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Film Festival, il cinema breve accende il Pollino: quattro giorni per portare il mondo a Castrovillari e Castrovillari nel mondo

Il cinema breve ha acceso il Pollino. E per quattro giorni Castrovillari è diventata molto più di una sede di festival: è stata un luogo di incontro, confronto e produzione culturale, capace di mettere in relazione autori, pubblico, giovani e professionisti provenienti da geografie e sensibilità differenti.

Dal 27 al 30 agosto, il Castello Aragonese, il CineTeatro Vittoria e Palazzo Cappelli hanno ospitato proiezioni, incontri, formazione e momenti di confronto, trasformandosi in una sorta di piattaforma culturale nella quale il territorio ha dialogato con il mondo attraverso il linguaggio universale delle immagini.
Si è chiusa così l’ottava edizione del Castrovillari Film Festival – Festival Internazionale del Cortometraggio d’Autore, organizzato dall’Associazione Culturale Chimera APS, con la direzione artistica di Antonio La Camera e Francesco Sottile.

Un’edizione che ha lasciato un segno non soltanto per la partecipazione e per la qualità della proposta, ma perché ha confermato una direzione precisa: portare il cinema internazionale nel cuore del Pollino e, nello stesso tempo, mettere il Pollino in relazione con il cinema internazionale.

È questa la chiave attraverso cui leggere il successo della quattro giorni.

Non soltanto numeri, dunque, ma relazioni. Non soltanto proiezioni, ma incontri. Non soltanto un cartellone, ma un progetto culturale che ha trovato nel territorio il proprio punto di partenza e nell’apertura internazionale la propria prospettiva.

1.395 OPERE DA 87 PAESI: LA FORZA DI UN FESTIVAL CHE È GIÀ OLTRE I CONFINI

Il dato più eloquente è arrivato molto prima dell’apertura del sipario: 1.395 opere provenienti da 87 Paesi per soli 14 posti disponibili.
È qui che il Festival ha misurato concretamente la propria capacità di attrazione.
Dietro quel numero ci sono autori, filmmaker, storie e visioni provenienti da cinque continenti che hanno scelto Castrovillari come luogo nel quale proporre il proprio lavoro.
La risposta internazionale ha quindi preceduto quella del pubblico e ha costituito la prima, significativa conferma della crescita della manifestazione.
La selezione ha portato nel Pollino uno spaccato della contemporaneità cinematografica: dalla Mongolia alla Francia, dalla Lituania al Belgio, fino alla Spagna, con opere italiane e calabresi chiamate a confrontarsi nello stesso spazio con linguaggi e sensibilità provenienti da altre parti del mondo.
Una Calabria che non ha chiuso le porte al mondo, ma le ha spalancate.

IL SUCCESSO È STATO NELL’INCONTRO

È stato soprattutto l’incontro a dare senso alle quattro giornate.
Il pubblico ha incontrato opere spesso lontane dai circuiti della distribuzione tradizionale. I giovani hanno potuto confrontarsi con professionisti e autori. Le produzioni internazionali hanno dialogato con quelle italiane e calabresi. Il centro della città si è trasformato in uno spazio culturale attraversato da linguaggi diversi.

Il Festival non si è limitato, dunque, a portare il cinema a Castrovillari.

Ha compiuto un passaggio ulteriore: ha fatto di Castrovillari un luogo di cinema.
È in questa trasformazione che il successo dell’edizione 2026 ha trovato la propria dimensione più autentica. La manifestazione ha abitato luoghi differenti, ha costruito occasioni di partecipazione e ha mantenuto per quattro giorni una continuità di attenzione, trasformando la rassegna in un’esperienza condivisa.

IL CORTOMETRAGGIO, NON UN FORMATO MINORE MA UNO SGUARDO SUL PRESENTE

Alla base del progetto rimane una scelta culturale netta: restituire al cortometraggio la piena dignità di linguaggio cinematografico autonomo.
In pochi minuti il cinema breve può concentrare una storia, una denuncia, una ricerca, un’emozione. Può sperimentare linguaggi, rompere convenzioni, affrontare temi contemporanei e offrire allo spettatore punti di vista capaci di spostare lo sguardo.
Alcune delle opere selezionate erano già transitate da festival di assoluto rilievo internazionale, tra Cannes, Berlino, Rotterdam e Venezia.
Il pubblico di Castrovillari ha avuto così accesso a un cinema spesso difficile da intercettare attraverso i normali circuiti distributivi: un cinema più libero, personale, sperimentale, capace di raccontare il presente senza necessariamente adeguarsi ai suoi formati più consueti.
Il Festival ha fatto di questa scelta non un limite, ma una precisa identità culturale.

IL MONDO È ARRIVATO NEL POLLINO. E IL POLLINO HA SAPUTO RACCONTARSI

È forse questo il risultato più importante dell’ottava edizione.
Il mondo è arrivato nel Pollino senza che il Pollino perdesse se stesso.
La presenza contemporanea di autori internazionali, italiani e calabresi ha dimostrato che apertura e identità non sono alternative. Al contrario, possono rafforzarsi reciprocamente.
La Calabria, in questi quattro giorni, non è stata semplicemente il luogo nel quale si è svolta una manifestazione.
È diventata parte del racconto.

Il territorio si è presentato attraverso la propria capacità di ospitare cultura, generare relazioni, valorizzare professionalità e costruire occasioni di confronto con una comunità cinematografica internazionale.

È qui che il Festival assume un valore che supera la singola manifestazione: dimostra che anche un territorio lontano dai grandi centri della produzione culturale può costruire un proprio spazio di autorevolezza, se possiede una visione e ha la capacità di sostenerla nel tempo.

I PREMI: IL RACCONTO DI UNA CINEMATOGRAFIA PLURALE

A sintetizzare la qualità della selezione sono stati i riconoscimenti assegnati dalla giuria, dal pubblico e dalle giurie speciali:
Miglior Cortometraggio: Concrete Kids di Saulius Baradinskas
Gran Premio della Giuria: Mambo Kids di Emanuele Tresca
Menzione Speciale della Giuria: Randaghi di Enrico Motti ed Emanuele Motti
Miglior Cortometraggio Calabrese: Nothing to Tell di Fabrizio Condino
Miglior Regia: Theo Montoya per Pelotón Trueno
Miglior Sceneggiatura: Lkhagvadulam Purev-Ochir per A South Facing Window
Miglior Attore: Alessandro Nicola Bernardo e Flavio Condemi per Mambo Kids
Miglior Attrice: Emma Gonzalez-Cammaret per Because of (U)
Miglior Fotografia: Nicolas Jardin per Because of (U)
Miglior Montaggio: Massimo Da Re e Lorenzo Pallotta per We Are Animals
Miglior Colonna Sonora Originale: Andrea Boccadoro per Concrete Kids
Premio del Pubblico: Vito di Samuele Leogrande
Premio Giuria Giovani: Happy Anniversary di Isabella Salvetti
Premio Studenti IIS Fermi-Pitagora-Calvosa: Vito di Samuele Leogrande
Premio Speciale “Autore Calabrese dell’Anno”: Gianluca Matarrese
Un palmarès che ha restituito la ricchezza dei linguaggi e delle professionalità incontrate durante la manifestazione, confermando la volontà del Festival di valorizzare tanto la dimensione internazionale quanto quella italiana e calabrese.

GIANLUCA MATARRESE: L’APPARTENENZA COME PONTE, NON COME CONFINE

Particolare significato ha assunto il Premio Speciale “Autore Calabrese dell’Anno” a Gianluca Matarrese.

In un Festival costruito sul confronto internazionale, riconoscere un autore calabrese ha significato affermare con chiarezza che l’appartenenza non è un confine, ma può diventare un punto di partenza.
La Calabria può guardare al mondo senza rinunciare alla propria voce.
E può farlo non soltanto ospitando ciò che arriva da fuori, ma valorizzando talenti capaci di portare quella voce oltre i confini regionali e nazionali.
Anche il rapporto con la Calabria Film Commission ha rafforzato il legame tra la manifestazione e il sistema cinematografico regionale.

«NON È STATO UN PUNTO DI ARRIVO. È STATA UNA NUOVA PARTENZA»

«Questa edizione ci ha restituito molto più di quanto sperassimo – hanno sottolineato i direttori artistici Antonio La Camera e Francesco Sottile –. Il successo della quattro giorni è stato evidente nella risposta del pubblico, nell’attenzione suscitata dalle opere e nella possibilità di far incontrare autori e professionalità provenienti da mondi differenti.
Abbiamo visto il pubblico confrontarsi con linguaggi diversi e abbiamo verificato quanto il cortometraggio abbia una forza propria, capace di parlare al presente senza rinunciare alla ricerca.
Le 1.395 opere arrivate da 87 Paesi hanno confermato la vitalità di una comunità internazionale di autori che continua a cercare, sperimentare e rischiare. Ma il risultato che più ci interessa è stato l’incontro tra le diverse specificità.
Autori internazionali, italiani e calabresi hanno condiviso uno stesso spazio, dimostrando che la distanza geografica può trasformarsi in vicinanza culturale.
Il riconoscimento a Gianluca Matarrese ha rafforzato questa consapevolezza: la Calabria ha espresso un talento capace di confrontarsi con il panorama nazionale e internazionale.
Non abbiamo voluto una Calabria raccontata soltanto dagli altri. Abbiamo voluto una Calabria capace di raccontarsi e, attraverso il cinema, di raccontare il mondo.
Per noi questa edizione non è stata un punto di arrivo. È stata una nuova partenza».

2027, LA SFIDA È GIÀ COMINCIATA
La chiusura dell’ottava edizione ha già aperto la prospettiva sulla prossima.
«Nel 2027 vogliamo fare ancora di più – hanno annunciato La Camera e Sottile –. Questa esperienza ci ha dato energia, consapevolezza e responsabilità.
Stiamo lavorando a un’edizione più articolata e ancora più capace di mettere in relazione cinema internazionale, talento italiano e specificità calabrese.
Vogliamo ampliare il programma, rafforzare la formazione, aumentare le occasioni di incontro con gli autori e costruire nuove collaborazioni.
Ma vogliamo soprattutto crescere senza perdere ciò che ha reso riconoscibile il Festival: qualità, ricerca, autonomia dello sguardo, rapporto con il territorio e apertura internazionale.
Il 2026 ci ha indicato una strada. Il 2027 dovrà rappresentare un passo ulteriore. Non ci fermiamo qui».
QUATTRO GIORNI, UNA DIREZIONE
Il sipario sull’ottava edizione è calato, ma il bilancio restituisce qualcosa che va oltre la somma delle proiezioni, degli incontri e dei riconoscimenti.
Il Castrovillari Film Festival ha dimostrato di poter essere contemporaneamente vetrina internazionale, laboratorio culturale, spazio di formazione e strumento di valorizzazione territoriale.
Il successo è stato nella partecipazione, ma anche nella qualità degli incontri. Nei 1.395 film arrivati da 87 Paesi, ma anche nella valorizzazione degli autori calabresi. Nella presenza di opere già passate dai grandi festival internazionali, ma soprattutto nella possibilità di farle incontrare con un pubblico che raramente ha accesso a questi circuiti.
È stato, in definitiva, nel rapporto tra territorio e mondo.
Il Castello Aragonese ha chiuso le sue quattro giornate di cinema. Ma la vera eredità dell’edizione 2026 è la consapevolezza che un territorio non deve attendere di essere scelto per diventare protagonista: può scegliere di costruire il proprio spazio, la propria voce e la propria direzione.
Castrovillari lo ha fatto attraverso il cinema breve.
Il Pollino ha dimostrato di poter essere non una periferia culturale, ma un punto di incontro.
La Calabria non è rimasta sullo sfondo: è entrata nella scena.
E il cortometraggio, da possibile formato “minore”, si è trasformato nel dispositivo attraverso il quale uno sguardo locale ha incontrato il mondo.
Quattro giorni sono bastati per accendere questa luce.
Adesso viene la parte più difficile e più importante: darle continuità.
Perché il sipario è sceso sull’ottava edizione, ma la storia del Castrovillari Film Festival non si è chiusa. Il 2027 è già la prossima scena.
Questa versione spinge maggiormente sulla tesi giornalistica centrale: il Festival non è riuscito soltanto a organizzare una buona rassegna, ma ha dimostrato che un territorio può costruire internazionalità senza perdere identità. È questo, a mio avviso, il messaggio più forte da portare su stampa, agenzie e pagine nazionali di cultura e spettacolo.

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