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Tucson, abbiamo un problema

di Paolo Ficara – Un anno senza Reggina. Così lo stiamo vivendo, noi. Così lo stanno vivendo quei tifosi in attesa spasmodica della sentenza da parte della Corte d’Appello. Con annessa curiosità circa i destini del marchio. Non possono non far sorridere, invece, i salotti in cui si discetta circa l’opportunità di prendere un attaccante piuttosto che un centrocampista. O di cambiare l’allenatore, in vista della prossima stagione.

Continuano a non capire che bisogna “prendere” una società.

Eppure c’è una cartolina tornasole. Si tratta della metà di quegli oltre tremila abbonati dello scorso settembre, che oggi non stanno più frequentando lo stadio. Loro lo hanno già capito all’inizio del girone di ritorno, che serve una società. Una società molto diversa, rispetto a quella dalla quale – forse – si sentono delusi. Una società, quella attuale, che dall’inizio si è dichiarata pronta – in forma scritta e verbale – a vincere il campionato di Serie D. Poi si sono dichiarati pronti per il ripescaggio, pronti per il marchio, pronti per la denominazione. Ignorando la realtà di una piazza che li vorrebbe pronti soltanto ad andarsene.

Se il tizio con la Tucson percepisce una realtà parallela, tanto diversa quanto inesistente, il “merito” è di chi gliel’ha rappresentata. Ossia la solita dozzina di prostituti intellettuali, tra operatori dell’informazione e tifosi “interessati”. Ieri hanno tutelato fino in fondo le gesta della triade Saladini-Cardona-Taibi. Domani saranno pronti a spalleggiare il prossimo che gli garantirà interviste ai tesserati; fake news spifferate pro domo propria; donazione di biglietti; ed altre anticipazioni di varia natura.

Ad affermare che il re è nudo, forse tra lo stupore dei più, è stato il primo cittadino Giuseppe Falcomatà. “Non vogliamo vivacchiare, spazio ad investitori seri”. Sette parole. Game, set, match. Un intervento efficace, elegante, magistrale. Non riconoscerlo sarebbe da prevenuti. Nemmeno li ha nominati. Né ai dirigenti attuali, né la loro creatura. Magari è un pensiero che il sindaco coltivava fin dal suo ritorno a Palazzo San Giorgio. Scegliendo i modi, i toni e soprattutto i tempi giusti per esprimerlo.

Da parte nostra, a titolo personale oltre che giornalistico, non vorremmo cacciare nessuno. Anzi. Nella pienissima convinzione che l’asta per il marchio della Reggina non andrà deserta, e che non ci sarà bisogno dell’Antonio Girella della situazione. Avremmo piacere eccome che la Fake Amaranto – tanto ognuno la chiama come preferisce – proseguisse il proprio percorso. Possibilmente insieme a tutta quella bella gente che ha tenuto o ripreso in organigramma e negli uffici. Dato che percepiamo già il sibilo di chi si getta dal carro, temendo di dover lavorare l’anno prossimo pure tra Capodanno ed Epifania.

L’interesse della città è però più ampio. Il Sant’Agata lo concederà la Città Metropolitana, ossia Falcomatà. Lo stadio “Granillo” è del Comune, ossia di Falcomatà. Non sappiamo se il sindaco abbia già individuato materialmente i nuovi investitori, ma riteniamo che i discorsi esistano eccome. In ogni caso, è fin troppo evidente – dopo tale uscita pubblica – che Giuseppe Falcomatà non intenda far vivacchiare il calcio a Reggio con il tizio della Tucson.

Quindi, se centro sportivo e stadio sono destinati a chi evidentemente prenderà il marchio Reggina con i fatti e non a chiacchiere, il tizio con la Tucson si rende conto che il sindaco Falcomatà gli ha gentilmente indicato la strada? Sin dalla conferenza settembrina di presentazione, non abbiamo mai contato due dichiarazioni di fila che non abbiano rappresentato un’offesa all’intelligenza della tifoseria. Ogni giorno di permanenza in più, rappresenta un affronto al titolare di quelle istituzioni da cui avete ricevuto le chiavi.

C’è un titolo sportivo di una città che susciterebbe ilarità a livello nazionale, se si presentasse ai nastri di partenza della prossima stagione con due squadre. Il tizio con la Tucson ha la grande possibilità di azzeccare la seconda mossa, da quando è a Reggio. La prima è stata quella di non aver tenuto in dirigenza il signor Taibi, nonostante pressioni che possiamo facilmente immaginare. Gli va riconosciuto.

Ora ha l’opportunità di recarsi a Palazzo San Giorgio e, senza nemmeno sapere l’identità di chi vorrà creare la Reggina, appoggiare sull’uscio un fardello rappresentato da una moltitudine di tesserati sotto contratto fino al 2025. La metà dei quali – e siamo generosi – affatto utile per vincere il campionato. In caso contrario, si metterà allo stesso livello di Saladini, che nel 2023 ha tenuto in ostaggio una città fino a tutto agosto con gli inutili ricorsi.

Ci scusiamo con la Hyundai per la citazione impropria.

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