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Intelligence, Lifang Dong al Master dell’Università della Calabria: “Cina e Stati Uniti nel nuovo ordine mondiale. Il ruolo dell’intelligence cinese”

Lifang Dong, Fondatore dello studio legale internazionale Dong & Partners e Presidente dell’Associazione Silk Council, ha tenuto una lezione al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

Lifang Dong ha affrontato il tema “I Servizi di intelligence cinesi ai tempi della Nuova Via della Seta, del Covid-19 e del conflitto Russo-Ucraino”, spiegando l’evoluzione del ruolo geopolitico della Cina e dell’organizzazione di sicurezza di Pechino, per poi analizzare le relazioni con gli USA, l’Europa e l’Italia.

La docente ha iniziato ripercorrendo la storia cinese che, partendo dal secondo dopoguerra, ha condotto la Cina a essere “una potenza economica mondiale e un fondamentale attore della geopolitica internazionale”. Dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, dal 1949 ad oggi, si sono susseguiti tre principali Presidenti: Mao Zedong, protagonista della “lunga marcia”; Deng Xiaoping, che ha inaugurato nel 1978 la politica di apertura della Cina all’Occidente – coniando l’espressione “socialismo con caratteristiche cinesi” – e l’attuale Presidente Xi Jinping, salito al vertice nel 2013 e ora al suo terzo mandato consecutivo.

Per la docente l’attuale Cina è frutto di 45 anni di riforme, indirizzate all’apertura del Paese, che hanno determinato un boom economico miracoloso, cambiando definitivamente il suo ruolo nella geopolitica internazionale, come si può evincere dall’attuale conflitto tra Russia e Ucraina e da quello della crisi pandemica.

Dong ha poi elencato alcune date fondamentali per comprendere meglio il ruolo cinese nello scenario internazionale.

Nel 2001 la Cina è diventata membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).

Questo aspetto, secondo la docente, ha consentito alla Cina di essere inserita nel mercato globale. Da allora la Cina ha ottenuto una crescita media annua del PIL del 10%, consentendo a più di 800 milioni di persone di affrancarsi dalla povertà assoluta. A causa della protratta pandemia e della politica “Zero Covid” in Cina, si è registrata una flessione e, anche in virtù del conflitto russo-ucraino, la stima di crescita economica per il 2022 è stata del 5.5%, mentre per il 2023 è prevista del 4,5% .

Dong ha sottolineato le due strategie di lungo termine della presidenza di Xi Jinping.

Accanto al piano strategico del Made in China 2025 che mira a ristrutturare radicalmente l’industria cinese da “fabbrica del mondo” a potenza industriale competitiva e all’avanguardia, c’è l’ambizioso progetto della “Nuova Via della Seta”, promosso nel 2013 e che, a oggi, vede più di 150 Paesi coinvolti e collega la Cina con l’Asia, il Medio Oriente, l’Africa, l’Europa e l’America Latina.

Per Dong “La Nuova Via della Seta” è uno strumento fondamentale, sia per la cooperazione economica, sia per la sicurezza internazionale. Lo stesso Xi Jinping al discorso inaugurale del Belt and Road Forum del 14 maggio 2017, l’hadefinita “strada per la pace”.

In concreto – ha sostenuto – chi aderisce alla “Nuova Via della Seta” entra a far parte di un sistema di connessioni infrastrutturali che facilita il trasporto e la circolazione terrestre, marittima, aerea e digitale delle merci e delle persone. Si fa riferimento, dunque, a strade, porti, aeroporti, ma anche a ospedali, infrastrutture di rete e 5G, “per creare ricchezza nei Paesi con cui si è siglato un partenariato”.

L’interconnessione delle infrastrutture è la base per crearerelazioni finanziarie, per incentivare gli investimenti, per rafforzare i legami culturali, per lo scambio di know how, per accrescere il turismo e aumentare gli scambi commerciali e la cooperazione.

Nel tempo – ha precisato – si è realizzata un’importante evoluzione di questo modello multilaterale che si è ampliato all’energia, alla sanità e alla finanza. A livello energetico, Dong ha sottolineato l’alleanza strategica tra Russia e Cina, ancora più visibile in questo periodo con la Russia che, sottoposta alle sanzioni economiche dell’Occidente, ha potuto vendere il suo gas proprio alla Cina.

Pechino, per la docente, può svolgere il suo ruolo di superpotenza geopolitica, alla pari degli Stati Uniti, come mediatore per “percorrere la strada della pace”, prevenendo il terzo conflitto mondiale.

Ora che la “Nuova Via della Seta” che passa per Russia e Ucraina è minato dalla guerra, Pechino punta verso Ovest. Infatti, la sua presenza è forte sui corridoi di Asia Centrale e Medio Oriente, dove si propone come fornitore di sicurezza su scala globale in alternativa agli Stati Uniti.

Un significativo successo nel ruolo di mediazione di Pechino è la normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Iran e Arabia Saudita, avviata il 10 marzo 2023 al cospetto del capo della diplomazia di Pechino Wang Yi, assicurandosi importanti accordi commerciali per la fornitura del petrolio a prezzi vantaggiosi.

Da ricordare, inoltre, che alcuni paesi dell’America Latina come ilBrasile e l’Argentina hanno firmato importanti accordi commerciali con la Cina adottando lo yuan nell’interscambio commerciale al posto del dollaro USA. Infine, l’influenza della Cina in Africa è predominante avendo creato infrastrutture importanti che hanno migliorato la qualità di vita della comunità locale.

La “Nuova Via della Seta” punta, dunque, sui valori della tecnologia e dello sviluppo sostenibile, sul mutuo vantaggio dei Paesi (“win-win cooperation”) e su cinque principi reciproci che guidano la politica estera cinese: il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale, la non aggressione, la non ingerenza in tutti gli affari interni, l’uguaglianza e il vantaggio e, infine, la coesistenza pacifica.

Dong è così passata ad illustrare gli indirizzi politici del Partito Comunista definiti nelle Due Sessioni plenarie del Partito Comunista di marzo 2022 e marzo 2023 che costituiscono un cambio di paradigma rispetto al passato. La nuova politica di Pechino è basata su quattro punti: rafforzamento del mercato interno, per non dover essere dipendente solo dalle esportazioni, la resilienza e l’autosufficienza tecnologica e scientifica, attraverso la realizzazione del progetto della “Nuova Via della Seta”, insieme al progetto “China Standards 2035”, finalizzato a incentivare l’innovazione tecnologica creata in Cina, la crescita dell’eco-sostenibilità, per raggiungere il carbon free nel 2060, anche in considerazione del rientro degli USA, sotto la presidenza Biden, nell’accordo di Kyoto e infine, la promozione del multilateralismo nelle relazioni internazionali, a partire dal conflitto russo-ucraino.

Nelle “due sessioni” di marzo 2023 il Partito Comunista ha ribadito l’importanza di rilanciare l’economia, di investire nella ricerca tecnologia e di allocare ulteriori risorse per gli armamenti.

La docente ha poi enunciato gli obiettivi del 14° Piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale 2021-2025, con una crescita del 5,5% per il 2022 e del 4,5% per il 2023, l’aumento delle spese annuali per il settore Ricerca, Sviluppo e Difesa e una politica fiscale espansiva e di sostegno all’istruzione, alla sanità e all’occupazione.

Riguardo agli scambi commerciali, dall’entrata della Cina nel WTO nel 2001, il volume dell’import–export è cresciuto da 509 miliardi a 6,051 miliardi di dollari, con tasso annuale di crescita di circa il 12%, grazie ad una serie di riforme e iniziative istituzionali che hanno aperto sempre di più il mercato cinese al mondo.

Tra queste, Dong ha citato la legge cinese sugli investimenti esteri del 2019 e la revisione annuale della “lista negativa”, l’Accordo sugli investimenti Cina-UE concluso nel 2020 e ancora da ratificare, l’adesione al Regional Comprehensive EconomicPartnership (la più grande area di libero scambio e cooperazione commerciale del mondo, entrato in vigore il 1.1.2022), l’organizzazione della China International Import Expo (CIIE) di Shanghai (giunta alla 5°edizione a Novembre 2022) e la creazione di Free Trade Zones e Cross Border E-commerce pilot zones come ad esempio la Provincia di Hainan (porto di libero scambio internazionale) e la Greater Bay Area(Guangdong-Hong Kong-Macao, corridoio terra-mare nella Cina occidentale).

La docente ha quindi ricostruito lo sviluppo storico dei servizi d’intelligence in Cina. Durante la dinastia Song (960-1279 d.C.)vigeva il “sistema baojia”, ovvero di “sorveglianza reciproca, che rendeva gruppi di famiglie collettivamente responsabili della sicurezza sociale e del gettito fiscale”. Pertanto, l’obiettivo dei Servizi era principalmente domestico, finalizzato al mantenimento dello status quo e dell’ordine interno. Con l’apertura al mondo, iniziata con la politica di Deng Xiaoping e la globalizzazione, il sistema d’intelligence cinese si è evoluto, sviluppando una raccolta informativa anche verso l’esterno.

Dal 1949 la struttura di intelligence cinese è diventata duale, costituita da un apparato civile Ministry of Public Security (MPS) e Ministry of State Security (MSS) e uno militare MilitaryIntelligence Department (MID).

Con l’ascesa al potere di Xi Jinping, è stata introdotta una struttura più complessa e centralizzata di sicurezza nazionale, facente capo alla Central National Security Commission, per preservare la stabilità politica, economica e sociale.

Nel sistema cinese lo Stato è direttamente controllato dal Partito Comunista, tanto che il Presidente cinese e il Segretario generale del Partito coincidono nella persona di Xi Jinping.

Oggi, per la Cina, la sicurezza nazionale riguarda non solo i campi tradizionali, come l’integrità territoriale e la difesa da attacchi militari, ma anche aree come l’immagine internazionale della Cina e l’esposizione della Cina al mondo esterno.

I servizi di intelligence cinesi hanno un approccio più proattivo, coinvolgendo la società civile per la sicurezza nazionale, utilizzando massicciamente le nuove tecnologie “per la sorveglianza di massa” e adottando nuove leggi per rafforzare il “sistema centralizzato e il controllo sulla circolazione dei dati”. In tale contesto rientra il “Grande firewall”, sistema che blocca on line dati sensibili, come, per esempio, le critiche al governo e i contenuti pornografici.

Inoltre, vengono implementate le “Smart cities”, attraverso progetti pilota che migliorano la qualità della vita della comunità attraverso applicazioni digitali. Un esempio dell’utilizzo della tecnologia per il controllo sociale ai fini di sicurezza, sono le telecamere per il riconoscimento facciale e l’utilizzo del “social credit system”, sistema per cui il governo, sempre attraverso una sorveglianza di massa e basandosi su una serie di parametri, attribuisce ai cittadini una reputazione sociale, da cui poi derivano delle premialità.

Dong ha successivamente illustrato la legislazione cinese in materia di sicurezza nazionale e intelligence.

La Cybersecurity Law, in vigore da giugno 2017, ha regolato la raccolta, la trasmissione e l’uso di dati personali, da parte di operatori di infrastrutture informative critiche e di operatori di rete, per garantire la sicurezza informatica e la tutela della sovranità cinese nel cyberspazio.

La legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong del 2020 ha istituito un Ufficio alle dipendenze del Governo centrale, con potere sostitutivo e gestione diretta, in campi delicati, come l’intelligence, la quale si esprime con pareri obbligatori sui crimini contro la sicurezza dello Stato. Questa legge rappresenta una svolta storica nei rapporti interni tra Hong Kong e Cina, garantendo, secondo la docente, lo sviluppo di una maggiore integrazione dei livelli nazionali e locali di governance.

Infine, ha citato la legge sulla sicurezza dei dati e la legge sulla protezione dei dati personali, rispettivamente in vigore da settembre e da novembre 2021, che fissano limiti al trasferimento transfrontaliero dei dati, consentono alla Cina di adottare specifiche contromisure verso qualsiasi stato estero che la restringa, proibisca o discrimini in relazione al trattamento di dati o allo sviluppo di nuove tecnologie per il loro utilizzo e impone specifici obblighi per chi tratta dati personali di persone fisiche presenti in territorio cinese, indipendentemente dal luogo dove ciò avvenga o dalla sede legale del titolare del trattamento.

Quanto alle relazioni Cina–Usa, la docente ha riportato i dati della “General Administration of Customs of China”, aggiornati a ottobre 2021, secondo cui il commercio Cina-Usa rappresenta il 12.5% del commercio internazionale cinese: 6.6% delle importazioni e 17.2% delle esportazioni. La Cina importa dagli Usa principalmente prodotti alimentari ed energetici, gas liquefatto, mentre gli Usa importano dalla Cina beni di consumo e terre rare, come cobalto, litio e nichel, necessarie per il settore tecnologico.

La docente ha commentato che “con l’amministrazione Biden si è assistito a una distensione dei rapporti Cina-Usa tra alti e bassi”. Infatti, gli Usa nel 2022 hanno deciso di rimuovere i dazi su centinaia di prodotti cinesi e a marzo 2022 Cina e Usa si sono confrontati per trovare una soluzione pacifica al conflitto russo ucraino.

Da ottobre 2022 invece gli Stati Uniti hanno modificato gli Export Administration Regulations, inserendo nel Commerce Control List statunitense i semiconduttori avanzati e i macchinari per produrli quindi bloccando le esportazioni per evitare che l’industria dei semiconduttori cinesi prendesse il sopravvento sul mercato. Inoltre, a marzo 2023 sono state inserite le guardrails provisionsnel Chips and Science Act che prevedono sussidi statali per i nuovi stabilimenti aperti su suolo americano con l’obiettivo di riportare i siti produttivi in America.

Adesso la situazione geopolitica è cambiata drasticamente, il mondo è diviso in due blocchi e si respira un’aria da “guerra fredda”. Anzi è già iniziata la guerra commerciale dei chip tra Cina e Stati Uniti, mentre i riflettori sono puntati su Taiwan, uno dei maggiori produttori di circuiti integrati essenziali per le industrie della tecnologia e della difesa a livello globale e per questo al centro delle tensioni tra le due sponde del Pacifico.

Questo nuovo clima, secondo la docente, va interpretato in contrapposizione con i nuovi equilibri geopolitici nell’area Indo-Pacifica: da una parte Australia, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno annunciato nel 2021 un nuovo Patto Militare (AUKUS) secondo cui Stati Uniti e Gran Bretagna assisteranno l’Australia nell’acquisizione di sottomarini a propulsione nucleare; dall’altra,sempre nel 2021, Australia, India, Giappone e Stati Uniti hanno creato un dialogo di sicurezza strategica –  il cosiddetto QUAD – e proprio durante il Covid-19 si è creato il QUAD Plus, includendo anche Nuova Zelanda, Sud Corea e Vietnam in modo da  assicurare una “visione condivisa di Indo-Pacifico libero ed aperto” e un “ordine marittimo basato su regole nei mari della Cina orientale e meridionale” al fine di contrastare le rivendicazioni marittime cinesi.

In quest’ottica di competizione tra Cina e Stati Uniti per l’influenza nell’Indo-Pacifico, a maggio 2023 gli Stati Uniti hanno firmato con Papua Nuova Guinea un’intesa sulla sicurezza che consente alle forze americane di accedere a porti e aeroporti delPaese, mentre nel 2022 la Cina ha siglato un patto sulla sicurezza con le Isole Salomone. Tra a i due principali contendenti, l’India invece si propone come sostenitore degli stati insulari, ribadendo l’importanza di un “Indo-Pacifico libero ed aperto”.

Quanto alle relazioni tra Cina ed Europa e in particolare il ruolo della Cina nel conflitto Russo-Ucraino, Dong ha ribadito che se gli Stati Uniti e l’Occidente sono schierati in un blocco, la Cina invece mira alla diplomazia multilaterale cercando di intavolare una trattativa per risolvere l’attuale crisi energetica, alimentare e umanitaria scoppiata nel cuore dell’Europa più di un anno fa.

In particolare, la docente ha ricordato i vari sforzi dei leader cinesi, tra cui quelli del capo della diplomazia del Partito Comunista cinese Wang Yi (in visita a Roma nel febbraio 2023 e poi in altri paesi europei) e del presidente cinese Xi Jinping in visita a Mosca a marzo 2023 che ha avanzato la proposta di pace in 12 punti in occasione dell’incontro con il presidente Putin. Inoltre, il rappresentante speciale del governo cinese per gli Affari Eurasiatici e già ambasciatore cinese in Russia Li Hui in visita a Kiev a maggio 2023 volerà a Mosca per parlare con il presidente Putin e poi proseguirà in Polonia, Francia e Germania, a seguito del colloquio telefonico tra i presidenti Xi e Zelenski tenutosi ad aprile 2023.

Tuttavia se all’inizio gli Stati Uniti e l’Occidente hanno guardato con diffidenza al ruolo diplomatico della Cina criticandone la poca imparzialità, ora al vertice G7, tenutosi dal 19 al 21 maggio 2023 a Hiroshima, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno dichiarato che sono pronti a instaurare un rapporto stabile e costruttivo con la Cina perché è necessario collaborare sulle sfide globali e sui settori di interesse comune. Questi settori spaziano dall’ambiente alla stabilità macroeconomica fino al sostegno ai paesi in via di sviluppo e hanno nuovamente esortato Pechino a dialogare con Mosca per la guerra in Ucraina, seppure criticando l’influenza della Cina nell’Indo-Pacifico.

In questo vertice “G7 allargato” sono stati invitati altri attori chiave quali India, Australia, Corea del Sud e membri dell’Aseannonché Ucraina, Vietnam, Indonesia, Isole Cook e Comore per discutere su vari punti critici, tra cui “l’indissolubilità della sicurezza dell’Europa e dell’Indo-Pacifico” e rilanciare l’azione di coalizione occidentale nel cosiddetto “Global South” sempre più attratto nella sfera di influenza russo-cinese in funzione anti-occidentale.

In concomitanza al vertice G7, il presidente Xi Jinping ospita a Xian in Cina – punto di partenza dell’antica Via della Seta – il primo vertice con i leader di cinque ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Turkmenistan). L’iniziativa intende consolidare l’influenza di Pechino e inaugurare una “nuova era di cooperazione” tra la Cina e l’Asia centrale, permettendo di sfuggire alla manovra di accerchiamento da parte degli alleati di Washington e di concentrarsi su una regione cruciale per le sue ambizioni geopolitiche.

Nel contesto del conflitto Russo-Ucraino, accanto alla diplomazia cinese, emerge la diplomazia africana guidata dal Sud Africa, che denuncia gli impatti negativi subiti dai paesi africani più poveri a causa dell’inflazione dei prezzi dell’energia e della carenza di cereali.

Vista l’influenza della Russia nel continente africano, va ricordatoche a luglio 2023 il presidente Vladimir Putin ospiterà i leader africani a San Pietroburgo.

In un’ottica di alleanze più ampie, è importante citare che ad agosto 2023 il Sud Africa ospiterà a Johannesburg i leader del gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), per discutere sulla proposta di includere 19 potenziali aspiranti membri e sullo studio di fattibilità dell’introduzione di una valuta comune. Entrambi gli argomenti rappresentano un vantaggio per la Cina che per prima ha proposto di aggiungersi al gruppo e spinge un’alternativa al dollaro USA nel commercio tra le nazioni BRICS. Questo vertice BRICS diventerebbe quindi una sorta di “G20 South Global”, cristallizzando le sempre più ampie divisioni tra l’Occidente e il resto del mondo.

Infine, l’intreccio di relazioni e alleanze è ancora più complicato. A settembre 2023 l’India ospiterà il Summit G20 a New Delhi. L’India invece vuole conservare la propria autonomia strategica. Secondo indiscrezioni, quando si tratterà di scegliere tra l’Occidente e la Cina, sosterrà Washington e l’alleanza di sicurezza QUAD con Stati Uniti, Giappone e Australia; ma quando dovesse scegliere tra l’Occidente e la Russia, New Delhi si orienterà verso Mosca, assumendo però ufficialmente una posizione neutrale.

Infine, Dong, ha descritto le relazioni tra Cina e Italia, partendo dall’aspetto economico. Nel 2021 – ha ricordato – “il commercio bilaterale Cina-Italia ha raggiunto i 74 miliardi di dollari con un aumento del 34% rispetto al 2020, equivalente al 1,2% del volume totale del commercio cinese”. I settori strategici della collaborazione sono quelli energetico, petrolchimico, siderurgico e delle infrastrutture.

L’Italia è il 4° Paese in Europa per investimenti diretti cinesi e il 4° esportatore europeo verso la Cina. Il settore turistico è sia uno dei più importanti (l’Italia è stato il secondo Paese europeo più visitato dai cinesi dopo la Francia nel 2018), che quello maggiormente colpito dalla pandemia. Dal punto di vista demografico, in Italia, ci sono più di 301 mila residenti cinesi, terza comunità straniera per numero, presenti principalmente in Lombardia, Toscana e Veneto, che gestiscono circa 53.000 attività commerciali.

L’Italia, inoltre, è stato il primo paese del G7 ad aderireufficialmente alla “Nuova Via della Seta” nel marzo 2019 sotto il Governo Conte Bis, in occasione della visita ufficiale di Xi Jinping. Le principali opportunità per l’Italia derivanti dalla “Nuova Via della Seta”, si esprimono in termini di “attrazione di investimenti e scambi di know how, aumento delle esportazioni e promozione del made in Italy, progetti infrastrutturali e porti, sviluppo di collaborazioni tra aziende cinesi e aziende italiane per la realizzazione di iniziative commerciali e progetti congiunti in Paesi terzi”.

La docente ha anche evidenziato come dal 2012 l’Italia ha esercitato per cinque volte il Golden Power, di cui quattro in operazioni riguardanti investimenti cinesi: specificatamente duevolte nel settore dei semiconduttori, una nel settore delle sementi e una nel settore delle attrezzature per la serigrafia.

Inoltre, solo nel 2021 l’Italia, con il Governo Draghi, ha esercitato il golden power tre volte, di cui due nel settore dei semiconduttori e da aprile 2023 il Governo Meloni sta valutando di esercitare il golden power su Pirelli per limitare l’influenza dei soci cinesi Sinochem, mentre a livello globale cresce la tensione tra Pechino ed Occidente.

Dal punto di vista geopolitico, è molto discusso l’eventuale rinnovo automatico dell’Accordo sulla “Nuova Via della Seta”, che scadrà nel 2024, salvo che una delle due parti receda anticipatamente entro il 2023.

Seppure la Cina auspichi che l’Italia rimanga nella Belt Road Initiative, il nostro Paese, a partire dal Governo Draghi, è più vicino agli Stati Uniti ed ora il Governo Meloni ha espresso fermo sostegno all’Ucraina, ribadendo l’allineamento dell’Italia al Patto Atlantico.

D’altro canto, l’Italia sta valutando di firmare un accordo commerciale per i semiconduttori con Taiwan. Tuttavia, il governo Meloni è ben consapevole delle pesanti ritorsioni commerciali che potrebbero arrivare da Pechino, compromettendo le fenomenali esportazioni italiane sul mercato cinese registrate nel primo semestre 2023.

Inoltre le mosse di politica estera del premier Meloni – che includono il rafforzamento dei legami con gli altri membri del G-7 tra cui Giappone, Gran Bretagna, India e rafforzare l’influenza dell’Italia nell’Indo-Pacifico e in Africa anche con il “piano strategico Mattei” – indicano che è consapevole degli equilibri di geopolitica e sta cercando nuove opportunità al di fuori della “Nuova Via della Seta”.

Secondo la docente, la situazione è molto delicata e ambigua. Pertanto, vari esponenti del Governo cinese, tra cui il capo della diplomazia del Partito Comunista Wang Yi e poi il capo del dipartimento Affari Europei del Ministero degli Affari Esteri cinese Wang Lutong, sono venuti in Italia rispettivamente a febbraio e maggio 2023 per incontrare i rappresentanti del Governo italiano al fine di ribadire l’importanza geopolitica dell’Accordo firmato tra Italia e Cina e le innumerevoli opportunità commerciali e culturali connesse.

In conclusione, la docente ha sostenuto che in questo nuovo scenario internazionale di cambiamenti irreversibili, dalle rotte energetiche alla sfida tecnologica fino alla necessità di nuove materie prime per promuovere lo sviluppo, sono sempre più frequenti incontri, vertici, alleanze e accordi commerciali tra Paesi in cui cooperazione e divisione sono strettamente intrecciate tra loro per far fronte alle complesse sfide globali odierne.

Tuttavia in questo contesto geopolitico delicato e frammentario, secondo Lifang Dong Cina e Stati Uniti emergono come due grandi attori rivali, che si stanno contendendo la sfera di egemonia a livello globale. Si sta creando, nella sua opinione, un nuovo ordine mondiale che cristalizza le sempre più nette divisioni tra l’Occidente e il resto del mondo.

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