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Nidificazioni di Caretta caretta in calo nel 2026, ma la Calabria si conferma tra le regioni leader con 50 nidi

Le tartarughe marine Caretta caretta rallentano il ritmo delle nidificazioni lungo le coste italiane, ma la Calabria continua a occupare un ruolo di primo piano nel Mediterraneo occidentale. È quanto emerge dalle prime stime diffuse dal progetto europeo Life Turtlenest, coordinato da Legambiente, che fotografa una stagione meno intensa rispetto ai due anni record precedenti, senza però destare particolari preoccupazioni.

Alla prima settimana di agosto i nidi censiti sulle spiagge italiane sono circa 280, un dato inferiore a quello registrato nello stesso periodo del 2025, quando erano già stati superati i 600 siti di deposizione, poi diventati oltre 700 a fine stagione.

Secondo Legambiente, il calo è riconducibile a un normale ciclo biologico della specie. «Le femmine di tartaruga marina non depongono ogni anno. Dopo una stagione riproduttiva hanno bisogno, generalmente, di due o tre anni per ricostituire le riserve energetiche necessarie alla produzione di un nuovo carico di uova», spiegano i responsabili del progetto.

L’associazione sottolinea inoltre che «le ultime due stagioni hanno registrato un numero eccezionale di nidificazioni ed è quindi fisiologico che una parte consistente delle femmine che hanno deposto nel 2024 e nel 2025 non torni a farlo nel 2026». Per questo motivo, precisano ancora gli esperti, «oscillazioni come quella osservata quest’anno rientrano nella normale dinamica della specie e non modificano il quadro generale».

Negli ultimi dieci anni, infatti, l’Italia è diventata una delle principali aree di nidificazione del Mediterraneo occidentale, grazie a un’espansione dell’areale riproduttivo favorita, secondo gli studiosi, sia dal progressivo riscaldamento delle acque legato ai cambiamenti climatici sia dal possibile aumento della popolazione mediterranea di Caretta caretta.

La Sicilia guida la classifica nazionale con circa 129 nidi, seguita proprio dalla Calabria, che ne conta 50, davanti a Puglia (38) e Campania (37). Più distanziate le altre regioni: Lazio (9), Toscana (7), Sardegna (5), Basilicata (4) e Abruzzo (1).

Gli stessi promotori del monitoraggio precisano che, soprattutto per Calabria e Puglia, i numeri sono ancora provvisori, poiché alcune reti territoriali completeranno la raccolta e la diffusione dei dati soltanto al termine della stagione riproduttiva.

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