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Reddito di Merito, la FLC CGIL Calabria: “Così si premiano le disuguaglianze”

La FLC CGIL Calabria esprime profonda contrarietà e forte preoccupazione in merito all’iniziativa regionale denominata “Reddito di Merito”. Lo stanziamento di 15 milioni di euro destinato esclusivamente a premiare le eccellenze accademiche, senza alcun vincolo legato alla condizione economica degli studenti, rappresenta un atto politicamente miope che tradisce la funzione sociale dell’Università e ignora le reali sofferenze del territorio.

Come sindacato della conoscenza, ribadiamo con forza che il “merito” non è una variabile indipendente dal contesto sociale. Prevedere bonus fino a mille euro prescindendo dai criteri ISEE significa, nei fatti, premiare chi ha già avuto la fortuna di partire da una posizione di vantaggio.

«Non possiamo accettare un sistema che ignora chi, per studiare, è costretto a lavorare o vive in contesti di fragilità economica», dichiara la Segreteria regionale FLC CGIL. «Uno studente che mantiene la media del 27 lavorando otto ore al giorno compie uno sforzo immensamente superiore rispetto a chi può dedicarsi esclusivamente allo studio. Questo provvedimento premia il risultato finale ignorando la fatica del percorso».

Mentre la Regione Calabria insegue promesse elettorali con misure simboliche che riguarderanno solo il 7-8% della platea studentesca, il sistema del diritto allo studio continua a soffrire. Le attuali borse di studio sono insufficienti, i trasporti per i fuorisede carenti e i costi degli affitti ormai insostenibili.

Chiediamo al presidente Occhiuto: perché investire 15 milioni in un premio di facciata invece di destinarli al potenziamento delle borse di studio per gli “idonei non beneficiari” o all’abbattimento delle tasse universitarie per le fasce medio-basse?

Richiamando il monito di Papa Francesco sulla meritocrazia come «legittimazione etica della disuguaglianza», la FLC CGIL Calabria esprime inoltre forte preoccupazione per il messaggio culturale che questo provvedimento veicola. Alimentare un’ipercompetitività basata solo su voti e velocità non fa che esasperare l’ansia da prestazione e il disagio psicologico tra i giovani.

L’Università deve essere un luogo di emancipazione e crescita collettiva, non una gara di velocità dove chi rimane indietro viene invisibilizzato. L’istruzione deve tornare a essere un diritto universale e non un premio per pochi fortunati.

La nostra battaglia continuerà nelle aule e nelle piazze, a sostegno di quella maggioranza silenziosa di studenti e famiglie che chiedono equità, solidarietà e un reale investimento sul futuro.

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