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Nasce U.L.I.F. (Unione Libere Imprese Forestali), un’organizzazione professionale di categoria: “Come primo atto, denunciamo un danno eventuale di circa 13 milioni di euro che Occhiuto&Co potrebbe provocare a tutti i calabresi”

Per iniziativa del Consorzio Legno Valle del Mercure, Consorzio Agricolo Forestale Biomasse Calabria, Associazione Liberi Imprenditori Forestali, altre associazioni della filiera boschiva ed un nutrito gruppo di imprenditori del settore boschivo-forestale è stata costituita martedì 25 marzo u.s. l’associazione U.L.I.F. (Unione Libere Imprese Forestali). La presidenza è stata conferita a Giovambattista Benincasa, (presidente uscente dell’Associazione L.I.F., già Vice Sindaco e Assessore del Comune di San Giovanni in Fiore nonché già membro del Consiglio direttivo del Parco Nazionale della Sila), la vice presidenza a Giacomo Dangelo ( Dottore Commercialista), del direttivo faranno parte, Antonella Rizzo (presidente del Consorzio Valle del Mercure) Francesco Capparelli (vice presidente del Consorzio Forestale Biomasse Calabria nonché già Vice Sindaco del Comune di Mottafollone), Fernanda Presta ( rappresentante legale della ditta “Arbor s.r.l.”) Giovanni Bitonti ( rappresentante legale della ditta “La Boschiva s.a.s.) Vincenzo Mango ( Amministratore della Società Mango s.r.l.). Nasce così un sodalizio, tra Associazioni di categoria, Consorzi ed imprenditori singoli, necessario per difendere e meglio rappresentare ai tavoli istituzionali l’intero settore e l’intera filiera, da tempo mortificata e abbandonata a sé stessa. E’ necessario fare rete anche e soprattutto alla luce degli atti e delle leggi prodotte negli ultimi mesi dall’intera Giunta e da quasi l’intero Consiglio regionale. Sembra, infatti che il mainsteam calabrese, scientificamente, voglia mettere in crisi uno dei settori più importanti e produttivi della nostra Regione. In ordine alla vicenda ormai nota come “Centrale del Mercure”, ci verrebbe da pensare che il Presidente Occhiuto e parte della sua maggioranza con una serie sincronizzata di atti vogliano attentare alla buona salute del settore boschivo. Questa è l’unica versione plausibile! Diversamente non riusciamo a spiegarci il perché dei seguenti atti:
luglio 2023, la Giunta approva il piano del Parco Nazionale del Pollino abolendo la possibilità di concessione della proroga per far proseguire l’attività della centrale a biomasse del Mercure;
novembre 2024 il Consiglio regionale approva l’art. 14, c.d. legge Laghi, per far ridurre la potenza della Centrale a 10MW
febbraio 2025 la Giunta decide di costituirsi davanti la Corte Costituzionale per resistere contro il ricorso del Governo alla norma “Laghi”.
Siccome non vogliamo essere accusati come coloro i quali inventano numeri o dati, vogliamo far capire ai Consiglieri ed agli Assessori regionali, che dovrebbero vigilare sulle ricadute negative di alcuni loro atti nel tessuto produttivo, di cosa stiamo parlando. In Calabria abbiamo una superficie boschiva che ricopre il 44% del territorio per un totale di circa 700.000 ettari, vi operano 359 imprese regolarmente iscritte all’albo (Fonte Regione Calabria – albo imprese forestali aggiornato al 06/02/2025) e da queste dipendono circa 9.000 unità. In questo virtuoso contesto, abbiamo la Centrale del Mercure che ogni anno acquista circa 380 mila tonnellate di cippato. Ad oggi le altre Centrali a Biomasse operanti in Calabria sono le centrali controllate da EP New Energy Italia situate a Crotone e Strongoli (stabilimenti che insieme consumano 650 mila tonnellate di biomasse), la ex Legnochimica di Rende (120 mila tonnellate/anno di biomassa), la Centrale di Cutro (80 mila tonnellate di biomasse). Le centrali appena elencate, risultano essere già a pieno regime e dunque nell’impossibilità, almeno nel breve periodo, di poter far fronte a nuovi aumenti di stoccaggio. Vogliamo ancora far comprendere ai signori della politica che queste 380 mila tonnellate di cippato, che corrispondono a circa il 45% in più dell’intero fabbisogno, se ricollocate sulle altre centrali potrebbero generare un crollo del prezzo d’acquisto. Stiamo parlando di 1.230.000 tonnellate di cippato che attualmente vengono vendute alle centrali ad € 80/t, quindi di un fatturato lordo per le imprese di € 98.400.000 annue. Questa oscillazione del prezzo d’acquisto a ribasso, provocherebbe una vera e propria crisi industriale, un default, non solo alle imprese Calabresi ma anche a quelle Lucane. Detto ciò, secondo il report dell’Istat reso noto in questi giorni, in una Regione con la maggiore percentuale di rischio povertà, in pratica un calabrese su due è a rischio povertà e con il tasso di occupazione più basso d’Italia, se dovesse chiudere la Centrale del Mercure si potrebbe verosimilmente generare un effetto domino che avrebbe ripercussioni ancor più gravi sulla già fragile economia calabrese e provocare danni ancor più nefasti anche dal punto di vista occupazionale. Certo è che il settore boschivo e le famiglie ad esso legate, da qualche mese a questa parte stanno vivendo momenti di sconforto e confusione a causa di questa cieca e sorda classe politica! Inoltre se questa norma radical chic entrasse in vigore nei termini previsti dagli scienziati della politica calabrese provocherebbe danni ingenti, non solo al settore bensì a tutti i calabresi. Infatti, Sorgenia, la società che gestisce la centrale per il tramite del suo avvocato ha diffidato Occhiuto e la Regione comunicando che la chiusura degli impianti provocherebbe un danno mensile quantificato in 3.200.000 (tremilioniduecentomila) €/mese dovuti a titolo di perdite per mancati ricavi, oltre che costi operativi. In altri termini, ipotizzando un fermo dal mese di giugno sino al mese di settembre, quando potrebbe essere verosimilmente emessa la pronuncia della Corte, si può prevedere già ora un danno minimo di circa 13 milioni di Euro che pende sulla testa di tutti i calabresi. E, non ci venissero a raccontare, a loro discolpa, la solita favoletta “laghiana” della tutela ambientale, perché, la vicenda della centrale del Mercure, la Regione Basilicata la sta gestendo con coscienza, capacità ed intelligenza. A questo riguardo, in occasione del dibattito sulla Centrale del Mercure tenutosi a Castelluccio inferiore qualche giorno fa, le parole degli amministratori regionali lucani, prendendo atto delle evidenze scientifiche che provano la salubrità del sito, sono state chiare univoche e ferme… Tutela dell’ambiente, attività produttive e lavoro sono tre esigenze che devono assolutamente trovare un punto di conciliazione. Non ci può essere incompatibilità tra transizione ecologica e tutela dei lavoratori”. In conclusione l’U.L.I.F, in nome e per conto dei loro associati, chiede un atteggiamento più attento e responsabile da parte del Consiglio e della Giunta regionale, ricordando ai loro membri che se si dovessero verificare le conseguenze di tipo risarcitorio e di responsabilità erariale, già preventivate da parte dei legali di Sorgenia (13 milioni di euro), non esiteremo a rivolgerci alle autorità giudiziarie competenti per farle ricadere in capo ai soggetti coinvolti nell’adozione della norma Laghi.

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