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“In Calabria? Sento l’energia delle persone che creano”. Peter Cameron si racconta al pubblico del Premio Sila e abbraccia la città di Cosenza

La differenza tra romanzo e racconto, le descrizioni minuziose delle persone e delle cose, New York e il Vermont. Peter Cameron parla di questo e altro al pubblico del Premio Sila ’49, accorso numeroso ad ascoltarlo (mercoledì 24 maggio, ndr) negli spazi di Palazzo Arnone. «Ringrazio Enzo Paolini e Gemma Cestari – dice lo scrittore statunitense – Qui sento la stessa energia che provo a New York, l’energia delle persone che creano».

E poi il tema dell’autofiction («Non la preferisco semplicemente perché trovo la mia vita così noiosa che non mi va di infliggerla anche agli altri», scherza) e quello incentrato sui libri e sugli autori che lo hanno influenzato («Principalmente gli inglesi perché lasciano fuori dai loro testi questioni di geopolitica», chiosa). I temi affrontati nel corso dell’incontro sono davvero moltissimi: tutti arricchiti dalle letture di alcuni stralci delle sue opere a cura dei ragazzi dell’associazione Nova.

«A me piace molto scrivere dialoghi, a volte i miei personaggi parlano da soli, è un modo per far sì che scompaia la mia voce e venga fuori quella dei personaggi. Per questo a me piace scrivere romanzi in prima persona, perché appunto il protagonista è anche narratore e questo è un modo per scomparire, il mio modo personale di scomparire», dice Cameron rispondendo alle domande dell’agente letterario Marco Vigevani che dialoga con l’autore di “Cosa fa la gente tutto il giorno?” (Adelphi, traduzione di Giuseppina Oneto). È proprio Vigevani che spiega: «Peter Cameron è uno scrittore che riesce a tirare fuori da personaggi comuni tutto il mistero che hanno dentro. Fa diventare animate cose che animate non sono, c’è una materialità nel suo scrivere che porta a un tipo di scrittura metafisica. Siamo molto contenti che sia qui, che la città si sia preparata a quest’evento e che stia partecipando a questo grande fermento culturale».

In effetti, l’abbraccio che Cosenza riserva allo scrittore – prima dell’incontro in giro per il centro, con tappa nelle librerie per conoscere chi quotidianamente si prende cura dei lettori – è caldissimo. Lo dimostrano le domande che i presenti gli rivolgono, la fila lunghissima per il firmacopie: nell’attesa che arrivi il proprio turno si parla solo di Cameron, da “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, passando per “Andorra”, fino a “Coral Glynn” e a “Cose che succedono la notte”, tutti editi da Adelphi.

Alla fine la domanda, quella di Vigevani, necessaria, davanti al maestro dei racconti. «Come ambienterei un racconto a Cosenza? In realtà – risponde lo scrittore – per me è davvero molto difficile rispondere a questo interrogativo, d’altronde io non scrivo in maniera consapevole: devo aspettare che qualcosa in me sedimenti, che le immagini diventino storie. Tuttavia – conclude – adesso che ho avuto modo di ascoltare le mie parole in italiano, grazie alle letture dei miei libri, capisco perché a queste latitudini io piaccia molto: i miei romanzi e i miei racconti sono molto più belli nella vostra lingua».

È così, dunque, che il Premio Sila ’49 apre alla letteratura straniera, con un incontro che inorgoglisce ed entusiasma tutti. Compresi la direttrice del Premio Gemma Cestari e il presidente della Fondazione Premio Sila Enzo Paolini che chiudono con queste parole: «Peter Cameron ci ha dimostrato amicizia, siamo molto contenti che sia qui. Le storie che scrive a New York e in Vermont abitano nei nostri cuori, potrebbero essere state scritte a Cosenza, sono universali. Non le dimenticheremo, così come non dimenticheremo questo momento, il primo, con uno scrittore di fama internazionale, di una lunga serie».

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