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Il ghigno beffardo della sanità calabrese: la “chiara” manovra dell’Asp di Cosenza sui soldi in contanti ai medici cubani

di Roberta Mazzuca –  “Ho scritto al ‘Tavolo Adduce’ denunciando questa situazione, perché rappresenta un problema oltre che sul piano finanziario e legale, anche su quello dell’etica politica”. Ad affermarlo il consigliere comunale Giuseppe Ciacco che, interrogato dai microfoni del Dispaccio in seguito alla sua recente segnalazione su presunti pagamenti in contanti da parte dell’Asp di Cosenza ai medici cubani, avanza dubbi e mette in luce preoccupanti retroscena sulla sanità cosentina e calabrese.
“Alcuni ci ridono su” – afferma in un tono a metà tra la rassegnazione e la rabbia. “Ma la situazione è ormai gravissima, siamo arrivati alla bancarotta del sistema sanitario calabrese”.
La vicenda potrebbe essere oggetto di una delle migliori sceneggiature di commedia all’italiana, e invece è la triste realtà della sanità cosentina. Una sanità fatta di manovre sconcertanti, al limite della legalità e della trasparenza, come quella, appunto, di disporre il pagamento di 21.500 euro in contenti a 43 medici cubani. Si legge, difatti, nella determina n.328 del 7 agosto 2023 a firma del direttore generale dell’Asp di Cosenza Antonio Graziano, “che, stante l’urgenza di provvedere, al Dirigente dell’UO Economato ed Economo coordinatore è stata esposta l’esigenza di garantire a ciascun medico la somministrazione di 500 euro, di cui 106 per il pagamento della tassa di soggiorno, e la restante quota di 396 a titolo di anticipazione sulla prima retribuzione”.
A chi non vive a queste latitudini, determine come quelle appena citata potrebbero apparire divertenti, a tratti esiliranti. Risultano invece ai limiti del ridicolo a chi, costretto continuamente al faticoso e dispendioso fenomeno dell'”emigrazione sanitaria”, si ritrova a leggere di una più che mai ambigua gestione del denaro pubblico. Così come nel best seller poi diventato film  “It” dello scrittore statunitense Stephen King, in cui l’emblema del sorriso e dello scherno, la figura del pagliaccio, diventa inevece essenza più inquietante del sentimento del macabro, allo stesso modo il direttore Graziano, che della sanità cosentina dovrebbe essere portavoce di chiarezza, trasparenza e legalità, sorride con un macabro ghigno beffardo mente elargisce denaro pubblico in contanti a ben 43 medici non identificati. “Nella determina – afferma difatti il consigliere Ciacco – “non sono neanche specificati i nomi di questi 43 medici. Dunque, a chi li stiamo dando questi soldi?”.
E le perplessità, leggendo la citata determina, sono ben più gravi: al di là della palese mancanza di tracciabilità e trasparenza che la somministrazione di denaro contante a dipendenti pubblici comporta, i conti non tornano, banalmente, neanche in campo matematico. Si parla, difatti, di 106 euro di tassa di soggiorno più 396 di anticipata retribuzione che, sommati, fanno 502 euro. Ma, si dice nella determina, “a ogni singolo medico ne andranno 500”. E, dunque, ci si chiede, i 2 euro in avanzo che, moltiplicati per tutti i medici, fanno 86 euro, nelle tasche di chi andrebbero a finire?
“I nostri ospedali sono il fanalino di coda del sistema nazionale e l’Annunziata è l’ultimo in graduatoria” – afferma ancora il consigliere Ciacco. “In più, c’è una grande umiliazione e mortificazione della classe medica calabrese. La mia non è una crociata contro i medici cubani, che saranno sicuramente molto preparati, ma la classe medica calabrese non è seconda a nessuno. Noi abbiamo la possibilità di fare lavorare i nostri medici: per esempio gli imboscati, che potrebbero essere richiamati all’ordine (la vicenda dei medici imboscati). Si è deciso invece di chiamare 500 cubani, che 500 non sono perche ancora non sono arrivati tutti, con le conseguenti e assurde problematiche: chi li ha selezionati? Quando effettivamente saranno operativi? Ora si aggiunge anche il pagamento in contanti, ne esce fuori una al giorno”.
Ancora tutto da chiarire sarebbe anche il carattere d’urgenza per niente chiaro di una tale manovra, così come anche viene da chiedersi il perché si corrisponda una somma di denaro finalizzata al pagamento della tassa di soggiorno ai singoli medici. Il consigliere Ciacco, proprio in merito all’argomento, aggiunge un importante tassello che solleva maggiori dubbi: “Innanzitutto, non so perché la tassa di soggiorno sia di 106 euro, in che modo è stata determinata questa somma. Secondariamente, non so perché questi soldi non siano stati forniti direttamente alle strutture ricettive. E ti dico di più, c’è stata una manifestazione di interesse pubblicata sul sito per reperire strutture ricettive capaci di contrarre con l’amministrazione per l’ospitalità dei medici cubani. E quindi i contratti li stipula direttamente l’Asp? E se li stipula l’Asp perché vengono versati i soldi della tassa di soggiorno direttamente ai singoli medici cubani?”.
Una gestione, dunque, del denaro e della sanità pubblici, che, dice ancora il consigliere, “si manifesta come delirio di onnipotenza e, prima o poi, si trasformerà in un vero e proprio boomerang. Spero, un giorno, di avere risposte e di essere sentito, e che si smetta di fare della sanità calabrese carne da macello”.
Non è un caso se già il Tavolo Adduce aveva sollevato perplessità in merito all’accordo contratto dalla Regione Calabria con la società ‘Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos S.A.’, dichiarando che “non risultano specificati i profili professionali riferiti ai servizi sanitari cui l’iniziativa intende fare riferimento. Circa i costi dell’iniziativa, si rileva una possibile incoerenza tra il punto 4.1/4.2, secondo i quali il valore dell’accordo sarà determinato dalla somma complessiva degli importi mensili di 4.700 euro, per i servizi forniti da ciascun professionista medico, e quanto specificato nel punto 4.10 laddove si prevede l’ipotesi del ricorso a prestazioni di servizi di lavoro superiori a quanto concordato senza tuttavia indicare neppure un limite a tali prestazioni”.
“L’assenza dei predetti elementi” – concludeva la relazione del Tavolo Adduce – “non consente la quantificazione complessiva dei citati costi e, conseguentemente, non permette una valutazione in ordine agli eventuali aspetti previdenziali”.
Be’, sul tema, la risposta arriva da Cosenza, ed è ancora una volta farcita di elementi che ben si conoscono: il macabro ghigno di chi sa bene che, a camminare in bilico sul filo di mancata legalità e trasparenza, a queste latitudini il rischio di cadere è pressoché nullo. Perché a fare domande sono in pochi, e a ricevere risposte ancor meno. “Qualcuno si è fatto sentire per dare spiegazioni in merito dopo la sua denuncia?” – chiediamo infine al consigliere Ciacco che, con un sorriso meno macabro e molto più rassegnato, risponde: “Assolutamente nessuno”.
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