Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione dell’anniversario della tragica uccisione del Maresciallo dei Carabinieri Antonio Sanginiti, avvenuta il 30 agosto 1951 a Delianuova per mano della ‘ndrangheta, intende rinnovarne la memoria, restituendola al presente come testimonianza viva e necessaria.
La vicenda di Sanginiti ci parla ancora oggi con la forza di una storia esemplare. Comandante della stazione dei Carabinieri di Petrizzi, incarnò l’essenza del servizio allo Stato con una dedizione incrollabile, opponendosi con fermezza alla violenza criminale che già allora si imponeva nella vita quotidiana delle comunità calabresi. La sua morte, provocata dalla vendetta di un giovane di appena diciannove anni, Angelo Macrì, ci rivela con drammatica chiarezza come la mafia riesca a insinuarsi nelle vite dei più giovani, piegando affetti, fragilità e senso di appartenenza familiare per trasformarli in strumenti di violenza.
L’episodio, analizzato da una prospettiva sociologica, mostra il meccanismo attraverso cui la criminalità organizzata non si limita a commettere reati, ma costruisce un vero e proprio modello culturale alternativo, capace di deformare valori e identità. È questa la sua forza più insidiosa: presentarsi ai ragazzi come orizzonte possibile, offrire un ruolo e un riconoscimento che lo Stato e la società, in certi contesti, non sempre riescono a garantire.
In questo scenario la memoria di Sanginiti diventa non soltanto un doveroso tributo, ma un richiamo urgente alla responsabilità collettiva. Non basta ricordare il coraggio dei servitori dello Stato caduti per difendere la legalità, è necessario trasformare il loro sacrificio in un progetto educativo concreto. La mafia non si sconfigge soltanto con la repressione, ma soprattutto con la cultura, con la diffusione di un senso civico che restituisca ai giovani la possibilità di scegliere la via della dignità e della libertà.
La scuola rappresenta in questo percorso il presidio più autentico. Non è soltanto il luogo in cui si trasmettono conoscenze, ma la comunità viva in cui si formano coscienze critiche, in cui si impara a distinguere la giustizia dalla prevaricazione, in cui si scopre che la legalità non è un’imposizione, ma la condizione stessa della libertà. I docenti, con la loro opera quotidiana, svolgono un ruolo insostituibile: ogni lezione può diventare un atto di resistenza civile, ogni parola un seme di consapevolezza capace di spezzare la catena del silenzio e della rassegnazione.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita dunque a considerare la memoria di Antonio Sanginiti come una responsabilità che riguarda ciascuno di noi. Non possiamo permettere che i giovani siano attratti dalla falsa promessa di potere e riconoscimento che la mafia offre. Solo educando, solo dando loro strumenti per comprendere e scegliere, possiamo costruire una società in cui la legge non sia temuta ma riconosciuta come garanzia di libertà, e in cui la violenza non sia più considerata un destino inevitabile.
Ricordare Antonio Sanginiti significa allora riaffermare con forza che la criminalità organizzata non è invincibile, che il sacrificio di chi ha difeso lo Stato non è stato vano, e che la scuola, con i suoi docenti e con i suoi studenti, resta la più solida barriera contro l’avanzare della cultura mafiosa. È in questa convinzione che il CNDDU rinnova il proprio impegno a promuovere l’educazione alla legalità come strumento di emancipazione e di riscatto.
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CNDDU: “Nel ricordo del maresciallo Sanginiti, ucciso dalla ‘ndrangheta a Delianuova (RC), un appello all’impegno civile ed educativo”
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