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Turismo in Calabria, la Filcams Cgil incalza la Regione: “Bene più arrivi, ma servono lavoro stabile e diritti”

“Prendiamo atto con favore della crescita dei flussi turistici in Calabria. Più visitatori rappresentano certamente un’opportunità. Ma un assessore regionale che ha anche la delega al Lavoro dovrebbe avere l’onestà di rispondere ad una domanda semplice: quanti nuovi posti di lavoro stabili hanno prodotto le politiche turistiche della Regione Calabria?

Quanti contratti a tempo indeterminato sono stati creati? Quanti lavoratori sono usciti dalla precarietà? Quanti sono passati dal lavoro nero al lavoro regolare? Quanti hanno visto aumentare il proprio salario?

Perché se queste risposte non ci sono, allora il problema è evidente: si continua a misurare il turismo contando gli aerei, mentre nessuno misura la qualità del lavoro.

L’assessore Giovanni Calabrese presenta come una grande strategia gli accordi con le compagnie aeree low cost. Ma quei voli non arrivano gratuitamente: vengono sostenuti con risorse pubbliche, cioè con i soldi delle cittadine e dei cittadini calabresi. È quindi legittimo chiedere quale sia il reale ritorno economico per la Calabria.

Quanti di quei turisti restano sul territorio? Quanto spendono nelle attività locali? Quanto di quella ricchezza arriva realmente nelle buste paga delle lavoratrici e dei lavoratori del turismo, del commercio e dei servizi?

Perché se il risultato è un turismo “mordi e fuggi”, che produce grandi numeri negli aeroporti ma poco valore nelle comunità locali, il vero affare lo fanno le compagnie aeree, non la Calabria.

C’è poi una seconda questione che non può essere ignorata.

La Regione continua a destinare milioni di euro alle imprese e alle strutture ricettive per migliorarne l’offerta. È una scelta che può avere senso, ma manca completamente una condizionalità sociale.

Dov’è l’obbligo di creare nuova occupazione stabile? Dov’è il vincolo ad applicare i contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative? Dov’è il divieto di utilizzare contratti pirata, appalti al massimo ribasso, esternalizzazioni speculative o lavoro irregolare?

Non è più accettabile distribuire risorse pubbliche senza pretendere, in cambio, occupazione di qualità, salari dignitosi e pieno rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Ed è proprio qui che emerge la contraddizione più evidente.

Giovanni Calabrese non è soltanto assessore al Turismo. È anche assessore al Lavoro.

E allora dovrebbe sapere che il turismo calabrese continua ad essere uno dei settori dove si concentrano salari insufficienti, precarietà, lavoro stagionale, contratti pirata, lavoro nero e sfruttamento.

Di tutto questo, però, nelle interviste celebrative non c’è traccia.

Da mesi la Filcams CGIL Calabria chiede alla Regione l’apertura di un tavolo permanente sul turismo che coinvolga le organizzazioni sindacali, oltre alle associazioni datoriali. Non basta confrontarsi con chi rappresenta le imprese. Bisogna ascoltare anche chi rappresenta le migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni estate tengono aperti alberghi, villaggi turistici, ristoranti, campeggi, stabilimenti balneari, pubblici esercizi, commercio e servizi.

Le politiche regionali non possono continuare ad essere valutate soltanto dal numero dei passeggeri atterrati negli aeroporti. Il vero indicatore del successo dovrebbe essere un altro: quanti posti di lavoro buoni sono stati creati, quanti giovani hanno scelto di restare in Calabria perché hanno trovato un’occupazione dignitosa e quanti lavoratori hanno finalmente visto riconosciuti i propri diritti.

La Regione Calabria continua a finanziare l’offerta turistica. È arrivato il momento di investire anche nella dignità del lavoro.

Perché, come diciamo da mesi con la nostra campagna “Non c’è turismo senza di noi – Tourism Working Class”, senza le lavoratrici e i lavoratori del turismo non esiste alcun modello di sviluppo da celebrare.

Gli aerei possono anche essere low cost.

Il lavoro no.

La Calabria non ha bisogno di propaganda costruita sulle classifiche degli arrivi. Ha bisogno di una politica del turismo che produca sviluppo vero, redistribuisca ricchezza e migliori concretamente la vita di chi lavora.

Solo quando la crescita del turismo si tradurrà in occupazione stabile, salari migliori e diritti esigibili, potremo dire che la Calabria avrà davvero imboccato la strada giusta”.

E’ quanto si legge in un comunicato stampa dell Filcams Cgil Calabria.

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