«Di fronte a episodi come quello riportato in queste ore dalle testate giornalistiche locali non possiamo limitarci all’indignazione del momento. Occorre avere il coraggio di andare oltre il fatto di cronaca e porci domande scomode: che società stiamo costruendo? Che tipo di adulti siamo diventati?». Ad affrontare la questione è Andrea Barbuto, sociologo del Centro Calabrese di Solidarietà, che da oltre 20 anni si occupa di disagio giovanile in Calabria: «La violenza giovanile non nasce nel vuoto – spiega -. È il prodotto di un contesto più ampio, di un clima culturale in cui i modelli di riferimento trasmessi alle nuove generazioni risultano spesso distorti, contraddittori, inadeguati. Il mondo adulto, quello che dovrebbe educare, ispirare, orientare, ha evidentemente sbagliato qualcosa nella trasmissione di valori fondamentali. Oppure, e questa è la prospettiva più inquietante, ha costruito veri e propri disvalori, facendoli passare per norme accettabili».
L’analisi di Barbuto si concentra, quindi, sul contesto e sulla comunità educante: «Nelle nostre scuole, ma anche nelle famiglie e nella società in generale, manca un’educazione alla competenza emotiva. Ai giovani insegniamo a correre, a vincere, a emergere ad ogni costo, senza preoccuparsi di chi resta indietro e senza mai concentrarsi su sentimenti, empatia, rispetto. Alimentiamo il disincanto con frasi tossiche, diffondiamo esempi e modelli di comportamento in cui la violenza è un linguaggio normalizzato. Nel frattempo, ci lasciamo assorbire da polemiche sterili e contenuti superficiali che invadono gli schermi e svuotano la realtà. Così si costruisce, giorno dopo giorno, un mosaico inquietante. E non dovremmo stupirci se ci troviamo davanti a una generazione di giovani sfiduciati, demotivati, ammalati. Sì, ammalati. Perché anche la salute mentale, troppo spesso trascurata, è una delle vittime di questa deriva. E talvolta sembra che più che curare, cerchiamo di farli adeguare a un sistema che ha perso il senso dell’umano».
Sui temi del disagio giovanile, proprio il Centro Calabrese di Solidarietà guida il progetto “A Beautiful Mind”, coordinato dallo stesso Barbuto. Il progetto, recentemente presentato alla stampa e selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, coinvolge sette realtà del Terzo settore e dieci istituti scolastici di Catanzaro, Lamezia Terme e Soverato. Sono partner dell’iniziativa il settore Politiche sociali del Comune di Catanzaro e l’uoc di Neuropsichiatria infantile dell’Asp del capoluogo di regione.
Grazie al finanziamento ottenuto, da settembre, aprirà, a via Fontana Vecchia, un Centro diurno non medicalizzato che offrirà attività di socializzazione, di animazione e culturali ai minori in situazioni di fragilità e momenti di supporto e accompagnamento ai genitori, aiutandoli a comprendere e affrontare le difficoltà emotive dei figli e rafforzando il dialogo intergenerazionale e le relazioni familiari.
Inoltre, il Centro fornirà supporto e sostegno ai nuclei familiari dei minori, percorsi di formazione specialistica agli operatori (insegnanti, operatori scolastici, genitori, formatori, adulti di riferimento) circa il riconoscimento dei fattori di rischio in adolescenza e la programmazione di interventi riparatori.
Per ulteriori informazioni è attivo l’indirizzo e-mail prevenzione@ccscatanzaro.it.