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‘Ndrangheta, revocato il 41 bis al presunto boss di Mileto

Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha revocato il regime del 41 bis nei confronti di Pasquale Pititto, presunto boss di Mileto. I giudici avrebbero dovuto decidere sulla proroga del regime di 41 bis disposta dal Ministro di Grazia e Giustizia ma hanno accolto i rilievi della difesa di Pititto di recente aveva ottenuto un annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione.

Pititto, difeso dagli avvocati Francesco Sabatino,Giovanni Marafioti e Barbara Amicarella, era stato sottoposto al carcere duro in seguito all’arresto per l’Operazione Stammer, risalente al gennaio 2017, essendo ritenuto dalla Dda di Catanzaro a capo di un “cartello” dedito all’importazione di centinaia di chili di stupefacente dal Sudamerica.

Il presunto boss di Mileto in primo grado è stato assolto dal Tribunale di Vibo a fronte di una richiesta di condanna a 30 anni; stessa pena invocata nel giudizio di Appello ma la Corte di Catanzaro aveva confermato la sentenza di assoluzione.

Nel procedimento dinanzi al Tribunale di Sorveglianza di Roma la Procura Nazionale Antimafia aveva insistito sulla proroga del regime di carcere duro – emessa circa un mese dopo l’operazione – anche sulla base del presunto coinvolgimento del Pititto nell’operazione “Miletos” per l’omicidio di Angelo Corigliano, ma i giudici, accogliendo anche in questo caso i rilievi della difesa, hanno revocato il 41bis nei confronti dell’uomo che allo stato rimane detenuto in regime di alta sicurezza per l’omicidio di Pietro Cosimo, risalente al 17 gennaio del 1990, in attesa di ulteriori determinazioni da parte del Tribunale di Sorveglianza di Bologna in merito alle sue condizioni di salute.

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