La demolizione della tendopoli di San Ferdinando rappresenta, per il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, un punto di svolta che dovrà segnare la fine definitiva di una vicenda durata decenni. Presente all’avvio delle operazioni di smantellamento dell’insediamento nel Reggino, il governatore ha ribadito la necessità di impedire che situazioni analoghe possano ripetersi.
“Questa pagina a San Ferdinando deve chiudersi definitivamente, non deve più riaprirsi, perché è una vergogna nazionale che la Calabria ha ospitato, purtroppo, per trent’anni”, ha dichiarato Occhiuto.
Secondo il presidente della Regione, il risultato è stato possibile grazie alla collaborazione tra Governo, Prefettura, amministrazioni locali e Regione, che hanno operato nell’ambito degli strumenti previsti dal decreto Caivano.
“Oggi le ruspe stanno abbattendo tutto ma credo che questa volta, grazie al lavoro di coordinamento fatto dalla Prefettura, al lavoro svolto dai sindaci insieme al governo, che ha utilizzato tutti gli strumenti straordinari del decreto Caivano, insieme alla Regione, possiamo costruire un sistema integrato di azioni per includere davvero questi braccianti. Non basta accogliere, bisogna davvero fare una inclusione che dia la possibilità a queste persone di vivere una vita civile”.
Occhiuto ha poi evidenziato l’obiettivo di trasformare questa esperienza in un modello positivo anche sotto il profilo dell’integrazione dei lavoratori stagionali.
“Vorrei che la Calabria potesse rappresentare un esempio emblematico anche da questo punto di vista. Per questo abbiamo investito risorse, provenienti dal governo nazionale, per accompagnare i braccianti nei luoghi di lavoro, per dare loro la possibilità di essere alloggiati”.
Nel suo intervento il governatore ha infine richiamato l’attenzione sul fenomeno del caporalato, sottolineando come le criticità non riguardino soltanto il reclutamento della manodopera, ma anche le condizioni di trasporto e di accoglienza dei lavoratori.
“Il caporalato si annida nei trasporti dei braccianti sui luoghi di lavoro, nella disponibilità di case, dove a volte vivono in 10-12 nella stessa casa e questo non è giusto, non è degno di un paese civile. Sono molto felice che la Calabria abbia avuto dei sindaci che hanno dimostrato questa sensibilità lavorando sul campo insieme alla Prefettura, al governo e alla Regione”.
