Emergono nuovi elementi nell’inchiesta sulla strage di Amendolara, costata la vita a quattro lavoratori stranieri morti all’interno di un veicolo incendiato. Tra gli atti dell’indagine figura la testimonianza di un conoscente di uno degli arrestati, che avrebbe riferito agli investigatori una confessione ricevuta telefonicamente poche ore dopo il delitto.
Le vittime sono il cittadino pakistano Waseem Khan, 29 anni, e gli afghani Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e Safi Iayjad, 27 anni. Per il quadruplice omicidio si trovano in carcere i connazionali Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi trentunenni, accusati di omicidio plurimo aggravato.
L’uomo che ha reso dichiarazioni ai carabinieri si è presentato spontaneamente agli investigatori raccontando quanto, a suo dire, gli sarebbe stato confidato da Ali Raza nel corso di una telefonata. Il suo resoconto è stato inserito nel decreto di fermo successivamente convalidato dal giudice per le indagini preliminari di Castrovillari.
“Dopo aver terminato il lavoro verso le 15:30, stavo rientrando a Corigliano-Rossano. Giunto nei pressi del distributore Ip lungo la Statale 106, ad Amendolara, ho notato la presenza di forze dell’ordine e vigili del fuoco”, ha raccontato il testimone agli inquirenti.
L’uomo ha spiegato di aver appreso sul posto che alcune persone di nazionalità pakistana erano morte a seguito di un incendio e di aver quindi deciso di contattare Ali Raza.
“Alle 16:43 ho provato a chiamarlo per sapere se fosse informato dell’accaduto e se conoscesse le persone coinvolte”, ha riferito.
Secondo il racconto messo a verbale, la prima chiamata sarebbe rimasta senza risposta, ma poco dopo sarebbe stato lo stesso Ali Raza a richiamarlo.
“Quando mi ha richiamato gli ho chiesto cosa fosse successo. Lui mi ha detto che l’auto andata a fuoco era la sua e che era stato lui stesso a incendiarla con le persone all’interno”, ha dichiarato il testimone.
Alla richiesta di spiegazioni, l’arrestato avrebbe fornito una motivazione legata a una lite avvenuta poche ore prima.
“Mi ha spiegato che quella mattina le vittime avevano avuto una discussione con suo fratello e con un amico, arrivando anche ad aggredirli fisicamente. Io gli ho risposto che aveva sbagliato e subito dopo la telefonata si è interrotta”, ha aggiunto.
Le dichiarazioni sono considerate dagli investigatori un elemento rilevante nell’ambito dell’inchiesta, anche se restano ancora oggetto di verifiche e riscontri investigativi. L’attività degli inquirenti prosegue per ricostruire in modo definitivo dinamica, movente ed eventuali responsabilità nella vicenda.
