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Il 10 aprile a Vibo Valentia il concerto “Donne, donne… eterni dei!”

C’è un momento, prima che la musica inizi, in cui tutto sembra possibile. Un attimo sospeso, carico di attesa, in cui il silenzio si fa emozione e il teatro prende vita. È da questa suggestione che nasce Vibo Verdiana, la stagione concertistica della Sezione A.Gi.Mus. di Vibo Valentia: un progetto che mette al centro l’esperienza dell’ascolto come incontro vivo, autentico, condiviso.

Partita lo scorso febbraio, la rassegna continua a intrecciare storie, voci e passioni, portando in scena non semplici concerti ma veri e propri racconti in musica, capaci di coinvolgere il pubblico in un dialogo intenso e partecipato. Il prossimo appuntamento si preannuncia tra i più significativi dell’intera stagione.

Venerdì 10 aprile, alle ore 18:00, presso l’Auditorium del Valentianum, andrà in scena “Donne, donne… eterni dei!”, un viaggio musicale tutto al femminile che attraversa ardore e fragilità, ironia e potenza espressiva restituendo al pubblico un affresco ricco di sfumature, emozioni e straordinaria intensità artistica. Protagoniste il soprano Federica Lacquaniti e la pianista Letizia Sansalone, interpreti di un programma raffinato e sorprendente.

Da Verdi – cuore pulsante della stagione – con pagine immortali tratte da Oberto, Il Trovatore e Otello, si attraversano epoche e stili: la grazia barocca di Scarlatti, l’eleganza francese di Fauré, il lirismo di Tosti, fino a incursioni meno consuete ma affascinanti come Baravalle e Mascagni. Non mancherà un momento di respiro con l’intermezzo pianistico di Cilea, a tessere un dialogo continuo tra voce e pianoforte.

“Donne, donne… eterni dei!” non è solo un titolo: è una dichiarazione. È uno sguardo che ribalta, accarezza e celebra l’universo femminile attraverso la musica, tra slanci drammatici e sorrisi sottili.

«Abbiamo voluto costruire un programma che mettesse al centro la figura femminile non come semplice musa ma come voce viva, complessa e sorprendente», dichiara il direttore artistico Andrea Brissa. «Questo concerto attraversa caratteri, epoche e linguaggi diversi, mantenendo sempre uno sguardo teatrale e coinvolgente. È un invito al pubblico a lasciarsi trasportare, ma anche a riconoscersi nelle tante sfumature dell’animo umano che la musica riesce a raccontare.»

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