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Crisi del piccolo commercio, Benvenuto (CNA Agroalimentare Calabria): “Necessario un tavolo regionale per la sperimentazione dei centri commerciali diffusi”

Ragionare concretamente su un modello di centro commerciale diffuso che permetta al Sud di mettere un freno alla progressiva scomparsa del commercio di prossimità indotta dal dominio, specie nel settore agroalimentare, della grande distribuzione.

A proporlo è il portavoce Agroalimentare CNA Calabria Giovanni Benvenuto intervenendo sui dati di indagine presentati dalla Confederazione all’Autorità Antitrust che evidenziano come la crescente concentrazione dei canali distributivi stia mettendo sotto pressione migliaia di imprese artigiane e piccole aziende dell’agroalimentare.

CNA Calabria propone l’apertura di un tavolo regionale che coinvolga istituzioni, associazioni di categoria e amministrazioni comunali per definire un piano sperimentale di Centri Commerciali Diffusi nei principali borghi calabresi

“Tra il 2012 e il 2023 oltre la metà dei piccoli negozi alimentari italiani ha chiuso i battenti. Un dato che non rappresenta soltanto una perdita economica, ma anche sociale e culturale. In Calabria il problema assume contorni ancora più preoccupanti. Molti dei nostri centri storici si stanno svuotando. Le serrande abbassate aumentano anno dopo anno, mentre attività commerciali, botteghe artigiane e piccoli produttori faticano a trovare spazi e condizioni sostenibili per operare”, afferma Benvenuto.

“Ritengo che sia arrivato il momento di avviare una grande riflessione regionale sul modello del Centro Commerciale Diffuso. Anziché – spiega – continuare a concentrare servizi e commercio in strutture periferiche, occorre riportare vita economica nei borghi e nei centri storici, trasformandoli in una rete commerciale integrata capace di valorizzare identità, artigianato, agroalimentare, turismo e cultura”.

“Immaginiamo – continua – vie storiche dove produttori locali, enoteche, botteghe artigiane, laboratori del gusto, attività ricettive e ristorazione possano beneficiare di incentivi mirati, fiscalità agevolata, servizi condivisi, marketing territoriale e strumenti digitali comuni. Ogni borgo potrebbe diventare un centro commerciale naturale a cielo aperto, dove l’esperienza di acquisto si intreccia con la storia, il paesaggio e le tradizioni del territorio”.

“La vera sfida non è aprire nuovi spazi commerciali. È riportare persone, imprese e servizi nei luoghi che rischiano di essere abbandonati – aggiunge Benvenuto – Riqualificare i centri storici significa sostenere le piccole imprese, contrastare lo spopolamento, valorizzare il turismo e rafforzare l’identità delle nostre comunità”.

 

 

 

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