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Documento approvato dalla segreteria regionale del PCUP: “Strage di Amendolara, il NON diritto”

“La Segreteria Regionale del PCUP riunitasi il giorno 15 giugno scorso, ha approvato all’unanimità il seguente Ordine del Giorno:
“Abbiamo riflettuto molto se e come esprimere la nostra riflessione in merito alla bruttissima vicenda avvenuta ad Amendolara: è giusto manifestare grande sensibilità e solidarietà davanti a giovani che muoiono in maniera violenta come in questo caso.
Ma tuttavia, è necessario domandarsi il perché di tale violenza; il perché è accaduto ed è accaduto in Calabria terra storicamente proiettata verso al solidarietà sociale e verso i migranti; atteso che i Calaresi sono stati e sono essi stessi migranti.
L’uccisione barbara di quei 4 giovani migranti ci chiama a comprendere e combattere ed abiurare ogni forma di violenza; soprattutto quando la violenza umana rasenta la barbarie come in questo caso. ESISTE ANCORA IL DIRITTO AL LAVORO DIGNITOSO? ESISTE IL DIRITTO ALLA VITA?
È infatti oggi necessario provare a dare una risposta ad un dilemma che impegna i filosofi ed i giuristi: “è il potere che crea il diritto o è il diritto che crea il potere?”
Noi pensiamo che il diritto dovrebbe – ma oggi, purtroppo, vediamo che non è così – limitare il potere in modo da garantire il rispetto dei valori fondamentali costituzionalmente garantiti: il diritto ad un lavoro dignitoso, il diritto ad una retribuzione adeguata; il diritto di vivere in condizioni dignitose; il diritto di uguaglianza (o divieto della disparità di trattamento).
La strage di Amendolara ci dice che non è così: addirittura non è garantito nemmeno il diritto alla vita!
I Media ci hanno informato delle condizioni di vita in cui sono costretti i lavoratori in agricoltura.
Ci hanno notiziato come vengono sottopagati i lavoratori in agricoltura.
Ci hanno notiziato come vengono sfruttati.
Una vita da schiavi; addirittura una condizione peggiore degli schiavi impegnati nella raccolta del cotone nell’America dell’800!
Eppure siamo 2 secoli dopo.
Il potere che comanda; che comanda anche sulla vita degli uomini.
Purtroppo non sono vicende appena nate; tutt’altro; le tendopoli di Rosarno; l’agricoltura nella Piana pugliese o in quella campana ci dicono che è un fenomeno radicato e praticato da anni.
Cioè a tutti conosciuto.
E’ conosciuto ai Prefetti, ai Questori al Ministero dell’Agricoltura; al Ministero dell’Interno.
Ma allora ci chiediamo, perché il Governo non interviene?
Perché non riesce (o forse è meglio dire) non vuole?
Perché non ascolta il grido di dolore che arriva dai campi; dalle Organizzazioni sindacali?
Quante iniziative abbiamo avviato nel corso degli anni come Partito Comunista per migliorare la condizione dei contadini?
Eppure ci eravamo riusciti a migliorare le condizioni dei contadini.
La spinta offerta nei decenni successivi al fascismo era riuscita a dare dignità alle raccoglitrici di ulive, alle raccoglitrici di gelsomino, ai lavoratori del bergamotto.
Leggasi il libro “il Riscatto” dove Mommo Tripodi descrisse la sua vita di contadino, poi sindacalista nell’agricoltura, poi dirigente del P.C.I. poi rappresentante parlamentare.
Dove sono andate a finire tutte quelle conquiste; quei diritti, sacramentati in altrettante regole e norme di legge o contrattuali?
Stiamo vivendo -questa purtroppo è la verità – negli ultimi decenni, un regresso culturale e sociale che ha cancellato o fortemente ridotto conquiste sociali che davano all’Italia il primato universale di avanguardia civile e sociale.
Ultimi decenni contrassegnati – purtroppo – dalla mancanza dei partiti di sinistra organizzati e strutturati.
E così ha iniziato a prevalere il potere di chi comanda; dei grandi potentati che hanno il potere e condizionano anche l’intervento dello stato.
Nel mondo contadino, purtroppo, è oggi così. Ai grandi latifondisti si sono sostituiti le grandi imprese agricole che per ottenere guadagni eccessivi e sproporzionati adottano sistemi barbari ed incivili; utilizzando migranti sottopagati; che costringono a vivere in condizioni impietose; a lavorare senza orari; senza regole e senza diritti.
Siamo tornati, insomma agli albori del 900 e tutte le battaglie portate avanti dal PCI e dall’allora Sindacato che avevano affrancato i lavoratori in agricoltura.
Come Comunisti non possiamo permetterlo e, per questa ragione, abbiamo – per intanto – approvato questo documento con il quale vogliamo alzare la voce e richiamare alle responsabilità gravi; gravissime le Istituzioni (a partire dal Governo) che fanno finta che il problema non esiste”.

Così in una nota per la Segreteria Regionale PCUP Lorenzo Fascì.

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