“L’unica vera prigione è la paura” - Aung San Suu Kyi
HomePrimo PianoL'ombra del clan dei barcellonesi negli appalti pubblici: nel mirino anche la...

L’ombra del clan dei barcellonesi negli appalti pubblici: nel mirino anche la Città Metropolitana di Reggio Calabria. Eseguite 12 misure cautelari

Un’inchiesta dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Messina ha coinvolto anche la Città Metropolitana di Reggio Calabria nell’ambito di un’indagine su una presunta organizzazione criminale accusata di aver condizionato la gestione della fase esecutiva di diversi appalti pubblici.

I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti di 12 persone: sei sono state sottoposte agli arresti domiciliari, mentre per altre sei è stato disposto il divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione.

Tra gli enti pubblici interessati dalle contestazioni figurano il Consorzio Autostrade Siciliane, l’Ufficio regionale del Genio Civile di Trapani, il Comune di Brolo e la Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Secondo l’ipotesi investigativa, gli indagati avrebbero operato attraverso una struttura organizzativa “ombra” che avrebbe gestito materialmente lavori e forniture affidati formalmente ad altre imprese. Le aziende aggiudicatarie degli appalti avrebbero, secondo gli inquirenti, affidato in modo illecito l’esecuzione delle opere, il reperimento della manodopera e dei mezzi necessari.

La presunta organizzazione sarebbe stata coordinata, secondo quanto emerso dalle indagini, da una persona già condannata in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e ritenuta vicina al clan dei barcellonesi.

Tra le contestazioni mosse figurano, a vario titolo, l’associazione a delinquere, il subappalto illecito, la frode nelle pubbliche forniture, l’intestazione fittizia di imprese e il riciclaggio. Gli investigatori ipotizzano inoltre che, attraverso il noleggio di mezzi, attrezzature e l’utilizzo di false fatturazioni, il gruppo avrebbe drenato risorse economiche destinate agli appalti pubblici.

L’inchiesta nasce dalla denuncia presentata nel novembre 2021 dal legale rappresentante di un consorzio di imprese presso una Stazione dei Carabinieri della provincia di Messina. L’uomo aveva segnalato la presenza, all’interno di un cantiere pubblico per interventi di risanamento costiero e contrasto all’erosione, di un imprenditore messinese di 61 anni ritenuto vicino alla criminalità organizzata barcellonese e già condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

Secondo quanto riferito nella denuncia, l’imprenditore sarebbe stato notato all’interno dell’area di lavoro con abbigliamento da cantiere mentre interloquiva con l’amministratore di fatto di un’impresa impegnata nei lavori. La segnalazione ha fatto scattare gli approfondimenti investigativi, finalizzati a verificare il possibile condizionamento della criminalità organizzata nella gestione degli appalti pubblici.

L’attività investigativa, condotta attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a controlli economico-finanziari e fiscali, avrebbe consentito di ricostruire l’esistenza di una struttura organizzativa “ombra” che, secondo gli inquirenti, operava attraverso una rete di imprese formalmente affidatarie dei lavori ma di fatto sottoposte alla gestione del gruppo.

Tra gli interventi pubblici finiti sotto la lente degli investigatori figurano diversi lavori in Sicilia e Calabria, tra cui la sistemazione idraulica del canale di raccolta delle acque meteoriche del torrente “Pozzo” a Brolo (Messina), la manutenzione degli impianti elettrici, di illuminazione e delle cabine elettriche lungo le autostrade A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo, la manutenzione di alcuni cavalcavia sulla A18, gli interventi di pulizia e miglioramento idraulico di un tratto del fiume Belice nel Trapanese e i lavori per la riduzione dei consumi energetici del Centro Direzionale di Reggio Calabria.

Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe aggirato gli obblighi previsti dalle procedure di affidamento pubblico attraverso l’utilizzo di noli di comodo e subappalti non autorizzati dalle stazioni appaltanti, assumendo di fatto il controllo operativo di una serie di commesse pubbliche.

L’indagine si trova nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel corso dell’eventuale procedimento giudiziario.

Articoli Correlati