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“Uomo politico, professionista, faccendiere di riferimento della ‘ndrangheta”: di nuovo in carcere Giancarlo Pittelli

Pittelli Giancarlo 19 ottdi Claudio Cordova – “Allora Rocco, io devo tirare prima di tutto i vostri interessi. Prima ci siete voi, poi vengono tutti gli altri. Cerca di capirmi”. Così l’avvocato ed ex parlamentare si rivolgeva a Rocco Delfino, considerato avamposto dei capiclan Giuseppe Piromalli, detto “Facciazza”, e Antonio Piromalli. Entrambi detenuti in regime di 41 bis.

Nell’inchiesta “Mala pigna”, curata dalla Dda di Reggio Calabria ed eseguita dai Carabinieri Forestali, Pittelli avrebbe avuto un ruolo “a tutto tondo” al servizio del potente casato di Gioia Tauro. L’ex senatore di Forza Italia avrebbe veicolato informazioni dall’interno all’esterno del carcere tra i capi della cosca Piromalli detenuti al 41 bis. A Delfino, Pittelli legge anche una lettera proveniente da Antonio Piromalli in cui si parla delle questioni di criminalità e della necessità che si facesse carico di alcune spese per il clan. E Pittelli si sarebbe adoperato per celare la tracciabilità di queste somme. 30mila euro l’importo.

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Pittelli era tornato da poco a casa, in regime di arresti domiciliari. Dopo aver patito una lunga detenzione in seguito all’arresto nell’inchiesta “Rinascita-Scott”, curata dalla Dda di Catanzaro. Nel maxiprocesso alla ‘ndrangheta, Pittelli è considerato assai vicino alla potente cosca Mancuso di Limbadi, considerato elemento di congiunzione tra l’ala militare dei clan e la massoneria deviata.

Un ruolo sovrapponibile emerge nell’inchiesta coordinata dal procuratore capo, Giovanni Bombardieri, dall’aggiunto Gaetano Paci, e dai sostituti Gianluca Gelso, Paola D’Ambrosio e Giorgio Panucci. Che apre scenari inquietanti sull’inquinamento del territorio messo in atto dalla ‘ndrangheta.

Pittelli sarebbe stato al servizio della potente cosca Piromalli di Gioia Tauro, veicolando messaggi dal carcere verso Rocco Delfino, considerato uomo di spicco della cosca e referente di Pino Piromalli, detto “Facciazza”, e del figlio Antonio Piromalli.

Il capo d’imputazione a suo carico tratteggia Giancarlo Pittelli come un soggetto totalmente a disposizione della cosca Piromalli. Sarebbe stato proprio il boss Luigi Mancuso ad “assegnare” a Pittelli il compito di assistere Delfino. E quindi i Piromalli. Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, quindi, Pittelli avrebbe recapitato a Delfino, da parte di Antonio Piromalli, una missiva “finalizzata a far risultare un pagamento tracciato e quietanzato per il consulente tecnico che avrebbe dovuto redigere la consulenza per conto di Giuseppe Piromalli detto ‘Facciazza’, indagato quale mandante insieme con altri capi cosca di ‘ndrangheta e di Cosa nostra siciliana, del giudice Antonino Scopelliti facendosi portavoce delle esigenze delle cosche, pianificando un sistema al fine di eludere la tracciabilita’ del denaro necessario alle strategie difensive proveniente da profitti criminali ed al cui pagamento avrebbe dovuto provvedere Rocco Delfino per un importo di circa 30.000 euro”.

“Uomo politico, professionista, faccendiere di riferimento, avendo instaurato con la ‘ndrangheta un uno stabile rapporto sinallagmatico” è scritto nelle carte d’indagine. Pittelli si sarebbe attivato in favore di Delfino per la revisione del procedimento di prevenzione nei confronti della società in confisca Delfino s.r.l., pendente dinanzi al Tribunale di Catanzaro Sezione Misure di Prevenzione, con l’intento di “influire” sulle determinazioni del Presidente del Collegio al fine di ottenere la revoca del sequestro di prevenzione. La vicenda è messa nero su bianco dal giudice Marco Petrini. Questi, dopo l’arresto per corruzione in atti giudiziari, ha iniziato a raccontare il sistema di compravendita di sentenze e provvedimenti giudiziari in cui avrebbe avuto un ruolo fondamentale. Sistema in cui avrebbe sguazzato anche Pittelli.

Ma dalle intercettazioni emerge anche la volontà di Delfino di raggiungere l’ex ministro degli Esteri, Franco Frattini. Delfino avrebbe interpellato Pittelli per un procedimento amministrativo davanti al Consiglio di Stato. Frattini, comunque, è totalmente estraneo alla vicenda. “Nell’occasione – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip – Delfino chiedeva a Pittelli se ci fosse una qualche possibilità di influire sulle determinazioni del giudice Frattini, al fine di assicurarsi il buon esito di un ricorso. Pittelli – scrivono sempre i magistrati – dopo aver rivolto nei suoi confronti frasi dal contenuto offensivo, rispondeva negativamente in quanto il dottore Frattini, inconsapevole della vicenda di cui parlavano gli interlocutori, non si sarebbe prestato a favore del Delfino”.

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