Un viaggio tra memoria, cinema, famiglia e radici che passa anche dalla Calabria. Sono in corso nella regione le riprese di Combattente, il nuovo documentario dedicato a Raf Vallone, una delle figure più poliedriche del cinema italiano del Novecento, raccontato attraverso lo sguardo di Raoul Bova.
A dirigere il progetto è Marco Spagnoli, vincitore di due Nastri d’Argento e tre volte candidato ai David di Donatello. Il film ripercorre non soltanto la carriera dell’attore, ma anche la dimensione privata e intellettuale di un uomo che fu sportivo, giornalista, partigiano e protagonista della cultura italiana del secolo scorso.
A guidare il pubblico è Bova, attore romano di origini calabresi che Vallone considerava idealmente il proprio «erede». Il percorso attraversa tre luoghi fondamentali nella vita dell’interprete: la Calabria, dove Vallone nacque e alla quale rimase profondamente legato; Torino, città della formazione e degli anni della giovinezza; e Sperlonga, scelta insieme alla moglie Elena Varzi come rifugio familiare e luogo degli affetti.
Accanto a Bova c’è Stefania Spampinato, attrice italiana che vive a Los Angeles e che negli ultimi anni si è affermata anche nel panorama internazionale. Il suo contributo accompagna una rilettura contemporanea della storia personale e artistica di Vallone e Varzi, coppia rimasta unita per oltre mezzo secolo dentro e fuori dal mondo dello spettacolo.
Alla base di Combattente c’è soprattutto un materiale finora rimasto lontano dagli occhi del pubblico: centinaia di lettere private che Raf Vallone ed Elena Varzi si scambiarono durante la loro lunga relazione. La corrispondenza, conservata dalla famiglia, è stata resa disponibile dagli eredi Eleonora, Arabella e Saverio Vallone.
Le lettere permettono di ricostruire desideri, difficoltà, scelte e sentimenti della coppia, offrendo una prospettiva più intima rispetto all’immagine pubblica di uno degli attori italiani più conosciuti all’estero.
Il documentario utilizza inoltre sequenze cinematografiche, fotografie e documenti personali, materiali d’archivio e testimonianze, tornando nei luoghi che hanno accompagnato le diverse stagioni della vita di Vallone.
La sua fu una biografia difficilmente riconducibile al solo cinema. Nato nel 1916, prima di diventare attore giocò a calcio con il Torino, si laureò in Giurisprudenza e successivamente in Filosofia e intraprese l’attività giornalistica. Alla sua storia appartiene anche la partecipazione alla Resistenza.
Poi arrivò il grande schermo e la stagione del Neorealismo. Il successo di Riso amaro contribuì a lanciarlo verso una carriera internazionale che lo avrebbe portato a lavorare con registi come Giuseppe De Santis e Vittorio De Sica e, successivamente, a conquistare produzioni hollywoodiane e importanti palcoscenici teatrali.
Un posto particolare nella sua carriera ebbe Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller. Vallone portò l’opera sui palcoscenici americani, britannici e francesi, stringendo con lo stesso Miller anche un profondo rapporto di amicizia.
Combattente punta però ad andare oltre la celebrità e i successi professionali. Il ritratto che emerge è quello di un uomo fortemente legato alla famiglia, alle proprie convinzioni e alla Calabria, ma soprattutto al rapporto con Elena Varzi, compagna di una storia d’amore durata più di cinquant’anni.
Il progetto è prodotto da Massimo Di Rocco e Luigi Napoleone per Bartlebyfilm, con il contributo della Calabria Film Commission. La sceneggiatura porta le firme di Manuela Tempesta e Marco Spagnoli, che cura anche la regia.
Dopo le riprese realizzate a Torino, la lavorazione si è trasferita in Calabria. Il set dovrebbe concludersi entro la fine di settembre, mentre l’uscita del documentario è prevista nelle prime settimane del 2027.
Un racconto che, attraverso cinema e documenti privati, vuole restituire il volto meno conosciuto di Vallone: non soltanto quello della star internazionale, ma dell’uomo rimasto fedele alle proprie origini, agli affetti e ai valori che ne hanno accompagnato l’intera esistenza.
