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Tonno Callipo, Chirumbolo rilancia il settore giovanile: “Costruiamo in casa le giocatrici e i campioni del futuro”

Un’altra stagione, vissuta intensamente fino ai primi di luglio anche con il Summer Camp 2026 per Tonino Chirumbolo, responsabile del settore giovanile della Tonno Callipo. Bilanci, programmi, ambizioni in questa chiacchierata di inizio nuova stagione, tenendo sempre la barra dritta sugli obiettivi da perseguire, con la consapevolezza che c’è ancora tanto da fare, ma quando a sorreggere il tutto ci sono passione ed entusiasmo ogni traguardo non può essere precluso…

Allora Tonino, ancora con la Tonno Callipo: vuoi tracciare un bilancio a 360 gradi di quest’ultima stagione …

“È stato un anno di costruzione: a differenza del settore maschile, sul fronte femminile siamo partiti praticamente quasi da zero. Ma i numeri ci stanno dando ragione: nei nostri Centri di Avviamento allo Sport sono aumentate le tesserate dai 12 ai 14 anni che fanno pallavolo. Ma abbiamo anche tanti bambini dai 7 ai 9 anni che vengono a fare semplicemente avviamento allo sport. In questo caso la pallavolo non è un fine ma è un mezzo e da questo punto di vista è stato veramente un anno soddisfacente. Certo per avere i risultati avuti coi maschietti ci vorrà del tempo: dovremo costruire ancora di più e meglio, diventando più incisivi sul territorio sul reclutamento. Così come siamo riusciti al maschile contiamo di farcela al femminile. Ricordo che in passato il settore maschile attingeva anche fuori dalla Calabria, ma all’inizio tanto era di nostro. Basti pensare che la Tonno Callipo che vinse lo scudetto Under 14 era tutta vibonese. Quindi sfruttiamo il nostro territorio e poi magari prendere anche prospetti di fuori, con l’ambizione di competere con le grosse realtà con cui duelliamo a livello di prima squadra”.

A livello agonistico le varie under, maschili e femminili, come sono andate?

“In modo soddisfacente. Con gli Under 15, quasi tutti più piccoli, abbiamo fatto esperienza. Invece nell’Under 13 siamo riusciti ad arrivare alle finali regionali, vincendo il titolo provinciale che per noi è già un grosso risultato essendo partiti da zero, anche dopo che si era interrotta l’attività per poi riprenderla. Con le femminucce invece ci scontriamo con realtà, com’è naturale che sia, più avanti. Però anche lì c’è stato un buon lavoro da parte di Matteo Tarzia e Stefano De Cicco, che hanno portato queste ragazzine a competere ad un buon livello. Anche in Seconda Divisione abbiamo ottenuto discreti risultati, al pari dei tornei Under 14 e 16, riuscendo a superare squadre con cui invece l’anno prima avevamo perso e ciò è un segnale positivo. Questa è la strada da perseguire, ma servirà tempo. L’importante sarà dedicarsi ai gruppi di 12-13 anni, è lì che dobbiamo seminare perché l’ambizione è di formarci in casa le giocatrici del futuro. Certo poi valorizzarne anche qualcuna di fuori fa parte dello schema di questa società, ma l’obiettivo è rivolgere l’attenzione al territorio ed alle ragazzine del nostro vivaio”.

Come si fa ad essere incisivi?

“Cercando di non accontentarci dei piccoli risultati ma proporci ogni volta in maniera ancora più attenta e veemente. Perché la concorrenza con gli altri sport, tralasciando quella naturale che può esserci con le altre società, è notevole. C’è anche da dire che al femminile la possibilità di reclutamento è molto più ampia e questo è uno dei motivi per cui la società sta investendo. Col maschile, lo hanno dimostrato anche le nostre recenti finali nazionali, riuscire a portare ragazzi di un certo valore qui scontrandosi con le grandi realtà del Centro-Nord, è purtroppo pressoché impossibile.

Quest’anno abbiamo avuto una Under 19 comunque forte, però quando esci dai confini regionali ti accorgi della differenza, soprattutto a livello fisico. Certo l’intelaiatura dell’Under 19 è quella che poi ha vinto il campionato di Serie B, per cui tutti i ragazzi hanno fatto vedere il proprio valore e la vittoria finale lo testimonia ampiamente”.

In quest’ultimo tuo biennio c’è stato l’appeal delle prime squadre verso i più piccoli?
“È stato un ‘innamoramento’ graduale: è ovvio che il risultato incide. Personalmente penso sia preferibile avere una squadra che lotti per la promozione, piuttosto che una di Serie A che faccia un campionato di metà classifica. In questa ottica è visibile l’interesse che porta il ragazzino al Palazzetto e magari vedere vincere la propria squadra gli crea entusiasmo, che poi trasmetterà ai genitori che li accompagnano. Noi dobbiamo creare questo tipo di mentalità, in cui la partita è il momento finale di una settimana di lavoro per giocatori, tecnici, società ma anche per le famiglie come completamento dell’attività settimanale. Ed è quello che è successo la scorsa stagione nelle ultime partite di campionato di B1, visto che abbiamo avuto una grande partecipazione da parte dei bambini dei nostri CAS, cosa che non era successa all’inizio, ed anche dei loro genitori. Così finalmente si è rivisto il Palazzetto pieno come nei momenti belli del passato”.

Una stagione indimenticabile quella appena andata in archivio: qual è stata la chiave per la promozione della maschile in A3?

“È inutile nascondersi: Boiko è un giocatore che ha letteralmente spostato i livelli. Merito anche di coach Lanci che lo ha fatto crescere molto, al pari dei compagni che sono cresciuti assieme a lui. Quindi un giocatore determinante ma che ha avuto attorno a sé terreno assolutamente fertile. E lì è stato tutto un crescendo fino ai play-off, dove si è vista una maturità della squadra fuori dal normale. Quindi probabilmente senza Boiko il campionato non l’avremmo vinto ma non l’avremmo fatto nemmeno se non avessimo avuto questi ragazzi e questa crescita, soprattutto a livello di mentalità, perché da questo punto di vista sono stati tutti fantastici”.

In A3 ci si divertirà?

“È dura. Perché abbiamo una squadra giovane al di là di 2-3 elementi che hanno già fatto la A3. Però c’è una differenza: quando si ha una squadra di adulti già esperti, farla migliorare anche di un po’ significa aver fatto un lavoro straordinario. Con una squadra così giovane come la nostra invece, i margini di miglioramento sono altissimi specie con un tecnico come Lanci, che è molto attento a questi aspetti. Per cui credo che ci si possa togliere qualche soddisfazione, fermo restando che sarà un campionato molto difficile avendo visto molti organici importanti, però ci proveremo e speriamo di divertirci come l’anno scorso”.

E dell’inedita Serie A3 femminile con la prima fase che finirà già a febbraio, per poi continuare con i play-off, cosa pensi?

“Complicato come tutte le cose di cui non si ha un metro di paragone. Lo stesso allenatore Saja mi diceva che il nuovo campionato dovrebbe equivalere al livello alto della Coppa Italia disputata l’anno scorso. Analisi assolutamente condivisibile e giusta. C’è stata qualche difficoltà a creare la squadra perché, al di là che comunque la società ha delle risorse, non è quello il punto. Bensì il fatto che, non conoscendo il valore di un torneo nuovo come la A3 accade che una giocatrice di buon valore preferisca fare la terza o la quarta in A2 piuttosto che giocare in A3, ed era successo anche alla nascita della A3 maschile. Servirà tempo affinché le giocatrici comincino a vedere la A3 come una categoria di prestigio. Intanto però, bisogna fare i conti con l’incapacità di lettura reale di questo campionato.

Certo la squadra è stata costruita per fare un buon campionato aggiungendo alle riconfermate, già di valore, alcuni elementi chiave per crescere ancora di più. Poi è tutto da vedere e ritengo che fare un buon campionato è sicuramente possibile, però vincerlo è un’altra cosa, essendo necessarie una serie di componenti straordinarie che vanno dalla capacità all’organizzazione ed a tanta fortuna”.

Concludiamo con una battuta ma poi non tanto, tu conosci molto bene il Presidente Callipo, che ovviamente vorrà vincere…

“Il Presidente vuole sempre vincere, però il Presidente è anche una persona che vuole farlo quando sa che è possibile e soprattutto sa vedere vittorie dove altri non le vedono. Ciò credo sia una costante di questa società: ovvero sapere come si lavora e che a volte quello che può essere un apparente non risultato, ha dietro dinamiche che inducono all’ottimismo. La cosa immediata quando vinci è che hai subito percezione del risultato positivo: a volte però ci sono vittorie che non sono visibili a chi non è dentro, ma che ci fanno capire che il lavoro fatto è comunque di buon valore. Il Presidente ha questa capacità, ovvero comprendere quando una vittoria può essere legata anche ad altri aspetti”.

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