“La Calabria continua a registrare un dato estremamente preoccupante: la migrazione
sanitaria verso altre regioni incide per circa 326 milioni di euro annui, collocando il nostro
territorio in ultima posizione in questa “classifica”. Un fenomeno che, negli ultimi anni, ha
mostrato un ulteriore incremento, con conseguenze pesanti sia sul piano economico che su
quello sociale per i cittadini Calabresi.
Dietro questi numeri non ci sono solo dati, ma persone costrette a spostarsi per curarsi,
affrontando disagi, costi e distanze spesso in condizioni di salute già compromesse, che
incidono profondamente sulla qualità della vita. Alla base di questa situazione vi è, tra le
principali cause, la carenza di strutture adeguate, tecnologie moderne e condizioni operative
che consentano ai professionisti sanitari di lavorare al meglio delle proprie competenze.
Troppo spesso, infatti, medici e operatori si trovano a operare in contesti che limitano le loro
potenzialità e rendono difficile anche lo sviluppo di attività di ricerca e innovazione.
Investire in infrastrutture sanitarie, dotazioni tecnologiche e percorsi di ricerca non
rappresenta soltanto una risposta ai bisogni dei cittadini, ma può diventare una leva
strategica per invertire questa tendenza, rendendo la Calabria nuovamente attrattiva anche
per quei professionisti calabresi che oggi lavorano fuori regione.
Accanto a questo quadro, non si può non richiamare l’attenzione sulle condizioni della sanità
nelle aree interne. In questi territori, già segnati da spopolamento e carenza di servizi, il
diritto alla salute è sempre più difficile da garantire. I cittadini sono spesso costretti a
percorrere lunghe distanze per accedere a visite specialistiche o a strutture adeguate, con
tempi di attesa e difficoltà logistiche che incidono concretamente sulla vita quotidiana,
alimentando un diffuso senso di insicurezza rispetto alla possibilità di ricevere cure
tempestive.
Le aree interne subiscono in maniera più evidente gli effetti di una programmazione sanitaria
distante dai reali bisogni del territorio. La riduzione dei presidi, la carenza di personale e le
difficoltà nel garantire continuità assistenziale rendono necessari interventi urgenti e mirati, a
partire dal rafforzamento della medicina territoriale e dal potenziamento dei servizi di
emergenza-urgenza.
Un’ulteriore criticità riguarda la medicina di base. Oggi è sempre più difficile trovare medici di
medicina generale disponibili a operare nei piccoli comuni delle aree interne, lasciando
intere comunità prive di un riferimento sanitario essenziale.
Su questo punto è necessario un cambio di passo deciso. La politica deve intervenire
affinché il sistema della medicina territoriale risponda in modo più efficace ai bisogni reali
delle comunità, rafforzando il ruolo delle ASP nella programmazione e nell’organizzazione
dei servizi.
È indispensabile prevedere meccanismi che garantiscano una presenza effettiva dei medici
di medicina generale anche nei territori più disagiati e meno “attrattivi”, superando le attuali
criticità del modello e assicurando una distribuzione più equa sul territorio.
Garantire il medico di base non può essere lasciato al caso o alla sola disponibilità
individuale, ma deve diventare una priorità del sistema sanitario.
Ridurre la migrazione sanitaria, rafforzare i servizi nelle aree interne e garantire una
presenza capillare della medicina di base sono sfide diverse ma strettamente connesse, che
richiedono una visione chiara e un impegno concreto.
Garantire il diritto alla salute significa garantire dignità e futuro alle comunità calabresi”.
Così in una nota Francesco Rago,
Segretatio PD e Consigliere Comunale di San Lorenzo Bellizzi (Cs).
