“Stamattina, con un atto di sfida (privata) alla bellezza di Pizzo Calabro e alla legalità nazionale, l’araucaria secolare (circa 140 anni), monumentale (oltre 30 metri di altezza), è stata capitozzata. L’intervento dei Carabinieri ha impedito che non ne rimanesse nulla, ma la bellezza e la monumentalità storica sono state compromesse.
Quello che era l’albero simbolo dell’intelligenza e della civiltà di Pizzo Calabro (VV) e che, una volta dichiarato ufficialmente “monumentale”, avrebbe richiamato ancora più migliaia di turisti, ora, a causa della decisione di pochi soggetti privati, è diventato esattamente il contrario.
Si auspica ora lo sdegno e la reazione dell’intera città, oltre all’intervento immediato ed efficace della Procura della Repubblica. Purtroppo, si è passati dalla tutela della monumentalità arborea alla tutela della legalità violata.
Dispiace davvero che il privato che ha disposto il taglio non si sia reso conto che il suo futuro albergo, se pubblicizzato come sorto ai piedi di uno degli alberi più singolari e monumentali d’Italia, avrebbe reso molto di più, in termini economici e di notorietà, rispetto a un albergo “con piscina”.
Di alberghi con piscina ce ne sono migliaia; di alberghi con un’araucaria monumentale ce ne sarebbe stato solo uno: il suo.
Appena due settimane fa il Comune, tramite il funzionario arch. Marcello De Vita, aveva avviato presso la Regione Calabria il procedimento per la dichiarazione di monumentalità dell’araucaria. Vi era stato anche il sopralluogo dei Carabinieri Forestali per accertarne il pregio e la notizia era stata ampiamente riportata dalla stampa. Il proprietario non poteva non esserne a conoscenza.
Nella relazione specialistica inviata dal Comune era stato dimostrato che l’albero rispondeva ad almeno cinque dei sette criteri previsti dalla legge per la dichiarazione di monumentalità (ne sarebbe bastato anche solo uno).
Criterio dell’età e delle dimensioni: età stimata tra 120 e 140 anni; circonferenza del tronco di 3,60 metri; altezza di circa 30 metri.
Criterio della forma e del portamento: la struttura della chioma rispecchiava il potenziale di espansione della specie, con un portamento dominante sull’intero centro storico di Pizzo Calabro e ottime condizioni vegetative.
Criterio dell’architettura vegetale: l’albero costituiva un elemento di connessione vegetazionale dell’intero tessuto storico e del palazzo ottocentesco di cui era parte integrante, caratterizzando in modo unico la corte d’ingresso.
Criterio storico-culturale: per la sua imponenza è stato una costante iconografica e scenica degli eventi del Novecento a Pizzo Calabro.
Criterio paesaggistico: l’albero rendeva il paesaggio unico e riconoscibile, rappresentando identità e continuità storica della città. L’assenza di alberi di simili dimensioni nel centro storico lo rendeva una vera rarità paesaggistica. Inoltre, la sua posizione a meno di 300 metri dalla costa lo qualificava come bene paesaggistico ai sensi del D.Lgs. 42/2004.
Il book fotografico allegato, con immagini dai primi del ’900 fino al 20 marzo scorso, documentava chiaramente tutto questo.
E oggi è accaduto quanto denunciato.
Italia Nostra A.P.S. invita tutte le associazioni, locali e nazionali, impegnate nella tutela del patrimonio ambientale e culturale e della legalità, nonché tutti i cittadini, a esprimere il proprio sdegno e a partecipare a un prossimo incontro pubblico nella piazza centrale di Pizzo.
Chiede inoltre che la Procura della Repubblica intervenga con decisione: è in gioco la credibilità, nazionale e internazionale, di Pizzo e dell’intera Calabria”.
E’ quanto su legge in un comunicato stampa di Italia Nostra A.P.S. – Sezione di Vibo Valentia.
