori della riforma quanto le principali perplessità sollevate da chi ne evidenzia le possibili ricadute sull’assetto istituzionale, offrendo così al lettore uno strumento di analisi utile per orientarsi con maggiore cognizione di causa in un confronto pubblico complesso e di rilevante portata costituzionale.

Ad aprire i lavori del convegno è stato il dott. Giovanni Suraci, scrittore e coordinatore dei Poeti per la Pace, il quale nel suo intervento introduttivo ha richiamato l’attenzione dei presenti sulla necessità che ogni riforma della giustizia persegua obiettivi concreti di efficienza del sistema giudiziario, riduzione dei tempi dei processi e rafforzamento delle garanzie dei cittadini, evitando tuttavia di trasformarsi in terreno di contrapposizione tra potere politico e magistratura.

Suraci ha evidenziato come il dibattito pubblico sia spesso condizionato da una narrazione semplificata che tende ad attribuire i ritardi della giustizia alla presunta inefficienza dei singoli magistrati, trascurando invece le criticità strutturali che gravano sul sistema. In particolare ha ricordato come i magistrati italiani si trovino a gestire un numero estremamente elevato di procedimenti, pur operando in un contesto caratterizzato da una significativa carenza di organico.

In Italia, infatti, il numero di giudici per abitante risulta inferiore alla media europea: circa 11-12 ogni 100.000 abitanti a fronte di una media continentale prossima ai 18, così come risulta inferiore il numero di personale amministrativo e di pubblici ministeri, questi ultimi addirittura meno della metà rispetto agli standard europei. Nonostante tali limiti strutturali, il sistema giudiziario nazionale continua a sostenere un contenzioso tra i più elevati d’Europa, a fronte di un numero di avvocati sensibilmente superiore alla media degli altri Paesi.

Secondo Suraci, tale situazione genera un evidente paradosso: un numero ridotto di magistrati e di cancellieri è chiamato a gestire un volume di procedimenti straordinariamente elevato. La soluzione strutturale risiederebbe nell’incremento degli organici, ma ciò comporterebbe tempi lunghi e costi considerevoli; per tale ragione, ha osservato, il legislatore tende spesso a intervenire sulle procedure processuali nel tentativo di accelerare i tempi della giustizia, talvolta con il rischio di comprimere alcune garanzie fondamentali.

Il relatore ha inoltre espresso perplessità rispetto alla crescente tendenza ad inasprire il sistema disciplinare nei confronti dei magistrati, misura che rischierebbe di alimentare nell’opinione pubblica l’erronea convinzione che i malfunzionamenti del sistema giudiziario siano imputabili esclusivamente ai singoli giudici, ignorando il contesto di sovraccarico strutturale nel quale essi operano. In tale prospettiva, anche il tema della separazione delle carriere verrebbe talvolta utilizzato come strumento di contrapposizione politica, senza incidere in modo significativo sul problema centrale dell’enorme arretrato dei procedimenti.

Sono quindi seguiti i saluti istituzionali della sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, la quale, nel corso di un intervento articolato e particolarmente partecipato, ha espresso la propria convinzione di orientarsi verso il voto contrario alla riforma, ritenendo che alcune delle modifiche prospettate possano incidere sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sui principi costituzionali di autonomia e indipendenza della magistratura. La prima cittadina ha inoltre sottolineato come la questione della giustizia riguardi direttamente la qualità della democrazia e richieda pertanto un confronto pubblico serio, informato e partecipato, capace di coinvolgere la cittadinanza in un processo di riflessione consapevole.

A moderare l’incontro è stata la giornalista di ReggioToday Marcella Giustra, che ha guidato il dibattito con equilibrio favorendo l’alternanza degli interventi e stimolando il dialogo con il pubblico.

La parola è stata quindi affidata alla magistrata della Corte d’Appello di Reggio Calabria Caterina Asciutto, la quale ha svolto una relazione ampia e articolata dinanzi a una numerosa platea di cittadini, soffermandosi sui principali nodi problematici della riforma. Nel suo intervento ha illustrato in modo dettagliato come alcune delle modifiche prospettate possano incidere sulla piena autonomia della funzione giurisdizionale, principio cardine dell’ordinamento costituzionale.

La magistrata ha inoltre analizzato i modelli organizzativi adottati in altri ordinamenti europei, evidenziando come talune argomentazioni frequentemente utilizzate nel dibattito pubblico in particolare l’idea secondo cui la separazione delle carriere determinerebbe automaticamente una

maggiore efficienza del sistema giudiziario si fondino spesso su semplificazioni o su interpretazioni parziali dei dati comparatistici. Nel corso della sua relazione ha altresì richiamato il rischio di una strumentalizzazione politica del tema della giustizia, particolarmente accentuata nelle settimane che precedono la consultazione referendaria.

È quindi intervenuto l’autore del volume, il magistrato Alessandro Liprino, già avvocato e pubblico ministero e oggi consigliere presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, il quale ha illustrato le motivazioni che lo hanno indotto alla redazione dell’opera:” Il libro ha spiegatonasce dall’esigenza di offrire ai cittadini uno strumento di comprensione chiaro e documentato, capace di favorire un voto realmente informato e consapevole.

Nel corso della sua relazione Liprino ha analizzato i possibili rischi derivanti dall’eventuale approvazione della riforma, soffermandosi in particolare sul prospettato sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e sull’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare, destinata a giudicare i procedimenti a carico dei magistrati. Secondo l’autore, tali innovazioni potrebbero determinare effetti rilevanti sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sul funzionamento complessivo dell’ordinamento giudiziario. Allo stesso tempo ha evidenziato la necessità di individuare riforme alternative capaci di migliorare l’efficienza della giustizia senza compromettere le garanzie costituzionali.

Il dibattito che ne è seguito si è rivelato particolarmente vivace e partecipato: numerosi cittadini hanno preso la parola, rivolgendo quesiti e osservazioni ai relatori e contribuendo ad un confronto diretto e costruttivo su temi di grande rilievo istituzionale.

Tra gli interventi dal pubblico si è distinto quello della presidente del Tribunale di Sorveglianza Daniela Tortorella, che ha offerto un significativo contributo di riflessione a sostegno delle ragioni del “No”, richiamando l’importanza di preservare l’indipendenza della magistratura quale presidio essenziale dello Stato di diritto. Sono intervenuti inoltre gli avvocati Morisani e Morabito, i quali hanno arricchito il confronto con osservazioni provenienti dall’esperienza dell’avvocatura nelle aule di giustizia.

Alla serata hanno preso parte anche esponenti del mondo culturale, tra cui i poeti Nino Cotroneo e Pat Porpiglia, la cui presenza ha ulteriormente testimoniato il carattere trasversale dell’iniziativa e l’interesse che il tema della giustizia suscita anche negli ambienti culturali.

A concludere l’incontro, l’editore Franco Arcidiaco, che ha ricordato come la casa editrice Città del Sole Edizioni abbia aderito fin dalle prime fasi al progetto editoriale, riconoscendone il valore civile e divulgativo. Nel suo intervento ha sottolineato il ruolo fondamentale dell’editoria nel favorire la circolazione delle idee, il confronto democratico e la formazione di una coscienza civica consapevole, evidenziando come il libro rappresenti uno strumento di conoscenza volto ad avvicinare i cittadini ai temi della giustizia e delle istituzioni.

Il dibattito si è pertanto concluso nella comune consapevolezza che il confronto pubblico fondato su argomentazioni giuridiche, pluralità di voci e partecipazione democratica costituisca un passaggio imprescindibile per affrontare con responsabilità e trasparenza questioni che incidono profondamente sull’assetto costituzionale dello Stato e sulla tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.

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